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Documentazione ed Archivio

Letture consigliate

 

 

“Ha un futuro il volontariato?”

di Giovanni Nervo

«Tempo fa sono stato invitato a una tavola rotonda sul volontariato nell'ambito di una grande manifestazione a carattere nazionale: Mi avevano chiesto di trattare questo tema: “Il volontariato no profit”. Io sono balzato sulla sedia e ho chiesto: “Ma c'è anche un volontariato profit?”». Questa domanda-provocazione è il filo conduttore del libro “Ha un futuro il volontariato?” (edizioni EDB, pp. 138, euro 12), scritto da Giovanni Nervo, sacerdote della diocesi di Padova, presidente per oltre 30anni della Fondazione “E. Zancan”, responsabile della Caritas italiana dal 1971 al 1986 e dei rapporti Chiesa-Istituzioni alla Conferenza episcopale italiana dal 1986 al 1991.
«Il fenomeno sociale del volontariato – come si legge nella presentazione del volume - è complesso e in continua trasformazione. Occorre perciò considerarlo e valutarlo in modo realistico, aderente alla stiria e allo stesso tempo aperto al futuro. Occorre tenere presente la sua complessità e vederne sia gli aspetti problematici, sia le potenzialità, per comprendere quale ruolo può esercitare il volontariato e quale futuro può avere. La sfida che si presenta al volontariato oggi è una: aiutare il no profit a conservare l'anima di solidarietà, di servizio, di scelta degli ultimi, di giustizia sociale da cui è nato. Il volontariato potrà vincere questa sfida e avere un futuro soltanto se saprà mantenere e difendere la sua identità, che è la gratuità».

Ecco allora la chiave di lettura per comprendere nella sua essenza il problema. L'identità specifica del volontariato è, quindi, la gratuità. L'evoluzione del volontariato verso la cooperazione sociale, l'impresa sociale, l'economia sociale, ha certamente aspetti positivi, avendo creato decine di posti di lavoro e dato vita a una fitta rete di servizi sociali. Tutto questo mondo, che oggi si preferisce chiamare “terzo settore”, corre però il rischio di perdere per strada i valori di solidarietà e condivisione con cui era partito.

«La sfida che si presenta ora al volontariato – questo in estrema sintesi il tema del libro – è quella di aiutare il non profit a conservare l'anima di servizio, scelta degli ultimi, giustizia sociale da cui è nato. Le riflessioni proposte dal volume si offrono in particolare ai volontari e a chi ha il compito e la responsabilità di guidarli e orientarli». Del resto tra gli argomenti trattati alcuni sono di grande attualità: “C'è spazio per il dono anche nel non profit?”; “Il volontariato, consapevole del suo ruolo politico, è disposto ad assumerlo?”; “Il volontariato può essere stimolo ai partiti per rinnovarli?”; “Volontariato e funzione di advocacy. È disponibile e preparato il volontariato per una funzione di advocacy?”; “Il volontariato come stile di vita”.

 

"L'altro siamo noi"

di Enzo Bianchi

"Sempre di più la questione dell'immigrazione in Italia sembra diventata un'emergenza, ingigantita continuamente da drammatici fatti di cronaca. Sempre di più si stronca ogni richiamo verso la solidarietà e l'ascolto dell'altro con un malcelato scherno, additandolo come "buonismo" pericoloso, denigrando le "anime belle" che credono nella forza del dialogo e della pace. Niente di più sbagliato, secondo padre Enzo Bianchi: bisogna invece riconoscere che "essere straniero" è parte fondamentale dell'esperienza umana, al di là e al di sopra delle contingenze politiche e storiche, e che quando rifiutiamo di accogliere l'altro, stiamo rifiutando di guardare in noi stessi.
Come sempre capace di parlare a laici e credenti insieme, Bianchi propone un lavoro di apertura e ascolto nei confronti del diverso da sé, un lavoro faticoso ma prezioso che ciascuno può compiere nella propria interiorità, ma che dovrebbe essere intrapreso anche dalla società nel suo complesso, per evitare che il confronto tra persone divenga un muro contro muro tra identità violente”.

Poche parole, ma significative , presentano il libro di Enzo Bianchi “L'altro siamo noi”, edito da Einaudi (pp. 82; 10 euro), in cui il fondatore e priore della Comunità monastica di Bose - autore di numerosi testi di spiritualità cristiana e sulla tradizione di dialogo della Chiesa nel mondo contemporaneo – mette in evidenza l'importanza “strategica” di promuovere il dialogo tra le persone, soprattutto in relazione al problema dell'immigrazione e dell'accoglienza nelle nostre comunità. Un dialogo – evidenzia Bianchi - «che consente di passare non solo attraverso l'espressione di identità e differenze, ma anche attraverso una condivisione dei valori dell'altro, non per farli propri, bensì per comprenderli.

Dialogare non è annullare le differenze e accettare le convergenze, ma è far vivere le differenze allo stesso titolo delle convergenze: il dialogo non ha come fine il consenso ma un reciproco progresso, un avanzare insieme». “L'altro siamo noi” è quindi una riflessione sul rapporto tra noi e gli altri, una proposta di incontro, l'inizio di un cammino, da compiere nella propria interiorità e da estendere alla società nel suo complesso, per sottrarsi a facili generalizzazioni e iniziare ad abbattere il muro della paura. Il priore della Comunità di Bose sceglie di confrontarsi e “provocare” sull'emergenza italiana per eccellenza, quella dell'immigrazione, cercando di abbandonare l'abitudine di osservare il mondo solo attraverso il prisma della propria cultura. «L'ascolto è un sì radicale all'esistenza dell'altro come tale - sottolinea Enzo Bianchi - Nell'ascolto le rispettive differenze si contaminano, perdono la loro assolutezza, e quelli che sono i limiti dell'incontro possono diventare risorse per l'incontro stesso. Ascoltare uno straniero non equivale dunque a informarsi su di lui, ma significa aprirsi al racconto che egli fa di sé per giungere a comprendere nuovamente se stessi: così lo straniero non abita tra di noi ma abita con noi. Lo straniero, infatti, cessa di essere estraneo quando noi lo ascoltiamo nella sua irriducibile diversità, ma anche nell'umanità comune a entrambi».

 

Rigenerare capacità
e risorse

 

 

È un libro estremamente istruttivo il Rapporto 2013 sulla lotta alla povertà in Italia dal titolo: “Rigenerare capacità e risorse” a cura della Fondazione Emanuela Zancan (Padova) ed edito da “il Mulino” (pagg. 223, 21 euro).
Il volume è suddiviso in tre parti. La prima affronta la “sfida inedita” della povertà nella crisi, toccando le cause (per esempio una spesa non governata) e temi che potrebbero essere risolutivi (l'inclusione sociale attiva e una spesa pubblica con “capacità generative”. La seconda parte, invece, traccia il profilo della povertà infantile in costante aumento e che è caratterizzata non soltanto da necessità materiali, ma soprattutto di prospettive future di benessere, di crescita, di educazione, di sostegno familiare e comunitario.

Non può mancare nell'economia del Rapporto - ed è l'argomento della terza parte - anche una riflessione su “come” rigenerare capacità e risorse oltre la crisi attuale (che tocca il nostro Paese ma anche l'intera comunità internazionale). A questo proposito è interessante leggere la riflessione sui doveri e sui diritti.

 

«Ripartire dai doveri - si legge nel Rapporto - significa ripartire dalla fonte della socialità fatta di persone in relazione. Gli individui che chiedono senza dare non promuovono doveri e non alimentano diritti. Si limitano a rivendicarli. È un modo irragionevole di praticare la cittadinanza senza socialità. Il mancato investimento sui doveri ha via via ridotto la possibilità di diritti da socializzare e ai più deboli viene tolta la speranza. I poveri lo sanno perché lo sperimentano quotidianamente mentre ricevono prestazioni che non rispondono ai loro bisogni più profondi».

 

Il Rapporto 2013 merita di essere letto e meditato poiché esce - come si legge nella presentazione - in una fasa della vita italiana nella quale la crisi economica rivela indici di depressione mai raggiunti nel corso degli ultimi 20 anni. Tra il 2011 e il 2012 sono cresciuti di circa un milione e mezzo sia i poveri di “povertà relativa” sia i poveri di “povertà assoluta”; la disoccupazione ha raggiunto la cifra record di oltre 3 milioni, colpendo tutto l'arco dell'età lavorativa e in particolare il mondo giovanile, con gravi riflessi economici, psicologici e sociali...».

 

Quando il pane non basta

 

di Alessia Guerrieri

Un italiano su cinque si «arrangia» come può, risparmiando sul cibo, sul riscaldamento, sulle cure mediche, o è costretto a ricorrere alle strutture assistenziali per avere un pasto caldo, un pacco alimentare o un tetto sotto cui passare la notte. È il dato sconcertante che rivelano i freddi numeri delle statistiche. Le mense della carità sono un osservatorio privilegiato sui poveri della porta accanto. Ed è proprio dentro questo mondo che ci conduce – con un viaggio ricco di luoghi, incontri, voci, storie raccolte sul campo – il reportage di Alessia Guerrieri, un affresco coinvolgente in cui vediamo fianco a fianco volontari ricchi di umanità e competenza e vecchi e nuovi poveri, che cercano non solo un pasto, ma anche e soprattutto il modo di ritrovare simpatia, rispetto e risorse per affrontare la propria condizione di fragilità.

 

È con questa presentazione che viene offerto ai lettori il libro “Quando il pane non basta - Viaggio nelle mense della carità” (edizioni Ancora, euro 15; disponibile anche in ebook) scritto dalla giornalista Alessia Guerrieri.

Scrive Andrea Riccardi, storico e fondatore della Comunità di Sant'Egidio: «Questo libro dà voce a milioni di persone e di famiglie che si sentono dimenticate, ma anche a migliaia di volontari che camminano al loro fianco».

E, dal canto suo, Marco Tarquinio, direttore del quotidiano “Avvenire” sottolinea: «Sono storie di equilibristi sul filo della vita incontrati nei luoghi che offrono cibo, compagnia, conforto».

 

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