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Area Promozione Caritas e Formazione

Formazione Volontari

 

 

11 marzo 2017 Chiavenna
Giornata formativa degli operatori volontari dei Centri di Ascolto della Caritas diocesana

"Il tempo e lo spazio dell'ascolto"

 


 

Sabato 11 marzo scorso si è svolta a Chiavenna, presso il Cineteatro Victoria e l’oratorio San Luigi, la Giornata formativa per gli operatori dei Centri di Ascolto della Caritas diocesana. L’incontro dal titolo “Il tempo e lo spazio dell’ascolto” - che ha visto la presenza di oltre 100 volontari, dei coordinatori e di numerosi operatori - è stato un importante momento di condivisione e ha permesso di fare il punto sull’importante lavoro svolto finora nei CdA Caritas, ai quali quotidianamente si rivolgono tantissime persone in difficoltà.

La giornata di lavori è iniziata al mattino con il saluto di don Augusto Bormolini, vice-direttore della Caritas diocesana, che ha sottolineato l’importanza dell’incontro come momento di verifica del percorso fatto dai CdA della Diocesi e per rafforzare la dimensione caritativa nelle comunità parrocchiali nei confronti dei più poveri.

La ricca giornata si è conclusa con la sintesi dei lavori dei gruppi di volontari e con il ringraziamento del direttore della Caritas diocesana, Roberto Bernasconi, giunto a Chiavenna nel pomeriggio a causa di un altro impegno “istituzionale” mattutino. Nel suo saluto finale, Roberto Bernasconi ha ricordato soprattutto i valori della corresponsabilità e della gratuità nell’agire degli operatori dei CdA: due dimensioni non sempre facili da vivere, ma che sono indispensabili per donarsi fino in fondo all’“altro”.


 

L’intervento di don Andrea Caelli

Il successivo intervento - preceduto da un momento di preghiera - è stato una riflessione di carattere spirituale di don Andrea Caelli, parroco dell’Unità Pastorale di Chiavenna e Prata e responsabile del Centro di Ascolto di Chiavenna. Don Andrea, commentando il passo del Vangelo di Luca (10, 38-42) sull’accoglienza di Gesù in casa di Marta e Maria, ha messo in evidenza l’importanza dell’ascolto della Parola di Dio, un atteggiamento spirituale che rende tutti responsabili, cioè capaci di dare una risposta a chi ci interpella, a chi chiede il nostro aiuto. Soltanto la Parola permette alle comunità - e anche a coloro che sono impegnati ogni giorno nei Centri di Ascolto - di fare chiarezza, di semplificare le prassi sempre più complesse che sono di ostacolo all’ascolto. «Saper ascoltare - ha detto don Caelli - è un atteggiamento faticoso ma anche “virtuoso”, perché genera azione, fa rinascere l’altro». 

 

L’intervento di Stefano Sosio

La relazione successiva è stata di Stefano Sosio, operatore di Caritas e della Cooperativa Symploké, che ha permesso ai presenti di riflettere in profondità sul “tempo e sullo spazio dell’ascolto”. «L’ascolto - ha sottolineato Sosio - si sviluppa in un tempo e in uno spazio fatti principalmente di cuore, in prossimità e per la prossimità… Chi è operatore dell’ascolto non è “bravo ad ascoltare”, ma “è bravo a fare spazio per l’altro e a dedicargli tempo”…». Stefano Sosio ha infine ricordato alcuni passaggi dell’“Evangelii Gaudium”. In particolare ha ricordato il punto 171: “Più che mai abbiamo bisogno di uomini e donne che, a partire dalla loro esperienza di accompagnamento, conoscano il modo di procedere, dove spiccano la prudenza, la capacità di comprensione, l’arte di aspettare, la docilità allo Spirito […] Abbiamo bisogno di esercitarci nell’arte di ascoltare, che è più che sentire. La prima cosa, nella comunicazione con l’altro, è la capacità del cuore che rende possibile la prossimità, senza la quale non esiste un vero incontro spirituale”.

La giornata è proseguita con i lavori di gruppo: un momento di confronto che ha coinvolto i volontari presenti all’incontro. Il materiale raccolto e verbalizzato sarà inviato a fine marzo a incaricati Caritas e sarà oggetto di riflessione utile per il futuro lavoro delle persone impegnate nei Centri di Ascolto.

 

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L’intervento di Luigi Nalesso

Dopo il pranzo, nel pomeriggio l’operatore e responsabile della formazione della Caritas diocesana, Luigi Nalesso, ha coinvolto i presenti sul tema “Le buone prassi dell’ascolto dei CdA diocesani: a che punto siamo? - La profezia del linguaggio e dei gesti”.

Nalesso ha fatto una “fotografia” dei Centri di Ascolto fatta insieme ai coordinatori. Una “fotografia” che ha messo in evidenza tanti risultati positivi del lavoro fatto finora, ma anche alcune criticità da risolvere.

«Il tema delle buone prassi - ha affermato nel suo ricco e articolato intervento - se ricondotto solamente alla sfera delle regole (non dovete), rischia di ridurre il nostro operare come Caritas ad uno sterile adempimento di precetti e norme che, se non viviamo, generano frustrazione. Se è visto come opportunità (tu potrai), ci ricorda che siamo poveri e che per incontrare altri poveri cerchiamo di far trasparire la bellezza di annuncio di salvezza che non si improvvisa, ma di cui siamo strumento (sale e luce), che parte da ciò che siamo nel profondo, che si struttura perché la nostra partecipazione alla storia sia orientata verso un bene più grande». L’operatore Caritas, dopo aver elencato le “buone prassi” dell’ascolto maturate in questi anni nei CdA - «… un percorso di lavoro in cui la fiducia, l’attenzione e la comunicazione sono al centro dell’agire…» - ha messo in evidenza il modello di riferimento, fatto di gesti e di linguaggio capaci di profezia.
«Alla Caritas - ha affermato a questo proposito Nalesso - è chiesto di essere annuncio profetico del Vangelo nella concretezza del servizio agli ultimi e ai poveri. È ancora così oggi per noi? Le prassi che abbiamo individuato, (gesti e linguaggio), sono capaci di profezia oggi? Per la Caritas è ancora valido il mandato di annunciare il Vangelo attraverso i suoi servizi segno: qui sta la differenza di un Centro di Ascolto e un Servizio Sociale...». Nella parte conclusiva del suo intervento, l’operatore Caritas ha posto l’accento sull’importanza della formazione degli operatori dei CdA.
«La proposta formativa Caritas - ha sottolineato - è pensata per offrire un salto di qualità: non accontentarsi di abilitare soggetti allo svolgimento di un compito (per quanto nobile e importante), ma educare e accompagnare a stare dentro una ordinaria testimonianza, essendo convinti che animazione ed educazione passano dalla testimonianza quotidiana. Siamo spesso orientati a considerare operatività della Caritas tutto ciò che va sotto la sfera dell’assistenza e dell’azione diretta di aiuto ai poveri. Tutto il resto viene riletto nella sfera del tempo “inoperoso”-“inattivo” che non porta frutto e non dà risultati immediati: in questo tempo viene relegata la stessa formazione. All’operatività della Caritas appartengono a titolo pieno le azioni rivolte direttamente ai poveri, come anche le attività di conoscenza/sensibilizzazione, quelle formative e quelle di animazione, tutte con una attenzione “pedagogica” verso la comunità cristiana! (se si perde questa prospettiva unitaria, si cade allora nell’attivismo infruttuoso!)…».

 

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