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Area Promozione Umana

Immigrazione

 

 

 

Il tema immigrazione sempre sotto i riflettori.
Caritas Italiana e Fondazione Migrantes hanno presentato mercoledì 21 giugno scorso a Roma il XXVI Rapporto Immigrazione 2016 dal titolo "Nuove generazioni a confronto".

Riprendendo la scelta di papa Francesco di dedicare il prossimo Sinodo
 dei Vescovi su "I giovani, la fede e il discernimento vocazionale", e in 
continuità con il tema dello scorso anno, la cultura dell’incontro, si è
 voluta dedicare la XXVI edizione del Rapporto Immigrazione di
 Caritas e Migrantes al confronto tra giovani generazioni: gli italiani e 
i giovani di nazionalità non italiana, nati o meno in Italia, che però vivono nelle città italiane, frequentano le scuole del nostro Paese, lavorano, cercano un’occupazione o vivono la disoccupazione al pari dei loro coetanei di cittadinanza italiana.

L’edizione del 2016 ricalca nella sua struttura quella dell’anno precedente con una prima parte dedicata all’analisi dei principali dati statistici - di livello internazionale e nazionale - sui flussi e sulla presenza di immigrati nel Mondo, in Europa e in Italia, concentrandosi sulla disaggregazione del dato a livello nazionale, regionale e provinciale.
L’attenzione per le tematiche principali - dal motivo della presenza, al lavoro, alla famiglia, ai matrimoni, alle nuove nascite, alla scuola e alla università - introduce a una parte specifica in cui il tema conduttore scelto in questa edizione - Giovani e immigrati - viene sviluppato da diversi autori in base alle proprie specificità disciplinari.

A ognuno dei vari temi approfonditi del Rapporto è associato un approfondimento o un box in cui le realtà diocesane delle Caritas e delle Migrantes raccontano il loro operato attraverso progetti da loro realizzati o in corso di realizzazione.
Completano lo studio: l’annuario commentato delle principali notizie del 2016 (e le tendenze rintracciate all’inizio del 2017) specificatamente dedicato al mondo giovanile e l’appendice giuridica in cui si descrive la legislazione italiana con particolare riferimento alle generazioni più giovani e al tema caldo della cittadinanza.

Qui sotto pubblichiamo alcuni interventi svolti durante la presentazione. Inoltre due pagine dedicate all'argomento pubblicate su "il Settimanale della Diocesi di Como" del 29 giugno 2017, con un articolo del direttore della Caritas diocesana, Roberto Bernasconi.

(Fonte: www.caritas.it - Leggi la sintesi del Rapporto)

 

 

 

 

 

 

 

LE TANTE "CRISI" DELLA GRECIA: LA RISPOSTA CARITAS 

 

I primi mesi del 2016 - fino allo scorso 5 aprile - hanno visto l’arrivo in Grecia di circa 151.104 rifugiati/migranti, il 91% dei quali provenienti dai primi 10 paesi “produttori” di rifugiati1, che si sono aggiunti agli 850.000 arrivati nel 2015. Continua inoltre, ad aumentare il numero di donne e bambini, con arrivi che da gennaio hanno interessato il 38% dei bambini, il 21% di donne e 41% di uomini.

A partire dal 10 marzo 2016, data che segna la chiusura definitiva della frontiera con la FYROM , la risposta di emergenza è cambiata drammaticamente. L'UNHCR stima che almeno 50.000 tra rifugiati e migranti sono attualmente bloccati in Grecia, di cui circa 13.250 nel villaggio di Idomeni al confine settentrionale con la Macedonia, 5.775 distribuiti sulle cinque isole, e oltre 5.000 nella zona del porto di Atene, il Pireo. Inseguito all’accordo tra UE e Turchia del 17 marzo 2016, il governo greco ha avviato una politica per porre fine al flusso di profughi dalle isole greche verso la terraferma; pertanto, a partire dal 20 marzo, tutti coloro che arriveranno senza regolare permesso sul territorio greco, verranno trattenuti nei precedenti hot spot, ora trasformati in appositi centri di detenzione, per essere respinti in Turchia.

Se alle tante persone in fuga che approderanno in Grecia dopo il 20 marzo, dovrebbe essere data la possibilità di fare richiesta di asilo in loco, tuttavia non vi è al momento alcuna garanzia che questa procedura venga seguita. Molte organizzazioni umanitarie, tra cui l'UNHCR, hanno abbandonato gli hot spot detentivi come forma di protesta contro l’attuale politica europea sulle migrazioni, sempre più disumana e disumanizzante. 

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GRECIA: PARADOSSO EUROPEO. IMPOVERIMENTO, INDEBITAMENTO, INEQUITÀ. INGIUSTIZIA

 

Nell’immaginario collettivo, il suono della parola “Europa” evocava l’immagine di un funzionale mondo occidentalizzato; una terra dalle mille opportunità in cui ognuno poteva facilmente trovare la sua posizione sociale, caratterizzata dal rispetto dei diritti dei lavoratori, dalla tutela dei bisogni dei più poveri, da sistemi educativi e sanitari di altissima qualità. Un luogo dove le opportunità offerte dal mercato venivano eticamente impiegate per offrire benefici alla società, e non il contrario. Insomma, il Paese del welfare, la Terra Promessa dei diritti umani.

Tuttavia, l’idilliaco modello sociale europeo risulta ormai, da diverso tempo, sotto attacco. Anche prima dell’inizio della trasversale crisi finanziaria che ha travolto molti Paesi europei, le disuguaglianze legate al reddito avevano registrato un’impennata nell’eurozona: disuguaglianze, oggi, rese ancora più aspre dagli effetti di politiche di austerità mal concepite, giustificate all’opinione pubblica come conditio sine qua non perché si possa godere di un’economia stabile e in continua crescita. Un insieme di fattori, questo, che minaccia il modello europeo, lasciandolo in scacco a rigide misure di austerità che, se non gestite, continueranno a danneggiare le conquiste sociali dell’Europa, creando un continente lacerato in nazioni sempre più divise, ben lontano dall’iniziale idea di “Unione Europea”, consolidando la povertà per generazioni a venire.

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TRATTA DI ESSERI UMANI. DISUMANA E GLOBALE

 

«Dichiariamo in nome di tutte e di ciascuna delle nostre fedi che la schiavitù moderna, in termini di traffico di esseri umani, di lavoro forzato, di prostituzione, di sfruttamento di organi, è un crimine contro l’umanità. Le sue vittime sono di ogni estrazione, ma il più delle volte si tratta di persone tra le più povere e vulnerabili dei nostri fratelli e sorelle».

Sono queste le parole di Papa Francesco condivise dai rappresentanti di tutte le più importanti religioni del pianeta per sollevare l’attenzione del mondo verso una delle realtà più odiose, e troppo spesso ignorate, del nostro tempo: la schiavitù e il traffico di esseri umani. Il fatto che una persona sia oggetto di commercio, il più delle volte clandestino, e venga comprata e venduta per il suo “valore di uso” contraddice i più elementari valori di umanità e di dignità.

Trafficanti senza scrupoli si fanno strumento di questo crimine odioso, che trova tal-
volta humus fertile in comunità
povere e frammentate, dove il con-
fine tra connivenza e tolleranza per
questo fenomeno è difficile da individuare, e dove si intrecciano gli interessi di chi vuole lucrare sulla
pelle di esseri umani e di chi crede - o si illude - che le persone vittime 
di questo turpe traffico possano trovare in esso una via di fuga dalla povertà.

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siria: CACCIATI E RIFUGIATI. UN POPOLO IN ESODO SENZA TERRA PROMESSA

TRA MEDIO ORIENTE ED EUROPA

 

La Siria è arrivata al quinto drammatico anno di guerra. Il conflitto, iniziato a marzo 2011, si è ormai incancrenito in un massacro di civili, le principali vittime della lotta interna per la spartizione del potere. Un potere che fa gola ai molti, troppi, attori in gioco, dai ribelli anti-Assad ad Assad stesso e al suo esercito, alle milizie armate jihadiste confuse in una galassia di sigle del terrore su cui svetta l’ISIS, il sedicente Stato Islamico, che controlla una vasta area nel nord della Siria, una parte della città di Aleppo con la regione di Palmira, e dell’Iraq, con la città di Raqqa come capitale.

Il drammatico bilancio dei cinque anni trascorsi si calcola in vite umane: oltre 260 mila i siriani uccisi, secondo stime approssimative, circa 8 milioni1 le persone sfollate che all’interno del Paese cercano un rifugio da proiettili e bombe; circa 4,5 milioni2 i rifugiati che dal 2011 hanno lasciato la loro terra e che in maggioranza si trovano nei Paesi limitrofi: Turchia, Giordania, Libano e Iraq. 

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iraq: PERSEGUITATI. CRISTIANI E MINORANZE NELLA MORSA FRA TERRORISMO

E MIGRAZIONI FORZATE

 

«Deve continuare da parte di tutti il cammino spirituale di preghiera intensa, di partecipazione concreta e di aiuto tangibile in difesa e protezione dei nostri fratelli e delle nostre sorelle, perseguitati, esiliati, uccisi, decapitati per il solo fatto di essere cristiani. Loro sono i nostri mar- tiri di oggi, e sono tanti, possiamo dire che sono più numerosi che nei primi secoli. Auspico che la Comunità Internazionale non assista muta e inerte di fronte a tale inaccettabile crimine, che costituisce una preoccupante deriva dei diritti umani più elementari. Auspico vera- mente che la Comunità Internazionale non volga lo sguardo dall’altra parte».

Così pregava Papa Francesco in occasione della recita del Regina Coeli del 6 aprile 2015, davanti alla folla dei fedeli riunita in piazza San Pietro. Un’inquietudine sulla condizione dei cristiani, espressa più volte dal vescovo di Roma nel corso del suo pontificato.

Secondo le ricerche di Open Doors (Porte Aperte), organizzazione internazionale che si occupa in particolare dei cristiani perseguitati nel
mondo, sono oltre 100 milioni i cristiani vittime di discriminazioni, persecuzioni
e violenze messe in atto da regimi totalitari o adepti di altre religioni. In base
alla World Watch List, che elenca in ordine decrescente secondo l’intensità
della persecuzione i cinquanta paesi in
cui i cristiani sono oggetto di violenze,
al primo posto si colloca la Corea del
Nord: le stime sui cristiani imprigionati
nei campi di detenzione nordcoreani
oscillano fra le 50 mila e le 70 mila persone.

Seguono poi in ordine Somalia,
Iraq, Siria, Afghanistan, Sudan, Iran, Pakistan, Eritrea e Nigeria, solo per fermarsi.
Sono numeri allarmanti, che nascondono dietro la loro effigie simbolica i volti e le storie di uomini, donne, bambini e anziani marchiati dalla colpa della fede. N come “nazareno” era la lettera dipinta dai jihadisti dell’ISIS sulle porte dei cristiani di Mossul, seconda città dell’Iraq, caduta in mano degli estremisti islamici nell’estate del 2014. 

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mari e muri. infinite barriere mortali per i migranti

 

“Mari e muri” sono gli ostacoli che ogni giorno milioni di uomini e donne, in fuga da conflitti armati, disastri naturali e povertà estreme, trovano dinanzi al loro cammino di migranti, a interrompere la strada. Il mare è il confine naturale per eccellenza, una barriera sconfinata e carica di insidie, che spesso diviene la meta ultima del viaggio. Per quanto l’attenzione mediatica sia concentrata esclusivamente sul Mediterraneo - il “Mare Nostrum”, come era chiamato dagli antichi romani - le rotte migratorie attraversano diversi mari nel mondo. In passato la traversata riguardava prevalentemente l’Atlantico, solcato dai bastimenti carichi di poveri europei che cercavano fortuna nelle Americhe. Oggi i “barconi della speranza” percorrono nuove traiettorie, verso nuove e diverse mete: attraverso il Golfo di Aden (Mar Rosso) per raggiungere dal Corno d’Africa la penisola Arabica; nei mari del sud-est asiatico verso la Thailandia, la Malesia o l’Indonesia e nell’Oceano Pacifico verso l’Australia; tra le isole del Mar dei Caraibi, verso gli Stati Uniti; da una sponda all’altra del Mediterraneo, cercando approdo nella “fortezza Europa”.

Spesso, tuttavia, i migranti non arrivano nemmeno al limite del mare e vengono fermati prima nel loro cammino da ulteriori ostacoli naturali: montagne, fiumi e deserti. Il deserto del Sahara, in particolare, che separa l’Africa nera dal miraggio europeo, rappresenta un confine naturale sterminato, per molti invalicabile. Infine, dove la natura non ha posto barriere adatte a prevenire movimenti umani, sono intervenuti gli uomini stessi, costruendo muri.

Il muro Saharawi, conosciuto anche come “il muro della vergogna”, che separa il Marocco e la parte dell’ex-Sahara Occidentale, occupata nel 1975, dalle zone sotto controllo della popolazione Saharawi: lungo 2.720 chilometri, protetto da 160 mila soldati armati, 240 batterie di artiglieria pesante, più di 20 mila Km di filo spinato, veicoli blindati e mine antipersona proibite dalla convenzione internazionale.

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