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Giovani e servizio

Nuove proposte

 

 

“E-state in servizio: riflettere, pregare, agire!”:
le proposte Caritas per i giovani dai 18 ai 30 anni

 

“E-state in servizio: riflettere, pregare, agire!”: è questo il titolo del progetto che la Caritas diocesana Como intende proporre ai giovani della Diocesi, attraverso la partecipazione a esperienze di servizio e condivisione durante l’estate che sta per arrivare.
Tra gli obiettivi: la conoscenza diretta, il confronto e la relazione, lo “sporcarsi le mani” a servizio degli ultimi. «Tutto ciò - secondo gli operatori di Caritas che stanno lanciando il progetto - consente ai giovani di uscire dalla conoscenza superficiale e addentrarsi con più efficacia nelle dinamiche di una realtà sempre più complessa.Infatti, soltanto agendo concretamente in ambito locale e con lo sguardo rivolto al mondo è possibile abitare questa storia da protagonisti consapevoli.Questa esperienza rappresenta una tappa. La solidarietà e la pratica della giustizia diventano stile di vita». 

“E-state in servizio” si rivolge a giovani tra i 18 e i 30 anni di età. 

Tre sono le proposte. La prima: una settimana, dal 22 al 28 luglio a Caravate (VA), per un percorso di accoglienza e condivisione con i richiedenti asilo (info e contatti: r.breda@caritascomo.it). La seconda: una settimana, dal 27 agosto a 1° settembre in Valtellina, per svolgere un servizio con le realtà caritative del territorio (info e contatti: m.copes@caritascomo.itl.guzzi@caritascomo.it). La terza: due settimane (la prima dal 1° all’8 luglio, oppure la seconda dal 22 al 29 luglio) a Castel Volturno (CE), presso la parrocchia S. Maria dell’Aiuto per vivere un’esperienza al centro estivo con i bambini e gli adolescenti del luogo (info e contatti: r.breda@caritascomo.it).

Le iscrizioni sono aperte e devono pervenire entro fine maggio. Per le altre proposte estive per i giovani della Diocesi: www.pgcomo.orgwww.centromissionariocomo.it


Pubblichiamo la bella testimonianza di Carlotta, che l’anno scorso ha deciso di “seguire” la proposta dalla parrocchia comboniana di S. Maria dell'Aiuto e di vivere un’importante esperienza a Castel Volturno

 

«Sono ripartita da Castel Volturno con tante domande, ma con una certezza: di ritornare l'anno prossimo. Dietro a quello che poteva sembrare un qualunque centro estivo parrocchiale - Messa a inizio giornata, attività a tema, pranzo, giochi, merenda, momento di confronto divisi per squadre, e poi verifica fra noi animatori e preparativi per il giorno dopo - si nascondeva una realtà molto diversa dai nostri Grest. La settimana di campo proposta dalla parrocchia comboniana di S. Maria dell'Aiuto era, per la grande maggioranza dei ragazzi - quasi tutti nati in Italia da genitori nigeriani - l'unica opportunità nell'arco delle tredici settimane di vacanze estive, e molti di loro non avevano mai giocato prima a “palla avvelenata”, a “bandiera” o a “sparviero”. Tanti si vedevano ancora in giro nel cortile dell'oratorio dopo ore dalla fine delle attività, senza che i genitori venissero a prenderli o si preoccupassero.

Per me è stata fondamentale l'accoglienza ricevuta dagli altri tre volontari di Como - Matteo, Ilaria e Marta - che erano lì da più tempo di me e mi hanno presentato il resto dell'équipe: gli animatori adolescenti di Castel Volturno, i seminaristi e i padri comboniani. Mi hanno raccontato come era strutturato il campo e cosa mi sarei dovuta aspettare. Nell'intera settimana noi quattro ci siamo conosciuti, ci siamo sostenuti a vicenda, ci siamo confrontati sul senso della nostra presenza e sulla necessità di non pretendere di cambiare tutto in così poco tempo e abbiamo condiviso la fatica ma soprattutto la bellezza di questa esperienza.

E di bellezza ce n'è stata tanta: nella loro voglia di giocare dei ragazzi e nel loro entusiasmo quando riuscivamo a coinvolgerli. Nelle riflessioni acute che a volte tiravano fuori nei momenti a gruppi e nel loro mettersi in gioco quando siamo andati in paese a intervistare le persone su cos'era per loro la libertà, tema del nostro campo. Nella canzone con cui davano il benvenuto agli ospiti e negli abbracci che ci siamo scambiati l'ultimo giorno, prima della nostra partenza.

I loro nomi mi sono rimasti nel cuore, e ho pensato a loro quando ho letto che la squadra giovanile di basket di Castel Volturno non avrebbe potuto partecipare al campionato perché i giocatori erano ufficialmente tutti stranieri. Penso a loro quando sento parlare di diritti dei minori e di integrazione, quando scopro un'attività  nuova che potrebbe essere utile per il prossimo campo, o semplicemente quando, con altri, mi capita di giocare ancora a sparviero».

Carlotta, volontaria a Castel Volturno


 

 

 

Marina, volontaria ad Amatrice:

«Questa estate ho imparato a impegnarmi per costruire il bene comune»

 

La scorsa estate, nell’ambito di un progetto di collaborazione tra Caritas Lombardia e le Caritas delle zone di Marche, Umbria e Lazio colpite dal terremoto del 2016, alcuni volontari hanno offerto il loro contributo per un’importante esperienza di servizio e di condivisione.
La Caritas diocesana di Como, con il coordinamento di Caritas ambrosiana, ha gestito l’invio ad Amatrice, in provincia di Rieti, di due volontarie comasche: Marina di San Fermo e Anna di Olgiate Comasco.
Entrambe sono state impegnate una settimana nella località devastata dal sisma nel periodo di luglio e di agosto 2017.

Pubblichiamo volentieri la bella testimonianza di Marina. 

Un saluto a tutti, sono Marina.

Dal 22 al 29 luglio 2017 sono stata ad Amatrice come volontaria al Campo Caritas.

Caritas ha scelto di stare vicino alla gente terremotata con operatori permanenti sul posto (con l’obiettivo di aiutare a ricostruire il tessuto sociale) e, quest’estate, inviando ogni settimana gruppi di volontari dalle altre Diocesi.


Avevo voglia di andare a vedere con i miei occhi, e questa opportunità per me è stata la risposta della Provvidenza. Da rifare appena ce ne sia l’occasione, e grazie a tutti coloro che l’hanno resa possibile.
Così, quando ho letto l’articolo sul “Settimanale” della nostra Diocesi, ho richiesto un colloquio con la Caritas di Como (grande Rossano!) per capire e per decidere. Una volta risolta la piccola burocrazia con Caritas ambrosiana, eccomi pronta per la partenza.
Ritrovo in Centrale a Milano con altri 4 volontari, dai 20 a 50 anni.
Tra noi nessuno conosceva nessuno. È stato davvero bello (stimolante, sorprendente, rassicurante...) sperimentare la condivisione che si è creata con questi perfetti sconosciuti.
Anche ora continuo a cercare questo “feeling” in ogni incontro della mia vita normale.

Il viaggio in treno ad alta velocità (tre ore da Milano a Roma, sotto gli Appennini… è stato gradevole. Mi meraviglia sempre la tecnologia che si evolve e vedere scorrere davanti a 300 km/ora l’Italia è stato sorprendente. Un’altra Italia rispetto al mio vivere (da Piacenza in giù quanto terreno aperto e boschi ci sono ancora...).


Alla sede del Campo c’era un grande tendone dove si mangiava e si stava insieme; tutto intorno i containers (dormire/bagni+docce/magazzino/cucina). Alcune persone terremotate, che hanno perso il loro lavoro, sono state assunte per la durata del campo per pulizie e cucinare. Molta gente viveva ancora nei containers (anche ora) e la scelta è stata di vivere come loro. Il Campo, che si trovava di fianco alla via Salaria, era gestito da Caritas Rieti (Emma, Don Fabrizio…) e sono stati davvero bravi a farci sentire bene accolti.
Per salire ad Amatrice e alle frazioni bisognava spostarsi in auto, almeno 20 minuti di viaggio perché la strada diretta è ancora chiusa.
Tra un paese e l’altro ci sono chilometri di bosco e pascoli, su e giù per le colline. Il comune di Amatrice ha un territorio di 150 chilometri quadrati con più di 60 frazioni.
Ho pensato che il soccorso nell’emergenza, ad agosto, poi a ottobre e a gennaio con la neve alta  è stato un’impresa gigantesca.
Sono orgogliosa di essere italiana.

Vedere le macerie a un anno di distanza, spesso come se il sisma fosse appena accaduto, mi ha causato tante, tante domande.
Ho pensato che qui c’è in ballo una montagna di soldi e che abbiamo tantissime leggi e regolamenti, spesso in conflitto tra loro, forse perché ci illudiamo di prevenire la disonestà di chi fa il proprio interesse, anziché il bene comune. In realtà non si bloccano i disonesti, che nella confusione anzi prosperano, si blocca tutto il sistema a discapito di tutta la cittadinanza. E purtroppo questo non riguarda solo le zone terremotate.
Ho pensato che questa tendenza va contrastata, tornare a educarci e educare e valorizzare persone cristalline a cui si possa dare fiducia e che sappiano decidere e lavorare in gruppo per il bene di tutti (per qualcuno utopia irrealizzabile, per me sogno da coltivare).


Gli operatori Caritas permanenti sono persone encomiabili.
Giovani professionisti ricchi di umanità che sono riusciti ad avvicinare davvero le persone del paese.
Anche se è trascorso un anno dalla prima grande scossa, appena si crea il “clima”, gli amatriciani veri maestri di ospitalità, raccontano ciò che è successo. Tra loro non possono farlo: tutti sono nella stessa condizione, tutti hanno avuto morti, tutti hanno lo stesso dolore. Possono raccontare a chi viene da fuori e si pone con rispetto accanto a loro.


Ho colto la necessità di educarmi a questo stile accogliente, non invasivo. “Fare” viene dopo. In certe condizioni non puoi “fare” niente nell’immediato, ma puoi “esserci”, raccogliere il peso che l’altro ti consegna raccontando o anche solo guardandoti; a lui/lei fa bene condividere.
Comodità e sicurezza sono utili e quando spariscono così (“puff… non c’è più!) tu resti disorientato, nudo, inerme.
Ho ben chiaro che adesso sono viva e che in qualunque momento potrei morire; che adesso ho tutto ciò che mi serve e molto di più e che da un momento all’altro tutto potrebbe sparire/cambiare.
Non ho paura di questo. È uno sprone a vivere in pienezza (godere tutto ma non sottomettersi) e a confidare in Dio, che è la destinazione finale.


Dopo la devastazione si può ripartire. Siamo persone e ne abbiamo la forza se ci aiutiamo a vicenda.
Ho incontrato persone che, grazie a questa capacità di collaborare, sono riuscite a rimanere anche lo scorso inverno nella loro frazione distrutta, sotto la neve, scegliendo di fare vita comune. Attaccati alla loro terra. Lottando con la burocrazia sono riusciti ad avere i permessi per posizionare a proprie spese casette temporanee per i turisti.

I turisti?!?! Sì, proprio.
Questa terra vive di agricoltura e di turismo (con grandi possibilità da sviluppare). Niente strutture ricettive, anche temporanee, significa niente lavoro, abbandono del territorio, assistenzialismo. La paura più grande che la gente ha ora è di essere dimenticata, tutti abbandonati alla burocrazia.
La presenza Caritas, che continua nel tempo, diventa ancora più importante per incoraggiare e sostenere chi resta a vivere qui.

Ho pensato che il terremoto potrebbe tornare e ricreare relazioni vere e capacità di partecipazione potrebbe fare la differenza alla prossima eventuale crisi (insieme al ricostruire antisismico).

In conclusione: impegnarmi di più a costruire il bene comune insieme agli altri, qui e ora.
Voglio farlo anche in onore delle persone che ho incontrato ad Amatrice.

Grazie. 

(Nelle foto sopra, dall'alto: il campo Caritas di Amatrice; la chiesa allestita in un prefabbricato; un momento della Santa Messa; il lavoro di gruppo nel tendone del campo; una foto di gruppo; un giorno al Centro di Ascolto; la foto di gruppo nel giorno della partenza da Amatrice)

 

 

Il campo diocesano “Date voi stessi”:
i giovani coinvolti in un’esperienza intensa ora pensano al futuro

 

Nel fine settimana dall'8 al 10 settembre 2017 la Caritas e l’Ufficio Missionario della Diocesi di Como hanno proposto ai giovani della Diocesi una tre giorni di condivisione, lavoro, incontro.

Si è trattato di un’esperienza intensa anche se breve. Una decina di giovani, provenienti da comunità della Valtellina e della provincia comasca, hanno condiviso un percorso che ha permesso loro di sperimentare la bellezza di giorni di lavoro fisico e di incontro con realtà significative di servizio, di ascolto, di donazione.

Attraverso la vita comune, la condivisione delle responsabilità, la gestione del tempo come piccola comunità, è stato possibile assaporare la bellezza di una vita che si mette in gioco (“Date voi stessi”), anche se per un tempo breve.

I giovani, se stimolati e aiutati, possono davvero mettere in atto risposte profonde, belle, aperte alla speranza. Ora e non guardando a un futuro remoto!

Inoltre, essendo una proposta condivisa a livello diocesano dalla Caritas e dalle Missioni, ha mostrato anche la bellezza di una proposta ecclesiale, che tiene insieme la voglia di spendersi qui e ora, e allo stesso tempo con lo sguardo aperto al mondo, alla missione. Perché se è importante agire localmente, è altrettanto importante il pensare globalmente.

Con il ricavato del lavoro fatto (pulizia, sistemazione degli infissi di alcune finestre del Centro Pastorale, riordino degli spazi) sì è sostenuto il progetto diocesano delle missioni in Perù.

Il significato

Proporre a dei giovani un’esperienza intensa e forte attraverso il campo diocesano “Date voi stessi” significa mostrare un lato della comunità diocesana che non solo vede una partecipazione temporanea alla proposta; ma in prospettiva offre anche la possibilità di percorsi ripetibili (nella forma e nella modalità da stabilirsi) durante l’anno. In modo che si dia continuità all’esperienza.

Allo stesso tempo, si guarda già alla possibilità di aderire alla proposta del progetto diocesano di accompagnamento dei giovani che vogliano fare un’esperienza estiva più intensa, attraverso il progetto “Alzati e cammina”. Percorso che prevede 5 fine settimana in preparazione di attività nel Sud del mondo (Ufficio Missioni) o con Caritas (accoglienza profughi, parrocchia di Castelvolturno).

In sintesi, queste esperienze hanno lo scopo non solo di mostrare percorsi ai giovani di orientamento anche “vocazionale”. Ma offrire qui e adesso l’opportunità di spendersi e mettersi in gioco. Rimandano ad ogni giovane la riflessione che ogni giorno ci chiama a dare noi stessi; che ogni giorno possiamo prestare attenzione ai più deboli; che ogni giorno posso fare qualcosa di importante perché la realtà dove viviamo sia più giusta, solidale, rispettosa dei diritti.

La quotidianità diventa occasione imperdibile per vivere la “straordinaria” bellezza del servizio e del dono di se.

Perché «avere un bel sogno, un sogno grande, rende tutto possibile» (P. Lele Ramin).

A cura di Rossano Breda, operatore della Caritas diocesana di Como

 

DUE RIFERIMENTI PER RIFLETTERE


Nell’esperienza cristiana, la carità non è una conseguenza, ma la sostanza e la misura della fede.
(Mons. Oscar Cantoni)

Una cosa vorrei dirvi.
È una cosa speciale per coloro che sono sensibili alle cose belle.
Abbiate un sogno. Abbiate un bel sogno.
Seguite soltanto un sogno. Il sogno di tutta la vita.
La vita che è un sogno è lieta.
Una vita che segue un sogno si rinnova di giorno in giorno.
Sia il vostro un sogno che miri a rendere liete
non soltanto tutte le persone, ma anche i loro discendenti.
È bello sognare di rendere felice tutta l’umanità.
Non è impossibile…
(P. Lele Ramin)

A cura di Rossano Breda, operatore della Caritas diocesana di Como

(Nelle foto, alcuni momenti con i giovani impegnati nel progetto)

 

 

“Date loro voi stessi”, proposta di servizio per over 19

 

Il Centro missionario e la Caritas diocesana propongono ai giovani dai 19 anni ai 30 anni un’esperienza forte di servizio, condivisione e fraternità.
Si tratta di un campo di lavoro diocesano che si terrà a Como dall’8 al 10 settembre 2017. 

«Per questa prima esperienza - spiega Rossano Breda, operatore della Caritas diocesana - la scelta è ricaduta sul Centro pastorale Cardinal Ferrari di Como. I giovani saranno chiamati a svolgere lavori di servizio con i richiedenti asilo accolti in via Sirtori, ma anche nel campo per migranti della Croce Rossa Italiana di via Regina Teodolinda. Ai giovani chiederemo di mettersi in gioco sia nella relazione con l’altro sia in lavori pratici di manutenzione, sistemazione degli spazi che lo necessitano».

L’idea è quella che lavorando a fianco a fianco, accompagnati dagli educatori diocesani, possano nascere delle relazioni che vadano al di là della tre giorni. Il progetto nasce, infatti, come il frutto di una visione collegiale dei vari Uffici all’interno di un progetto pastorale di servizio e animazione rivolto in particolare ai giovani.

«Questo primo campo - conclude Rossano - si terrà a Como, ma il desiderio è che possano nascere esperienze simili in altre parti della Diocesi in modo da facilitare la partecipazione di tutti, ma anche di far conoscere ai nostri giovani la ricchezza di esperienze presenti nella nostra Diocesi».

Le iscrizioni si raccolgono entro il 1° settembre a questo link (ISCRIVITI)

Per informazioni è possibile rivolgersi a Rossano Breda al numero 3917542697 e a don Fabio Fornera 3282272651 (dalla fine di luglio).

IL PROGETTO:

"DATE LORO VOI STESSI"
8-9-10 settembre 2017 a Como
campo di lavoro diocesano per giovani over 19
con Centro Missionario e Caritas

Portate abiti e guanti da lavoro, scarpe adatte, sacco a pelo.

Iscrizioni entro il 1 settembre 2017 su www.centromissionariocomo.it
per info don Fabio 3282272651 e Rossano 3917542697 ufficiomissioni@diocesidicomo.it

(Fonte informativa: www.settimanalediocesidicomo.it)

 

 

SCENDI IN CAMPO PER GLI ALTRI

Le esperienze estive 2016: iscrizioni ancora aperte entro il 6 maggio 2016

Come ogni anno la Caritas Diocesana e il Centro Missionario Diocesano, in sinergia con la Pastorale Giovanile, propongono ai giovani dai 18 ai 30 anni alcune esperienze di volontariato estivo in Italia e all'estero.

Sono invitati a partecipare tutti i giovani interessati a vivere un'esperienza di servizio e di conoscenza.
Le proposte spaziano dal "campo profughi" a Como all'America Latina, passando per la Campania e il Medio Oriente. Le attività e i destinatari del servizio svolto durante i campi sono differenziati.

I campi sono previsti nei mesi di luglio e agosto; le iscrizioni vanno effettuate entro il 6 maggio 2016 contattando la Caritas diocesana di Como, per consentire la formazione dei gruppi che condivideranno la stessa esperienza e per ragioni logistiche. 
Il primo "step", all'atto dell'iscrizione, sarà un colloquio individuale, al quale seguirà la partecipazione agli incontri di formazione. 
Sono già numerosi i giovani interessati a vivere le esperienze proposte e la Caritas invita altre persone a chiedere al più presto informazioni per non perdere questa importante opportunità.

Per informazioni più dettagliate: info@caritascomo.it; telefono 031.3312333.

 

 

“Campo… profughi”, esperienza estiva della Caritas a Como

 

“Voi non siete più stranieri né ospiti, ma siete concittadini dei santi e familiari di Dio” (Ef 2,19).

Prendendo spunto da questa esortazione, la Caritas diocesana di Como organizza quest’anno un’esperienza estiva per giovani denominata “Campo… profughi” e invita tutti e sacerdoti e tutte le parrocchie della Diocesi a sensibilizzare i ragazzi e le ragazze dai 18 ai 30 anni a prendervi parte.  

La proposta è di una settimana (da lunedì a domenica) nei seguenti periodi: 13-19 luglio; 19-26 luglio e 3-9 agosto prossimi.

La settimana di “Campo” è prevista a Como e vedrà i giovani coinvolti in momenti di formazione, di coinvolgimento e di servizio nell’accoglienza dei migranti; inoltre potranno conoscere le varie esperienze parrocchiali Caritas.
Otto è il numero massimo di persone che possono essere coinvolte ogni settimana.

I giovani saranno ospitati nell’appartamento della Caritas dedicato all’Anno di Volontariato Sociale, in piazza San Fedele a Como.

È gradita anche la presenza di un accompagnatore che possa svolgere la figura di riferimento per la Caritas diocesana.

Chi fosse interessato all’esperienza, puoi contattare la Caritas diocesana via mail a info@caritascomo.it con oggetto “campo giovani estivo”, oppure telefonare ai seguenti referenti:  Anna Merlo, tel. +39 377 7078799; Luigi Nalesso, tel. +39 3474472090; Simone Digregorio, tel. +39 334 1123540.

Si ricorda che la permanenza nella struttura (compresi vitto e alloggio) è a carico della Caritas. Si chiede, tuttavia, un contributo a offerta libera a fine esperienza, come segno di condivisione e di riconoscenza.

Il programma delle tre settimane è ricco e contempla - come detto - momenti di formazione, di servizio, di animazione, di spiritualità e di svago. Tra questi: la visita ai servizi cittadini della Caritas; un lavoro di servizio nel centro di accoglienza di via Sirtori a Como; una gita con i profughi; momenti di verifica e rielaborazione delle varie esperienze quotidiane; la messa domenicale in una parrocchia; pranzo e cena nella casa di piazza San Fedele, in via Sirtori, al sacco, al Centro Diurno, in una realtà di accoglienza e in una parrocchia.

 

 

 

 

 

2015: "Sulle strade del Mondo"... condividere per costruire la pace

 

Il Centro missionario, Caritas diocesana e Pastorale giovanile invitano i giovani dai 18 ai 30 anni per condividere un cammino di educazione alla pace e alla mondialità, a servizio degli altri.

Sono stati così organizzati 5 incontri a Como, in via Dante 94 (presso le Figlie della Presentazione di Maria SS. al Tempio, dove ci saranno testimonianze, lavori di gruppo, rielaborazione e condivisione.

Il primo incontro è fissato il 31 gennaio 2015 e la serie terminerà con l'incontro di giugno.

Info e iscrizioni: Centro Missionario Diocesano (031.3312324); ufficiomissioni@diocesidicomo.it; Caritas diocesana (031.3312333 - info@caritascomo.it.
E' prevista un'edizione del corso anche in Valtellina.

 

 

 

 

2014: “Sulle strade del mondo”, le esperienze di servizio
per i giovani maggiorenni

 

Caritas e Centro Missionario Diocesano, in collaborazione con il Coordinamento Comasco per la Pace, promuovono per l’estate 2014 delle esperienze di volontariato giovanile in Italia e all’estero.

I destinatari sono giovani dai 18 ai 30 anni interessati a mettere del tempo a disposizione di bambini e adulti in difficoltà, in realtà emarginate. Per l’anno 2014 le proposte di servizio sono tre.

A Castelvolturno, nell’ambito delle attività di accoglienza e sostegno ai migranti offerte dal Centro Immigrati Campania “Fernandes”; turni di due settimane; date flessibili, nel periodo estivo.

A Pozzuoli, nel quartiere periferico di Licola Mare, come supporto durante le attività di animazione estiva destinate a bambini e adolescenti; da fine giugno a fine luglio, turni di una o due settimane.

In Palestina, nel villaggio di Aboud, come supporto durante il centro estivo organizzato dalla Parrocchia nel mese di luglio; questa proposta nasce in collaborazione con il Coordinamento Comasco per la Pace.

Ai giovani candidati verrà proposto un colloquio conoscitivo e di orientamento in base al tipo di esperienza scelta. Le spese del campo di volontariato sono a carico dei partecipanti. Caritas, Missioni e Coordinamento Comasco per la Pace si occuperanno della formazione dei giovani candidati prima della partenza. I termini per le iscrizioni sono: fine Aprile per la Palestina, fine Maggio per le proposte in Italia.

Per ulteriori dettagli consultare il volantino o contattare la Caritas Diocesana info@caritascomo.it.

 

2014: Percorso in preparazione a "Sulle strade del mondo"

 

Caritas diocesana e Centro Missionario Diocesano invitano i giovani dai 18 ai 30 anni a condividere un percorso di educazione alla pace e alla mondialità, a servizio degli altri.

Da gennaio a giugno 2014, cinque fine settimana, da sabato pomeriggio a domenica pomeriggio.

Gli incontri avverranno a Como, in autogestione, con un sacco a pelo, un Vangelo e la voglia di mettersi in gioco! Le spese di vitto e alloggio verranno condivise.

Verranno proposte esperienze concrete di servizio in Italia e all'estero!

Iscrizioni entro il 10 gennaio 2014. Contattare la Caritas 031 3312333 o il Centro Missionario 031 3312324.

 

Scarica il volantino del corso per conoscere il luogo, le date e i temi degli incontri ( PDF Icona PDF)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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