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Area Promozione Umana

Profughi: ultime novità

 

 

 

19 maggio 2017 - Il campo di accoglienza Cri di via Regina
apre all’animazione per i minori

 

Il Centro per migranti in transito di via Regina Teodolinda a Como si prepara ad aprire le porte, nelle prossime settimane, agli scout Agesci dei clan Como 1, Como 3 e Como 45. L’ok definitivo della Prefettura è arrivato nelle ultime ore: domenica il primo gruppo di scout potrà entrare nel centro per svolgere alcune attività ludiche con gli ospiti.

Si tratta di un passo importante per una realtà che, a causa dei regolamenti interni, ha fin dall’origine un controllo molto restrittivo degli accessi. Ad oggi, infatti, ad eccezione degli operatori dei soggetti coinvolti nella gestione (Croce Rossa, Ats e Caritas, tramite la cooperativa Symploké) e al coinvolgimento di alcune organizzazioni non governative come Medici Senza Frontiere, Intersos, Save the Children e UNHCR è consentito l’accesso solo ai volontari che si occupano della distribuzione dei pasti.

Attualmente il campo ospita 202 persone (dato del 15 maggio) di cui 84 minori stranieri non accompagnati. A questi si aggiungono 8 nuclei famigliari con bambini e altri maggiorenni.

«Abbiamo ricevuto una richiesta chiara di entrare nel campo per incontrare i ragazzi, e fare animazione per e con loro, da parte di una persona che lavora a stretto contatto con i migranti del campo - dice Marta Perlini, capo scout del Como 3 che si occupa del progetto insieme ad altri capi scout - La richiesta è arrivata a gennaio, ed ora abbiamo ultimato la stesura del progetto. Ci è voluto del tempo: ci siamo confrontati fra noi capi, abbiamo coinvolto i ragazzi e ne hanno discusso a lungo anche loro. Una volta deciso che la proposta ci interessava abbiamo poi chiesto una mano ad alcuni volontari di Medici Senza Frontiere, che già avevano accesso al campo, per avere informazioni di prima mano sulle quali strutturare una proposta migliore».

Una volta dentro, continua Marta, «potremo vedere la situazione del campo con i nostri occhi, e capire se e come continuare. Con la possibilità di aprirsi anche ad altre realtà».

Per il momento sono previsti quattro pomeriggi, dalle 14.30 alle 17.30, a partire domenica 21 maggio, proseguendo poi con domenica 28 maggio e, a seguire, il 4 e 18 giugno.

Positivo il parere di Roberto Ciriminnà, operatore della Cooperativa Symploké e referente per la Caritas diocesana: «Credo che il coinvolgimento di volontari, soprattutto giovani, nell’organizzazione di attività ludiche per i minori sia molto importante per evitare che restino nell’inattività. Gli scout si occuperanno di una parte ludica, con attività dentro e fuori dal campo, che è altrettanto importante rispetto all’accompagnamento legale di cui ci occupiamo».

ALTRI VOLONTARI

Quello proposto dagli scout di Como non è l’unico progetto di “apertura” al volontariato del campo per migranti in transito di via Regina Teodolinda. Grazie ad un contributo della Fondazione Provinciale della Comunità Comasca, l’associazione di promozione sociale “Lachesi” ha infatti elaborato il progetto “Linguaggi comuni-Viaggio alla ricerca di un’integrazione possibile” che punta a coinvolgere i minori accolti in attività di socializzazione.

Si tratta in particolare di cinque attività che verranno portate avanti dagli operatori con il coinvolgimento di mediatori culturali: arte-terapia, fotografia, musica, sport e uno spazio di confronto-aperto.


APERTA LA MENSA ANCHE AI MIGRANTI NON OSPITI DEL CAMPO

La mensa del campo di accoglienza temporaneo, gestito dalla Croce Rossa Italiana, apre le porte anche ai migranti maggiorenni in transito e non accolti nello stesso centro.
La decisione è stata presa recentemente per alleviare la pressione sulle mense cittadine che, da mesi, si sono trovate a far fronte a un numero crescente di presenze tanto da spingere la Caritas di Como all’apertura di una seconda mensa diurna nei locali dei Padri Vincenziani di via Lambertenghi.

In questi primi giorni sono alcune decine le persone che usufruiscono del servizio. Ricordiamo che questi migranti transitano da Como e intendono proseguire il loro cammino verso i Paesi del Nord Europa.

(Fonte: “il Settimanale della Diocesi di Como”)

 

 

16 maggio 2017 - Migranti, inserimenti lavorativi e formazione:
continua l’impegno della Cooperativa Symploké

 

Accogliere i migranti sul nostro territorio significa anche dare un importante supporto negli inserimenti lavorativi e individuare e progettare percorsi di formazione professionale in collaborazione con gli enti accreditati sul territorio.
Questo è uno degli aspetti curati in modo particolare dalla Cooperativa sociale Symploké. Su questo argomento abbiamo raccolto l’esperienza dell’operatrice Lisa Tassoni.
 

Il mio ruolo professionale nell’ambito della Cooperativa è proprio relativo a questi due ambiti. Per quanto concerne la prima della attività indicate (inserimenti lavorativi), le azioni sono molteplici. Innanzitutto i colloqui individuali finalizzati alla individuazione delle attitudini e delle aspettative dei candidati, l’informazione orientativa circa i servizi di inserimento lavorativo (pubblici e privati) presenti sul territorio, la stesura del cv e delle lettere di presentazione, il supporto nella individuazione di offerte di lavoro e nell’invio di autocandidature attraverso differenti canali. Poi i colloqui di gruppo finalizzati a una informazione orientativa ad ampio raggio legata al mercato del lavoro italiano (contrattualistica, normative di riferimento, aspetti previdenziali, associazioni a tutela dei diritti dei lavoratori e così via).
Così si giunge all’attivazione di tirocini formativi e di inserimento lavorativo: l’individuazione di potenziali aziende ospitanti, dove i ragazzi possano apprendere e implementare le competenze di base apprese durante i percorsi di formazione proposti (sulla base dell’analisi delle attitudini e aspettative di ciascun candidato) o durante le pregresse esperienze lavorative (se presenti).
I settori di inserimento prevalenti attengo all’ambito del verde, dell’artigianato e dei servizi. I tirocini si configurano quale completamento di un percorso graduale di integrazione che ha il suo inizio nell’apprendimento della lingua italiana, passando per la formazione professionalizzante e concludendosi con la sperimentazione diretta in azienda attraverso appunto lo strumento dello stage. Durante il tirocinio il candidato opera sotto la supervisione di un tutor aziendale che cura, in accordo con il tutor della Cooperativa, il raggiungimento degli obiettivi concordati nel progetto formativo individualizzato.
Nel corso del 2016 sono stati attivati complessivamente 27 tirocini. L’età media degli accolti coinvolti nei percorsi è di 23 anni, sono di sesso prevalentemente maschile e provengono per la maggior parte da Nigeria, Ghana e Costa d’Avorio. Alcune aziende, dopo un primo periodo di tirocinio, hanno deciso, facendosi carico direttamente del pagamento del contributo mensile al candidato, della prosecuzione dei percorsi, per ulteriori mesi di sperimentazione, che sono tuttora in corso e che ci si auspica possano condurre a degli inserimenti definitivi in azienda.
Infine, ci si attiva sullo sviluppo dei contatti con le aziende del territorio che possano portare a proficue proposte di collaborazione (non legate solamente agli inserimenti in stage, ma anche ad esempio all’offerta di altri servizi, quali la formazione diretta in azienda sulla base dei fabbisogni della stessa). Nel corso dell’ultimo biennio sono stati sviluppati una trentina di contatti con aziende di diversi settori (servizi, verde, socio-sanitario, artigianato, turismo e commercio).

Per quanto riguarda la seconda attività (formazione), siamo impegnati in diversi ambiti. Il primo riguarda l’individuazione di percorsi di formazione personalizzati, attraverso la costruzione di nuove relazioni con gli enti accreditati alla formazione presenti sul territorio. Nel corso dell’anno 2017, in particolare, si è molto lavorato su questo versante, cercando di avviare nuove collaborazioni con i referenti di vari enti (in particolare “Boston Group” su Milano, Associazione Cometa su Como, la scuola Dante Alighieri, la Fondazione Minoprio, i Padri Somaschi, l’Enaip e così via). Ciò al fine di garantire un’offerta formativa più varia e completa ai nostri accolti, per la maggior parte giovani che necessitano di esser accompagnati all’apprendimento di una professione ben definita e il più possibile professionalizzante, mirata a un inserimento lavorativo. Nel corso del 2017 sono stati così attivati una decina di percorsi frutto di tali collaborazioni. Le aree formative d’interesse hanno riguardato in prevalenza l’ambito della ristorazione, dell’artigianato, del verde.
Si è anche avviata una specifica collaborazione con l’Associazione Cometa per la realizzazione di percorsi formativi rivolti ai minori (si tratta, quest’ultima, di un’esperienza in fase di avviamento e che partirà presumibilmente dal mese di giugno e per la quale sono stati attualmente segnalati 4 minori).
Segnalo, inoltre, l’ipotesi di organizzare internamente alcuni percorsi formativi con il supporto tecnico della Fondazione Minoprio, sulla base della rilevazione del bisogno degli accolti.
Infine, sottolineo la prosecuzione della proficua collaborazione con Acli e Questa Generazione sia per l’erogazione dei corsi di formazione di lingua italiana sia per i percorsi professionalizzanti, sulla scia di quanto fatto negli scorsi anni. In particolare nel corso del 2016 sono stati attivati 69 percorsi di formazione. Le figure formate sono state: panettiere, operaio agricolo, mulettista, imbianchino, pizzaiolo, aiuto cuoco, operatore di sala/bar e gommista. 

Da segnalare, accanto ai percorsi istituzionali, gli interventi di una decina di volontari, che direttamente presso le strutture di accoglienza e le biblioteche presenti in provincia di Como prestano le loro competenze per impartire lezioni di italiano agli ospiti, favorendo il rafforzamento delle conoscenze apprese durante i percorsi strutturati.
Nel complesso, nell’ambito delle attività legate alla formazione e agli inserimenti lavorativi sono stati coinvolti oltre una cinquantina di professionisti tra docenti, tutor, referenti aziendali, referenti degli enti accreditati, operatori dell’area lavoro e operatori sociali.

 

(Nelle foto in alto, la consegna degli attestati di partecipazione a un corso di formazione professionale per i migranti accolti sul territorio diocesano, realizzato tra aprile e ottobre 2016 in collaborazione con la Fondazione Minoprio. In quella occasione sono stati organizzati corsi per operatore agricolo, in particolare moduli relativi alla ortofrutticoltura e alla manutenzione del verde)

 

 

10 maggio 2017 - Migranti, le proposte della Diocesi.
Verso una Caritas intervicariale

 

Il tema dell’accoglienza cittadina è stato affrontato recentemente dalla Diocesi di Como nel corso di un incontro vivace e partecipato: insieme si sono confrontati, lo scorso sabato 6 maggio, sacerdoti e laici in rappresentanza delle diverse comunità parrocchiali di Como, la Caritas diocesana (compreso il Centro d’Ascolto cittadino), l’Ufficio Migrantes, le congregazioni religiose. A coordinare i lavori: il vescovo Oscar e il vicario per la pastorale don Fabio Fornera, i quali hanno ascoltato con attenzione l’analisi di quanto si è fatto, la descrizione di spazi e risorse, le idee e la progettualità per il futuro.

La città di Como è oggettivamente “sotto pressione”, presentando un quadro molto simile a quanto accade in un’altra città di frontiera, Ventimiglia, anch’essa “sovraccaricata”.
Dalla riunione è emerso con chiarezza che la comunità credente comasca non è rimasta a guardare (anche a partire dal Vademecum diocesano sull’Accoglienza): buona parte delle parrocchie della città ha offerto e continua a offrire aiuto non solo alla popolazione migrante ma anche alle povertà storiche di senza tetto, famiglie in difficoltà, persone in situazioni di fragilità e di grave emarginazione.

A tutti si è espressa la sentita gratitudine per questa testimonianza di umanità. Caritas diocesana si è spesa, insieme a tanti altri, in sintonia con le linee regionali e nazionali, per garantire a tutti almeno la sussistenza e per interagire con le istituzioni in vista di obiettivi più alti, cercando di conciliare carità, giustizia e legalità.
È lo sforzo di collaborare ad esempio al Campo governativo di via Regina a Como, o il confronto sulle modalità di accoglienza che ha portato al bando pubblicato dalla Prefettura di Como - del valore di 59 milioni di euro (di cui gli organismi ecclesiali beneficeranno in misura non superiore al 10%) -, considerato, dal punto di vista dei contenuti, fra i migliori in Italia.

Alcune proposte concrete maturate al termine della riunione prevedono la costituzione di una Caritas intervicariale per la città di Como, al cui tavolo siedano diversi soggetti e un coordinatore messo a disposizione dalla Caritas diocesana, il quale, operando già nei servizi attivi sulla marginalità, ha un quadro generale di tutte le esigenze presenti, nel tentativo di ricercare un equilibrio che non crei ulteriori diseguaglianze: necessità diverse, chiedono risposte diverse, senza dimenticare la difficile convivenza che può venirsi a creare fra chi (e sono ancora molti) condivide strade, androni, cortili e portici.
È stata confermata l’intenzione di aprire, con il coordinamento Caritas, un nuovo spazio di accoglienza in città (simile, per il tipo di servizio, al dormitorio “emergenza-freddo”, quindi una bassissima soglia): una ventina di posti, da destinare a senza tetto e migranti in transito (così da offrire un’alternativa al dormitorio emergenziale fino a oggi attivo presso la parrocchia di Rebbio, che continuerà comunque ad assicurare ospitalità a donne e bambini).
 

Infine un’azione di tipo pastorale e culturale. Innanzitutto, senza giudicare, porre ancora la domanda: sto facendo tutto quello che posso? La carità è un percorso che si costruisce insieme e che richiede tempi di maturazione, non sempre uguali per tutti, e che comporta anche l’intelligenza del saper riconoscere i propri limiti, perché comunque non si potranno sempre trovare risposte per tutti.
Da qui la necessità di una sensibilizzazione rivolta alla società, alla politica, alle istituzioni in generale, perché ciascuno faccia la propria parte.

(Fonte: www.settimanalediocesidicomo.it) 

 

 

 

 

4 maggio 2017 - “Agricol-Lura”, a Rovellasca integrazione
fa rima con coltivazione

 

Si chiama “Agricol-Lura” ed è un progetto per dare visibilità e facilitare l’integrazione sul territorio di Rovellasca dei richiedenti asilo.

L’iniziativa, che ha il sostegno, tra gli altri, della Fondazione Cariplo, del Parco del Lura e dell’amministrazione comunale, nasce circa due anni orsono e, nel corso del tempo, ha coinvolto anche la Cooperativa Symploké. Da circa tre settimane il progetto ha preso il via ed è seguito recentemente da una quindicina di migranti, di età compresa tra i 18 e i 30 anni, e provenienti in prevalenza dal Gambia, dalla Nigeria e dal Pakistan.

Ma che cos’è “Agricol-Lura”?
In pratica viene utilizzato uno spazio di circa 300 metri quadrati, che si trova nei pressi degli orti urbani di Rovellasca già coltivati dai residenti, dove i giovani richiedenti asilo hanno la possibilità di sperimentare la coltura di piante esotiche tipiche dei loro Paesi di provenienza.

Con l’inizio della primavera il progetto è, appunto, decollato. È seguito anche da un tecnico della Fondazione Minoprio, Giovanni Salvan, e da alcuni operatori e volontari di Symploké.

“Agricol-Lura” rappresenta così un altro “passo in avanti” per dare a queste persone la possibilità di integrarsi, di attivare buone relazioni di comunità e anche di essere utili, prendendosi cura di aree pubbliche del territorio. L’entusiasmo per questa iniziativa non manca e l’intenzione dei promotori è di estendere il progetto anche nei paesi limitrofi dove sono accolti altri richiedenti asilo, come Cermenate, Lomazzo e Fino Mornasco. 

(Nelle foto, i giovani migranti coinvolti nel progetto)

 

 

24 aprile 2017 - Profughi: prosegue il progetto di accogliere famiglie
nelle strutture coordinate da Symploké

 

Nell’ambito dell’accoglienza profughi sul territorio, la Caritas diocesana e la Cooperativa Symploké da circa due anni hanno posto l’attenzione anche al progetto di ospitare alcune famiglie di profughi nelle strutture coordinate sul territorio.
Finora le realtà coinvolte sono quattro. Ad Albese (Villa San Benedetto Menni) sono accolte 2 famiglie nigeriane (coniugi e 2 bambini nati in Italia nel 2016); a Tavernerio (Padri Saveriani) sono ospitate 6 persone nigeriane: 1 famiglia (moglie e marito), 1 famiglia (moglie, marito e 1 bambina nata nel 2016), 1 donna sola; a Como (Associazione Eskenosen) è accolta una famiglia pakistana formata da 5 persone (1 mamma con 2 figlie del 1995 e del 2001 e 2 figli del 2004 e del 2009); a Prestino (Como) è stata recentemente accolta una coppia di coniugi proveniente dalla Guinea.

Elena Moltoni, operatrice della Cooperativa Symploké, descrive nel dettaglio questo progetto delineando le finalità e le prospettive.

«L’accoglienza di queste persone - dice Elena - è per dare una risposta di prossimità a una presenza sempre più crescente anche sul nostro territorio di famiglie in migrazione. Sono uomini e donne che provengono da contesti di disagio, deprivazione, violenze e povertà dai quali scappano per cercare nuove possibilità e opportunità per il loro futuro e quello dei figli. La famiglia (nel bene o nel male) è una dimensione della quale tutti noi facciamo esperienza, che crea senso di appartenenza e ci forma e trasforma. Lavorare con famiglie provenienti da culture diverse apre la mente e gli orizzonti, ci permette di renderci conto di diversi modi di “fare famiglia” e “essere famiglia”». 
«La grande sfida dell’accoglienza di famiglie - continua l’operatrice - è proprio quella di avvicinarsi a questo modo altro di “essere famiglia”, entrare in punta di piedi nelle dinamiche interne famigliari per poter comprendere e aiutare il nucleo a ritrovare senso e significato in un contesto diverso».

Non tutto è facile e scontato…
«Le complessità sono molteplici. In primo luogo, all’interno della famiglia, soprattutto se arrivata da poco tempo in Italia, la cultura di provenienza è in continuo radicamento e rinnovamento nella trasmissione di questa ai figli. In secondo luogo, persiste l’idea di famiglia allargata alla comunità (soprattutto nella cultura africana) dove ognuno è chiamato a contribuire all'educazione e alla crescita dei figli. Infine, gli aspetti dell’educazione dei figli e le scelte educative che le persone in accoglienza possono fare. Questi sono aspetti che inevitabilmente vanno a scontrarsi e/o incontrarsi con la nostra cultura».

Quali sono le modalità operative del progetto?
«Il percorso per le famiglie, come per tutti i nostri migranti accolti, prevede: scuola di italiano, corsi di formazione e tirocini lavorativi. Tutte le famiglie che accogliamo frequentano la scuola di italiano, hanno fatto corsi di formazione di aiuto cuoco e sartoria (frequentato dalle donne) e hanno effettuato dei tirocini lavorativi come addetti alle pulizie e operai agricoli. Il progetto deve tenere conto di diverse esigenze: la gravidanza e, successivamente, l'accudimento dei figli. La scelta di partecipare e aderire a una proposta non può più essere solo personale, ma diventa famigliare».

Dove e come avete organizzato l’accoglienza sul territorio?
«Attualmente abbiamo quattro strutture che accolgono famiglie: ad Albese presso le Suore Ospedaliere, a Tavernerio dai Padri Saveriani, a Como presso la struttura gestita dall’Associazione Eskenosen e a Prestino all'interno della parrocchia. Quest'ultima accoglie da pochi giorni una coppia proveniente dalla Guinea, arrivati in Italia a fine marzo. In quest'ultimo periodo una delle famiglie accolte ad Albese ha ottenuto il riconoscimento della protezione umanitaria e, quindi, i documenti per due anni. Si trovano quindi in un momento di svolta, come spesso noi diciamo loro. Ora iniziano a vivere una vita "reale", a camminare con i loro piedi e in autonomia, conquistata anche faticosamente in questo anno insieme a noi. È una famiglia proveniente dalla Nigeria, è arrivata in Italia ad agosto 2015. La donna è arrivata incinta e a maggio è nato il loro figlio. Il marito ha iniziato un tirocinio presso la casa di cura "Villa San Benedetto" come addetto alla pulizie e dopo quasi un anno è stato assunto».

Quali sfide future per questo progetto destinato - si spera - anche ad altre realtà? 
«Oltre al percorso di formazione e di lavoro, un nostro compito importante è di creare con il territorio che accoglie una rete di sostegno per le famiglie attraverso varie attività di volontariato, ludiche e ricreative soprattutto per quanto riguarda i bambini e, inoltre, delle relazioni all'interno del contesto in cui abitano che possano facilitare la stessa integrazione. Infine, va considerato anche l’aspetto dell’inserimento nella scuola materna e dell’obbligo di questi bambini, un inserimento non sempre scontato e semplice (pensiamo, per esempio, al fatto che a volte esso avviene ad anno scolastico già iniziato). L’anno scorso due di loro sono stati inseriti nella scuola di via Brambilla a Como (1 in seconda media e 1 in seconda elementare); quest’anno è stata la volta di 1 bambino in prima elementare e di 1 bambina all’asilo. Noi di Symploké comunque supportiamo questi casi con la massima cura e attenzione».

 

 

18 Aprile 2017: PROFUGHI, È UFFICIALMENTE operativo L’HUB

DI ACCOGLIENZA notturna IN VIA SIRTORI A COMO. Può ospitare 45 persone

 

Come annunciato in queste ultime settimane, il 18 aprile la struttura di via Sirtori a Como - che nei mesi invernali ha gestito e affrontato l’“emergenza freddo” accogliendo ogni notte quasi 50 persone - ha riaperto i battenti come “hub” di prima accoglienza per i migranti (esclusivamente uomini, esclusi i minorenni) che la Questura di Como affida alla Caritas e che in un successivo momento verranno destinati ai Centri di accoglienza (i cosiddetti CAS) sul territorio. 
Dalla data di apertura, in pochi giorni sono già “transitati” 45 migranti, tutti uomini maggiorenni (età media 25 anni) e giunti a Como dopo essere sbarcati sulle coste del Sud Italia nei giorni di Pasqua. La loro provenienza è la seguente: 7 (Somalia), 3 (Eritrea), 3 (Togo), 1 (Guinea), 2 (Camerun), 2 (Gambia), 5 (Bangladesh), 3 (Costa d’Avorio), 13 (Nigeria), 3 (Pakistan), 3 (Etiopia).

Nell’”hub” di via Sirtori queste persone trovano alloggio notturno e possono usufruire di un servizio doccia. Per il pranzo e la cena possono recarsi presso le mense cittadine, come quella in via Lambertenghi. Sempre in via Sirtori può iniziare anche l’iter per la richiesta di protezione internazionale, che sarà seguito dagli operatori della Cooperativa Symploké, mentre la titolarità e l’organizzazione dell’accoglienza sono affidate alla Caritas diocesana con l’ausilio di operatori e alcuni volontari.

«L’apertura dell’“hub” di via Sirtori - sostiene il direttore della Caritas diocesana, Roberto Bernasconi - è una decisione importante, che rientra nel percorso ordinario di questi ultimi anni intrapreso sul fronte dell’accoglienza dei migranti sul nostro territorio. È la prova di un’ulteriore disponibilità per permettere a queste persone di fare sin dall’inizio un percorso dignitoso nelle nostre comunità».

 

aggiornamento dati centro cri di via Regina a Como


Al Centro di accoglienza di via Regina a Como, gestito dalla Croce Rossa Italiana, i migranti attualmente ospitati sono in data odierna 187, di cui 92 minorenni non accompagnati.
Queste persone - come abbiamo più volte specificato in recenti aggiornamenti - transitano da Como e intendono proseguire il loro cammino verso i Paesi del Nord Europa.

 

 

 

 

10 aprile 2017 - A Prestino nasce una nuova realtà di accoglienza in parrocchia

 

A Prestino, nel quartiere periferico a sud della città di Como, un’altra realtà di accoglienza si aggiunge a quelle coordinate dalla Cooperativa Symploké (sotto, vedi l’articolo con i dati aggiornati).

Da lunedì 10 aprile, infatti, è ufficialmente aperto a una coppia di coniugi provenienti dalla Guinea un piccolo appartamento all’interno della casa parrocchiale.
La nuova realtà di accoglienza, resa disponibile dal parroco don Marco Pessina, è stata ristrutturata nei mesi scorsi e, per il momento, è messa a disposizione di questa coppia giunta a Como il 23 marzo scorso dopo una lunga odissea via mare e ospitata temporaneamente nel campo della Croce Rossa Italiana allestito in via Regina a Como.

La comunità è ben disposta verso questi nuovi parrocchiani e già alcuni volontari sono pronti a dare una mano per il loro inserimento nella comunità parrocchiale.
Nei prossimi giorni, per la coppia di migranti inizierà l’iter burocratico per la richiesta di protezione internazionale. 

 

 

8 aprile 2017 - MIGRANTI: AGGIORNAMENTO DELLE PRESENZE

NELLE REALTÀ COORDINATE DALLA COOPERATIVA SYMPLOKÉ DI CARITAS
 

Questa la situazione delle presenze nelle realtà sparse sul territorio provinciale e coordinate dalla Cooperativa Symploké.


Lora (Suore Guanelliane): 13 posti con 13 presenze (Gambia, Guinea, Costa d’Avorio, Pakistan; età media 25 anni, tutti maschi).

Rebbio (Padri Comboniani): 8 posti con 8 presenze (Ghana, Gambia, Sud Sudan, Senegal; età media 20, tutti maschi).

Lomazzo (casa parrocchiale): 10 posti con 10 presenze (Ghana, Nigeria; età media 25 anni, tutti maschi).

Griante (appartamento comunale): 8 posti con 8 presenze (Mali, Costa d’Avorio, Mali; età media 25 anni, tutti maschi).

Como-San Rocco (appartamento): 13 posti con 13 presenze (Guinea, Nigeria, Senegal, Costa d’Avorio; età media 25 anni, tutti maschi).

Albese con Cassano (Villa San Benedetto): 6 posti con 6 presenze (due famiglie nigeriane con due bambini).

Brunate (casa parrocchiale): 4 posti con 4 presenze (Costa d’Avorio, Mali; età media 30 anni, tutti maschi).

Como-associazione Eskenosen (via Prudenziana): 6 posti con 5 presenze (una famiglia pakistana composta da mamma e 4 figli).

Fino Mornasco (appartamento): 15 posti con 14 presenze (Nigeria, Mali, Benin, Gambia, Burkina Faso, Guinea-Bissau; età media 30 anni, tutti maschi).

Bregnano (casa parrocchiale): 12 posti con 12 presenze (Nigeria, Mali, Pakistan, Etiopia; età media 30 anni, tutti maschi).

Tavernerio (Padri Saveriani): 6 posti con 6 presenze (una famiglia nigeriana con un bambino; una famiglia nigeriana composta da soli coniugi; una donna nigeriana rimasta sola).

Rovellasca (appartamento): 8 posti con 8 presenze (Pakistan, Afghanistan, Somalia; età media 25 anni, tutti maschi).

Capiago (appartamento): 4 posti con 4 presenze Costa d’Avorio, Senegal; età media 22 anni, tutti maschi).


A queste persone dobbiamo aggiungerne altre 21 ospitate in altri recenti punti di accoglienza, gestiti sempre dalla Cooperativa Symploké.

·       Il primo è a Cermenate (presso la casa parrocchiale): due famiglie provenienti da Costa d’Avorio e Camerun (6 persone in tutto con due bambini nati nel 2016).

·       Il secondo è all’Istituto Sacra Famiglia (Suore della Presentazione di Maria SS al Tempio) a Como: 5 donne (provenienti da Nigeria e Gambia; età media 30 anni).

·       Infine, il terzo è presso la parrocchia di San Bartolomeo a Como (Casa Scalabrini): 10 presenze (Nigeria, Mali, Senegal, Gambia; età media 19 anni).

 

In totale sono 131 persone: 103 uomini; 6 donne, 22 persone appartenenti a 7 nuclei famigliari


DA SAPERE


Ricordiamo che il Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati (SPRAR) costituisce una rete di centri di “seconda accoglienza”, destinata ai richiedenti e ai titolari di protezione internazionale.

Esso non è dunque finalizzato (come i CDA o i CARA) a un’assistenza immediata delle persone che arrivano sul territorio italiano ma, originariamente, all’integrazione sociale ed economica di soggetti già titolari di una forma di protezione internazionale (rifugiati, titolari di protezione sussidiaria o umanitaria). Nei primi anni di attività, tuttavia, lo SPRAR ha dovuto supplire alle carenze del sistema “primario” di accoglienza, con una quota decrescente di posti assegnati anche ai richiedenti protezione (passati dall’80% nel 2004 al 28% nel 2011).

Lo SPRAR si propone due obiettivi principali: (a) offrire misure di assistenza e di protezione al singolo beneficiario; (b) favorirne il percorso di integrazione attraverso l’acquisizione di una ritrovata autonomia.

 

 

6 aprile 2017 - A Caravate una "due giorni" di formazione per gli operatori
delle realtà che si occupano di accoglienza sul territorio diocesano

 

Nell’ambito dell’impegno della Caritas diocesana di operare con sempre più attenzione e professionalità nei confronti delle fragilità sociali legate al fenomeno migratorio, nelle giornate di venerdì 31 marzo e sabato 1 aprile, presso i Padri Passionisti di Caravate, si
 è tenuto un incontro volto alla formazione professionale degli operatori e alla condivisione degli intenti e della operatività delle tre cooperative che coprono tutto il territorio diocesano: Symplokè per la zona di Como, Altra Via per la Valtellina e Agrisol Servizi per le Valli Varesine.

Così “il Settimanale della Diocesi di Como” ha riportato sul numero del 6 aprile 2017 una pagina relativa alla cronaca dell’incontro.

 

Qui sotto pubblichiamo una riflessione dell’operatore di Symploké, Stefano Sosio, che era presente ai lavori. Inoltre alleghiamo il pdf della stessa pagina che si può così leggere e scaricare.


“Pensare, accogliere, cooperare”

Tre parole per dire la formazione delle cooperative sociali che si occupano di accoglienza di richiedenti asilo.
Agrisol Servizi, Altra Via, Symploké, sono queste le tre cooperative che su mandato della Caritas diocesana di Como si occupano dell’operatività necessaria per la gestione dell’accoglienza di richiedenti asilo.
Lo stile che le anima è quello di porsi domande con cui mettere alla prova il proprio operato e, facendosi aiutare da esperti del settore, provare a dare risposte.
La "due giorni" di formazione è una prima esperienza condivisa di percorsi che potranno crescere in questo senso.

Pensare: la prima cosa che le tre cooperative sono chiamate a fare è sviluppare dei pensieri.
In un ambito in così rapida evoluzione, come quello dell’accoglienza di richiedenti asilo, che ha sottoposto a continue sollecitazioni le nostre operatività e ha messo sotto stress la nostra capacità di reazione, è fondamentale non perdere la componente del senso.
“Perché lo facciamo, come lo facciamo, entro che limiti lo facciamo?”. Sono queste le domande cui non possiamo rinunciare se intendiamo promuovere accoglienza nel solco Caritas.
A queste domande dobbiamo continuamente dare una risposta, che renda chiaro a noi e poi anche agli altri il senso di ciò che si fa.
A queste domande possiamo rispondere solo dandoci del tempo per elaborare il pensiero: per questo la formazione è una preziosa riserva dove attingere.

Cooperare: fare le cose insieme è spesso la via migliore per risolvere problemi. Le cooperative sociali l’hanno scritto già nel nome.
È la caratteristica tipica di chi crede che il pensiero, prima, e poi lo sviluppo di operatività siano migliori se fatti da più voci che si coordinano secondo alcune idee-guida.
Nella nostra Diocesi ogni cooperativa porta la specificità della zona in cui opera. Ognuna di esse, inoltre, è composta da persone che portano il proprio importante contributo.
Ma “Cooperare” è un messaggio che le cooperative lanciano anche all’esterno, dove spesso invece a predominare è la logica della contrapposizione.

Accogliere: infine, ecco l’obiettivo del nostro agire. E qui bisogna segnalare che, più che un obiettivo, l’accoglienza è lo stile, il prerequisito, la base.
Più che fare accoglienza, allora, il compito delle cooperative dovrebbe essere quello di suscitare, sostenere, curare accoglienza, dove le risorse personali e comunitarie del territorio sono il primo attore e non una risorsa di contorno.
Per diventare forti in questa consapevolezza le cooperative dell’accoglienza hanno deciso di metterla alla prova, interrogandosi e facendolo insieme.

Stefano Sosio

 

 

 

 

 

6 aprile 2017 - AGGIUNGI UN POSTO A CASA - Progetto di accoglienze
in famiglia per Rifugiati

 

Lo stile di accoglienza della Caritas diocesana di Como parte dalle risorse della comunità, e in questo caso da quel nucleo di convivenza ed esperienza di vita che è la famiglia: un soggetto che, quando si apre all’altro, lo fa con convinzione e nella libertà di una scelta consapevole, assunta nel pieno della propria responsabilità.

Ecco perché crediamo che sia proprio la famiglia il luogo giusto dove un rifugiato o titolare di altra protezione internazionale, dopo aver effettuato un percorso di inserimento sociale e legale nelle accoglienze del territorio, può trovare il supporto adeguato e necessario a perfezionare la propria “integrazione”.

Quando nasce familiarità, la paura si annulla. Il valore delle accoglienze in famiglia si misura proprio su questo: aprire la propria casa a un ospite genera una conoscenza vera, che disinnesca i discorsi ideologici e permette di affrontare diversamente molte delle criticità concrete in cui tanta altra “accoglienza”, magari fatta male, rimane bloccata.

Già nello scorso anno Caritas Italiana ha promosso il progetto “Rifugiato a casa mia”, che ha permesso di accogliere migranti nelle famiglie italiane grazie all’impegno delle Chiese locali. Sulla scorta di quell’esperienza virtuosa è tempo di attivarsi anche nella nostra diocesi.

La Caritas diocesana, che ha promosso negli ultimi anni la nascita e il lavoro delle cooperative dedicate all’accoglienza dei migranti - Symploké, Agrisol Servizi e Altra Via - mette a disposizione delle famiglie operatori professionali esperti e qualificati, già al lavoro nei percorsi di accoglienza dei migranti e che hanno già seguito fin dalle fasi iniziali i medesimi ospiti che saranno inseriti in famiglia.

Stefano Sosio, operatore Caritas diocesana e Cooperativa Symploké

 

Qui sotto, alleghiamo 4 pagine che "il Settimanale della Diocesi di Como" del 6 aprile 2017 ha dedicato in modo approfondito sull'argomento (l'ultima pagina è, inoltre, la cronaca della "due giorni" di formazione per gli operatori delle Cooperative promosse dalla Caritas e impegnate appunto nell'accoglienza dei richiedenti asilo, svoltasi recentemente a Caravate).
Infine, è possibile leggere e scaricare due documenti che illustrano i particolari del progetto "Aggiungi un posto a casa", con i soggetti coinvolti e le prospettive concrete di accoglienza sul territorio diocesano, a cura di Stefano Sosio.

 

 

 

 

 

6 aprile 2017 - Migranti (e senza dimora): le fatiche quotidiane
e le prospettive future

 

Due pagine di cronaca de “il Settimanale della Diocesi di Como” per fare il punto sulla situazione dell’accoglienza dei migranti e dei poveri nella nostra città e sul territorio.
Due pagine che presentano - come è possibile leggere nei vari articoli - alcuni aspetti emblematici della complessità delle azioni messe in campo dai vari servizi attivi per queste persone, ma soprattutto l’evolversi di settimana in settimana di una problematica da non sottovalutare.
«Siamo di fronte a una situazione molto complessa - sostiene il direttore della Caritas diocesana, Roberto Bernasconi - ma che finora siamo riusciti a gestire, nonostante le fatiche quotidiane di operatori, volontari, parroci, intere comunità. Nei prossimi mesi servirà la massima coesione tra tutti i soggetti in campo, ma soprattutto in ambito ecclesiale». 

 

 

 

 

29 marzo 2017: Valtellina e valchiavenna - il punto sul COORDINAMENTO ACCOGLIENZA MIGRANTI. Un lavoro quotidiano di grande impegno sul territorio

 

Un po’ di storia

Nella primavera del 2011, con il manifestarsi delle prime migrazioni di profughi, prevalentemente di origine subsahariana, provenienti dalla Libia, allora sotto un regime (quello di Gheddafi) dittatoriale, sul territorio della Valtellina e della Valchiavenna, così come in tutta Italia, la Caritas diocesana si è impegnata a offrire e a garantire accoglienza a queste persone: profughi in fuga da uno Stato che aveva rappresentato per loro una fonte di lavoro e sicurezza economica, ma insostenibile rispetto al rispetto della dignità di ciascuno.

Oltre all’impegno di aprire nuove strutture e comunità parrocchiali all’accoglienza, si era creato il Coordinamento Accoglienza Migranti, quale organo di raccordo tra le varie realtà, come cooperative e associazioni, impegnate direttamente nell’accoglienza e principale referente nel rapporto con le Istituzioni, gli Enti locali e il territorio nelle sue forme, coinvolte nell’organizzazione dell’allora “Emergenza Nord Africa”.

Nel rapporto con l’esterno il coordinamento ha avuto un ruolo attivo nella condivisione e nella partecipazione attiva al manifestarsi del fenomeno migratorio, con un’attenzione particolare a far incontrare l’organizzazione programmata e disposta dalle istituzioni, con le realtà, risorse e servizi presenti sul territorio della Valtellina e della Valchiavenna.

Il coordinamento diretto da un operatore Caritas vedeva coinvolte la Cooperativa Nisida di Chiavenna, la Cooperativa Ippogrifo di Sondrio e l’Associazione La Centralina, oltre a tutte le realtà strettamente legate alle comunità parrocchiali, come Casa Suor Maria Laura di Chiavenna e le parrocchie stesse impegnate in tal senso, Berbenno e Tresivio.

Il coordinamento Accoglienza migranti, interrottosi una volta rientrato il fenomeno migratorio “Emergenza Nord Africa”, è stato riattivato nella primavera del 2014 quando un nuovo fenomeno migratorio ha interessato il nostro Paese e le nostre piccole realtà: la cosiddetta “Emergenza Mare Nostrum”. Nel frattempo sono stati mantenuti vivi i rapporti intensificatisi dal 2011, attraverso la realizzazione, per le cooperative coinvolte, di nuovi progetti a favore dell’accoglienza di persone in difficoltà.

Nel 2014, come già accennato sopra, il coordinamento è stato ripreso, sempre con i due obiettivi principali di coordinamento delle accoglienze presenti sul territorio e il mantenimento di rapporti costanti con le Istituzioni, al fine di monitorare il fenomeno migratorio e essere antenna attenta e reale alle ricadute dello stesso fenomeno sul territorio della Provincia di Sondrio in particolare.

Oltre a questi due obiettivi, con le nuove realtà presenti, il coordinamento si è assunto anche il compito di formare, attraverso corsi specifici a tema, le realtà impegnate nella gestione delle accoglienze, informare e sensibilizzare il territorio provinciale attraverso incontri di aggiornamento, riflessione, testimonianza, documentazione al fine di promuovere una mentalità dell’accoglienza nuova e uno stile attento - inclusivo e non esclusivo - alla persona diversa per cultura, religione, usi e costumi.

La situazione attuale

A oggi fanno parte del Coordinamento Accoglienza Migranti della provincia di Sondrio le seguenti realtà:

-       Caritas

-       Cooperativa Sociale Altra Via

-       Cooperativa Sociale Apanthesis

-       Cooperativa Sociale Nisida

-       Cooperativa Sociale Si Può Fare

-       Istituto Don Guanella di Nuova Olonio

-       Casa Suor Maria Laura di Chiavenna con un operatore caritas

-       Cooperativa Sociale Insieme e Cooperativa Sociale San Michele, la prima in quanto prossima all’attivazione di progetti d’accoglienza, la seconda specificatamente per i minori stranieri non accompagnati.

Il Coordinamento Accoglienza Migranti ha come riferimenti importanti le indicazioni date nel mese di ottobre 2015 dal vescovo Diego Coletti sull’accoglienza e la “Carta della Buona Accoglienza”, strumento condiviso a livello nazionale proprio per sottolineare l’adesione a progetti d’accoglienza che mettano al primo posto la persona con la sua storia e la sua dignità.

Oltre al rapporto quasi quotidiano con tutte le realtà coinvolte nei progetti d’accoglienza (e quindi con i numerosi operatori e volontari), il coordinamento si ritrova all’incirca una volta al mese per fare il punto sulla situazione nel suo complesso ma anche delle singole strutture, condividere i percorsi intrapresi da ciascun membro in seno alla propria specifica identità, programmare iniziative ed eventi rivolte alla diffusione di una sana e reale informazione che porti a una consapevole e giusta conoscenza del fenomeno migratorio.

Monia Copes, operatrice Caritas diocesana

 

 

 

15 marzo 2017: profughi, decisa l’apertura ai primi di aprile dell’hub
di accoglienza in via Sirtori a Como

 

Nei primi giorni di aprile la struttura di via Sirtori a Como - che nei mesi invernali ha gestito e affrontato l’“emergenza freddo” accogliendo ogni notte quasi 50 persone - riaprirà i battenti come “hub” di prima accoglienza per i migranti (esclusivamente uomini maggiorenni) che la Questura di Como affiderà alla Caritas e che in un successivo momento verranno destinati ai Centri di accoglienza (i cosiddetti CAS) sul territorio.

«L’apertura dell’“hub” di via Sirtori - sostiene il direttore della Caritas diocesana, Roberto Bernasconi - è una decisione importante, che rientra nel percorso ordinario di questi ultimi anni intrapreso sul fronte dell’accoglienza dei migranti sul nostro territorio. È la prova di un’ulteriore disponibilità per permettere a queste persone (circa 50) di fare sin dall’inizio un percorso dignitoso nelle nostre comunità. La struttura di via Sirtori, che accoglie i profughi destinati ai CAS, fa da supporto - se così possiamo dire - al Centro di accoglienza di via Regina, gestito dalla Croce Rossa, che ospita i migranti (attualmente sono circa 140, in gran parte minorenni) che temporaneamente transitano da Como e che, come sappiamo, intendono proseguire il loro cammino verso i Paesi del Nord Europa». 

 

 

2 marzo 2017 - migranti minorenni e accoglienza a Como: la testimonianza
della psicologa Nathalie Leiba su "il settimanale della diocesi di Como"

 

«La maggior parte dei migranti che incontriamo e posso dire la totalità dei migranti transitati dalla Libia manifestano, seppur in forma differente, sintomi post-traumatici: difficoltà a dormire a causa di immagini che tornano ripetutamente e li tormentano, fino a dolori fisici di carattere psicosomatico».

A parlare di questo tema su “il Settimanale della diocesi di Como” del 2 marzo 2017 è Nathalie Leiba, psicologa di Medici Senza Frontiere (MSF) che da circa un mese ha preso servizio a Como, operando sia all’interno del campo di via Regina Teodolinda sia nella parrocchia di Rebbio.

Una dichiarazione che conferma la denuncia diffusa in questi giorni da Unicef: “Dalla Libia all’Italia, un viaggio fatale per i bambini”.
Minori che hanno bisogno di essere seguiti e accompagnati, ma questo purtroppo non sempre avviene: da una parte per la grande mobilità di chi arriva in città intenzionato a passare il confine, dall’altra per la carenza di mediatori e psicologi in grado di affiancarli.

È possibile leggere l’intero servizio al seguente link: http://www.settimanalediocesidicomo.it/2017/03/02/operatori-msf-a-como-i-minori-stranieri-hanno-bisogno-di-sostegno-psicologico-e-di-attivita/

 

 

14 febbraio 2017 - La storia dei coniugi pakistani Ghazal e Yasir
e del loro amatissimo figlio Amaris, ancora lontano da loro

 

Un lungo viaggio, estenuante, durato quattro lunghi giorni dal lontano Pakistan fino a Como.

Un viaggio della speranza, a bordo di un aereo e poi di un pullman, attraversando diversi Paesi fino alla Turchia (una cartina o Google Maps possono aiutare a capire); infine, dopo una traversata di mare dalla Grecia fino alle coste italiane, un altro faticoso e lungo percorso a bordo di un camion (non in prima classe) in compagnia di altre persone in fuga dai loro Paesi fino in terra lariana.
Quattro giorni (dal 26 al 30 luglio 2016) “infernali” - di girone in girone dantesco, in balìa di chissà quale “Caronte” di turno - in fuga dalla loro amata terra, lasciando la persona più cara - il loro bambino Amaris Zarian Yasir di 10 mesi - in mani sicure.

Neppure il tempo di pensare, di tergiversare, di rimandare di qualche ora una scelta mai voluta.
Contro natura.

Oggi i coniugi Chota (Ghazal, 29 anni, di professione infermiera; Yasir, 31 anni, artigiano falegname), sono ospiti in un piccolo alloggio della parrocchia di Sant’Orsola, grazie all’accoglienza del parroco, don Fausto Sangiani, e della sensibile comunità parrocchiale.

Sono fuggiti da Rawalpindi (una città di circa 3,3 milioni di abitanti, della provincia del Punjab, a circa 15 chilometri dalla capitale Islamabad), perché Ghazal, cristiana, nel suo Paese era accusata di blasfemia.

Il marito Yasir condivide con lei questa odissea, perché non aveva e non ha alternative. Le vuole bene (si sono sposati giovanissimi, il 22 novembre 2014), deve proteggerla, insieme “sono in salvo”, ma vogliono assolutamente ricongiungersi con il loro amatissimo Amaris, ospite protetto da una sorella del papà in una città lontano da Rawalpindi.

Appena giunti a Como - in condizioni indescrivibili, anche perché traditi dal loro “Caronte”, che al termine del viaggio (a pochi chilometri da Como) li ha privati di ogni bene (la loro unica valigia, i documenti e i pochi contanti rimasti) sfumando nel nulla - Ghazal e Yasir sono stati “presi in carico” dalla Caritas diocesana che, attraverso la mediazione della Cooperativa Symploké, ha offerto loro accoglienza, temporaneo alloggio e, soprattutto, dopo le consuete pratiche in Questura ha immediatamente inoltrato la richiesta di protezione internazionale.

Dopo un iter burocratico rapido - per evidenti motivi di persecuzione per motivi religiosi - la Commissione territoriale, che si esprime in prima istanza su questi casi, ha espresso parere positivo, riconoscendo a fine anno ai coniugi pakistani la possibilità di soggiornare nel nostro Paese per almeno cinque anni, con lo “status” di rifugiati politici.

«Oggi Amaris ha 17 mesi - dice in invidiabile inglese la mamma Ghazal, occhi scuri velati di profonda nostalgia e tanta speranza - Comunichiamo con lui via Skype due o tre volte alla settimana. In questi giorni mi ha chiamato per la prima volta “mamma”… è nelle mani affettuose della zia (la sorella di Yasir, ndr), che garantisce la sua protezione e condivide con noi questa “avventura”. Amaris non ha potuto seguirci, perché questa fuga era troppo rischiosa per un bambino di dieci mesi. Ora la nostra vita di genitori ha senso soltanto se possiamo riabbracciarlo qui in Italia».
Ghazal sorride, nonostante tutto, e si sente utile, perché ha un lavoro - fa la baby sitter - e soprattutto non è sola, perché si sente accolta, insieme con suo marito, dalla comunità di Sant’Orsola. 

Yasir ascolta le parole di Ghazal e il suo volto tradisce lo sgomento e la rabbia di chi, suo malgrado, è “vittima” di un’ingiustizia, soltanto perché coniuge di una donna cristiana perseguitata e cresciuta in uno Stato islamico. Yasir in Pakistan era un provetto falegname (a Cantù potrebbe trovare lavoro in un batter d’occhio) e attualmente è ancora in cerca di lavoro. «Amaris è al sicuro - afferma in un incerto inglese, aiutato dalla moglie - ma non vedo l’ora di riabbracciarlo. La Caritas, attraverso la Cooperativa Symploké, sta seguendo giorno per giorno il nostro caso. Siamo consapevoli che portare Amaris in Italia non sarà facile, ma abbiamo fiducia nelle persone che ci stanno aiutando. Mia moglie e io ringraziamo la Caritas e tutte le persone della comunità di Sant’Orsola che ci sono amiche. In particolare don Fausto, un sacerdote sensibile e attento».

Yasir e Ghazal vivono ogni giorno in attesa di qualche buona notizia. Nel frattempo seguono il corso di italiano organizzato in parrocchia per i migranti accolti in questi mesi a Como, frequentano la comunità, la chiesa… e pensano incessantemente ad Amaris.

Il nostro breve colloquio termina con un abbraccio e una calda stretta di mano.
«Adesso dobbiamo andare a casa - dice Ghazal con un sorriso di mamma ansiosa - Vogliamo vedere il nostro bambino via Skype e sapere dalla zia come ha trascorso la giornata».   

(Nella foto in alto, l'operatore Alessio della Cooperativa Symploké presente al colloquio,
e i coniugi Ghazal e Yasir)

 

 

9 febbraio 2017 - Valli Varesine: una storia di accoglienza in famiglia

 

Una storia esemplare di accoglienza nelle Valli Varesine.

Da alcuni mesi, infatti, una coppia di coniugi ha scelto di ospitare in famiglia una giovane migrante africana, con la collaborazione della Cooperativa sociale Agrisol, nata nell’ambito delle azioni della Caritas Diocesana di Como, mediante la fattiva e concreta partecipazione all’attività dei Centri di Ascolto Caritas delle Valli Varesine.

Ricordiamo che la stessa Cooperativa si occupa anche di progetti per insegnare ai richiedenti asilo come coltivare la terra attraverso corsi di formazione professionale.

Gli stessi coniugi hanno raccontato la loro esperienza su “il Settimanale della Diocesi di Como” del 9 febbraio 2017. 

 

 

 

 

9 febbraio 2017 - A Sant'Eusebio apre un dormitorio temporaneo per 14 migranti

 

Nella parrocchia di Sant’Eusebio a Como apre un dormitorio temporaneo per ben 14 migranti.

È questa la generosa risposta del parroco e della comunità alla richiesta fatta dalla Caritas di Como per far fronte all’accoglienza di queste persone soprattutto in questi mesi di freddo inverno. 
Il servizio, che avrà carattere temporaneo e resterà aperto fino al prossimo 31 marzo, occupa i locali dell'appartamento utilizzato in passato dal vicario. Mentre gli spazi dell'oratorio, interni ed esterni, resteranno comunque destinati alle normali attività parrocchiali.

Il dormitorio aprirà le porte dalle 20 e chiuderà alle 8 del mattino. 

La Caritas diocesana supporterà l'iniziativa con la presenza di un custode che assicurerà la presenza del servizio, gestendo gli accessi tramite Porta Aperta della Caritas. 

L'accoglienza e l'accompagnamento delle persone ospitate sarà invece garantito dai volontari.
A questo proposito, la Caritas diocesana fa un appello a tutte le "persone di buona volontà" perché si attivi un volano virtuoso per organizzare questo importante servizio a livello quotidiano.

Per informazioni: Caritas diocesana, tel. 031.3312333; info@caritascomo.it  

Un approfondimento su questo tema è stato proposto su “il Settimanale della Diocesi di Como” del 9 febbraio a firma del giornalista Michele Luppi.

 

 

 

 

6 febbraio 2017 - Valtellina: al via il corso di formazione per falegname

 

Da molto tempo in Valtellina, all’interno del Coordinamento Accoglienza Migranti, così come tra gli operatori delle singole strutture che, denominate CAS, si occupano dell’accoglienza migranti, si riflette sulla necessità di lavorare a favore delle persone accolte, sul tema della formazione (sia a più livelli - formazione sanitaria, linguistica, di educazione civica, geografica e così via, sia soprattutto lavorativa).

Una serie di osservazioni e interventi hanno dato atto che pur essendo portatori di grosse aspettative per quanto riguarda il “trovare un lavoro”, i cittadini stranieri adulti, richiedenti asilo, hanno grosse lacune per quanto riguarda una possibile proiezione della loro capacità lavorativa nei nostri territori, nella nostra cultura e secondo le regole contrattuali che definiscono e determinano il lavoro in Italia.

  • Il piano studi della maggior parte di loro non prevede la preparazione a specifiche mansioni lavorative e se lo prevede, la preparazione è soprattutto pratica e a un livello minimo di preparazione di metodo.
  • Le procedure e gli strumenti utilizzati nell’esecuzione delle diverse mansioni lavorative (falegname, meccanico, imbianchino, piastrellista, operaio edile, giardiniere…) si basano su modalità, contenuti e conoscenze non sempre aggiornati e in linea con quanto in nostro possesso. I meccanici ad esempio hanno esperienza soprattutto su macchine agricole e meccaniche in senso stretto, non hanno competenze (o scarse) sull’elettronica che contraddistingue oggi i nostri mezzi.
  • I regolamenti contrattuali del mondo del lavoro non sono conosciuti.

Tutti questi aspetti, legati anche alla difficoltà presente in maniera marcata per alcuni e un po' meno per altri relativa alla conoscenza della lingua italiana, rendono difficile la collocazione lavorativa dei migranti.
Da non sottovalutare, per ultimo, il grado di accettazione che le nostre comunità manifestano nei loro confronti, pregiudizievole oltre che per il lavoro anche per l’eventuale necessità di trovare un alloggio (per chi ha ottenuto un riconoscimento di protezione o per chi ha un lavoro e, quindi, la possibilità di sostenere spese d’affitto e altro).

Alla luce del quadro sopra riportato, si è deciso di dare priorità alla formazione su più livelli. In particolare è stato attivato un corso di formazione al lavoro di falegname, con la finalità di fornire un bagaglio di conoscenze lavorative (umane, professionali e tecniche) indispensabile per svolgere questo tipo di professione.

Come modalità per la realizzazione del presente progetto si è concordato di dare vita a dei veri e propri laboratori formativi, avvalendosi delle risorse offerte dalla Cooperativa “Si Può Fare”, presente al Coordinamento Caritas e con già esperienza su questo fronte.
La stessa Cooperativa garantisce la realizzazione del percorso formativo, grazie all’individuazione di un falegname professionista in pensione che ha dato la propria disponibilità quale “maestro del lavoro”.
Tra le persone coinvolte si sono resi disponibili anche due operatori della Cooperativa Apanthesis e della Cooperativa Altra Via.

Il corso, iniziato lunedì 6 febbraio scorso, si svolge nei giorni di lunedì e martedì dalle 9.30 alle 12.30 e dalle 14 alle 16. La durata dell’intero percorso formativo è di circa 6 mesi.

Ciascuna giornata vedrà presenti al corso 8 richiedenti asilo, adulti di sesso maschile, provenienti dal Mali, dal Ghana, dal Gambia, dalla Guinea, dalla Nigeria e dall’Egitto.
Per i richiedenti asilo che svolgono l’intera giornata, dalle ore 9.30 alle ore 16.00, e provengono da struttura esterne, la Cooperativa Si Può Fare garantisce il pranzo.

Per informazioni:

Monia Copes Caritas - Coordinamento Accoglienza Migranti
m.copes@caritascomo.it - cell. 328.7555256

Simona Venuto – Cooperativa Si Può Fare - Ass. La Centralina
lacentralina@virgilio.it - cell. 347.6157002
 

 

 

1 febbraio 2017 - a 49 migranti consegnati gli attestati di frequenza
ai corsi professionali organizzati dalla rete Caritas-ACli

 

Mercoledì 1 febbraio, presso la Sala Stemmi del Comune di Como, si è svolta la consegna degli attestati di frequenza ai corsi di formazione professionale per panettiere, mulettista e pizzaiolo a 49 giovani richiedenti la protezione internazionale che attualmente sono accolti nelle strutture del territorio comasco.
Il ciclo di specializzazione si è tenuto nella seconda metà del 2016 ed è stato realizzato grazie alla rete Caritas-Acli, di cui fanno parte anche Acli Solidarietà e Servizi, l’Opera Don Guanella, la Pastorale Migranti, la Fondazione Padri Somaschi e le Cooperative Lotta all’emarginazione, Questa Generazione e Symploké.

La consegna degli attestati è iniziata con un breve discorso del prefetto Bruno Corda, il quale ha ringraziato tutti gli enti coinvolti nell'iniziativa: «Questi ragazzi - ha sottolineato il prefetto - ora hanno in mano una cassetta degli attrezzi con la quale potranno essere cittadini del mondo laboriosi e volenterosi, ma soprattutto utili a loro stessi».
A seguire il sindaco di Como, Mario Lucini, che si è congratulato per il successo raggiunto dai giovani e ha evidenziato l’importanza di questa occasione per rafforzare i rapporti saldi tra chi accoglie e chi è accolto. Roberto Bernasconi, direttore della Caritas diocesana di Como, ha ringraziato personalmente i ragazzi per la costanza e l’impegno, sottolineando il fatto che «... in un momento tanto difficile per la loro vita sono stati capaci di essere protagonisti e fautori di qualcosa di bello».
Dopo gli interventi di Mauro Minotti, vice-presidente delle Acli, e di Carlo Losito per i Padri Somaschi, hanno preso la parola anche due ragazzi, Atiqullah Ahmadzai, proveniente dall’Afghanistan, e Makalo Sankung del Gambia, i quali hanno ringraziato tutti di cuore per la possibilità offerta loro.

È quindi seguita la consegna degli attestati tra applausi e sorrisi... e alla fine un meritato rinfresco.

 

Ecco i nominativi dei giovani premiati e facenti parte delle strutture territoriali seguite dalla Cooperativa sociale Symploké.

FINO MORNASCO

- Dansoko Brehima; Bara Abache; Amidou Moustapha

BREGNANO 

- Ewoka Ese; Osayande O. Joseph; Mehmood Shahid; Malik Sedibe; Moussa Koita

CAPIAGO 

- Sanuogo Alajie

ROVELLASCA 

- Sher Babar; Adrimzai Ashequllah; Popalzai Hassan; Faisal Muhammad; Ahmadzai Atiqullah

TAVERNERIO 

- Shichia Dennis; Osaro Kingsday 

SAN ROCCO 

- Alozie Bobby; Camara Mamadi; Coulibaly Zoumanan; Diao Bocar; Anjangbeso Kelly 

REBBIO (COMBONIANI)

- Makalo Sankung; Jammeh Mamadou

BRUNATE  

- Toure Ali; Yao Jeanpierre Oura 

LOMAZZO

- Menash Godwill 

I corsi seguiti erano 3:

Panetteria, attività formativa organizzata con la collaborazione
del Consorzio Concerto

Pizzeria, attività formativa organizzata con la collaborazione
di Fondazione Enaip

       * Mulettista, attività formativa organizzata con la collaborazione
       di ASFAP, Associazione Somasca Formazione Aggiornamento Professionale

I complimenti da tutta la grande famiglia Symploké e Caritas diocesana!

Ricordiamo - per onor di cronaca - che nel corso dell’intero 2016 sono stati complessivamente 118 i richiedenti protezione internazionale che hanno avuto modo di frequentare i percorsi formativi promossi dalla rete Caritas-Acli. Oltre a quelli di pizzaiolo, mulettiere e panettiere da segnalare anche i percorsi formativi di cameriere, imbianchino, sarto, aiuto cuoco e agricoltore.

(Nelle foto, due momenti della premiazione nella Sala Stemmi del Comune di Como)

 

 

 

25 gennaio 2017 - Migranti e senza dimora: i numeri del servizio accoglienza
di Porta Aperta a Como

 

In queste settimane particolarmente segnate dal freddo e dai continui movimenti di migranti che - anche se in numero minore rispetto all’estate scorsa e nei mesi di novembre e dicembre - sono presenti sul territorio cittadino, il servizio di accoglienza di Porta Aperta a Como non ha momenti di sosta.
I dati raccolti dagli operatori dello sportello Caritas aperto in via Tatti confermano l’importanza di un aiuto indispensabile sia per le persone senza dimora sia per i profughi che per diverse ragioni non sono seguiti dai centri di accoglienza organizzati sul territorio. «Il tradizionale servizio mensa di via Tatti, gestito dalle Suore Vincenziane e che offre un pasto caldo a mezzogiorno ai senza dimora - sottolinea Beppe Menafra, responsabile di Porta Aperta - quest’anno è stato supportato dalla mensa organizzata dalla Caritas in via Lambertenghi, nei locali messi a disposizione dai Padri della Missione che gestiscono la mensa festiva. Questo servizio offre giornalmente oltre 20 pasti che si aggiungono ai 100 di via Tatti. Ovviamente questa nuova organizzazione è stata determinata dall’afflusso di numerosi migranti, anche se in questi ultimi giorni la loro presenza è diminuita, come evidenziato anche dagli stessi operatori del Campo della Croce Rossa Italiana di via Regina».

Resta evidente, tuttavia, che anche la gestione del servizio di Porta Aperta ha “subito” un nuovo carico di lavoro. Ciò è avvenuto già quest’estate con l’emergenza dei profughi giunti a Como con l’intenzione di varcare il confine svizzero alla volta dei Paesi del Nord Europa.
E ciò sta avvenendo tuttora, anche se in termini ridotti. «I migranti che per varie ragioni non possono entrare al Campo Cri - afferma l’operatore Caritas - giungono da noi e quindi inviati alle mense cittadine. Inoltre, dobbiamo gestire le richieste di accoglienza notturna al dormitorio organizzato in via Sirtori per l’emergenza freddo e a quello di via Napoleona. Tutto, per fortuna, funziona secondo le previsioni organizzative che Caritas si è data per tempo».

Per riflettere, ricordiamo qualche dato.
Da novembre 2016 a oggi i migranti che hanno usufruito del servizio di Porta Aperta e sono stati indirizzati alla mensa di via Lambertenghi, sono stati 183. Sono uomini, tutti adulti (teniamo presente che al Campo Cri vengono accolti prevalentemente minori non accompagnati, donne e famiglie) e provenienti soprattutto da Guinea, Gambia, Nigeria ed Eritrea.

Servizio dormitorio notturno in città


I posti letto per l’accoglienza notturna offerta dalla Caritas e dai servizi appartenenti alla “Rete per la grave marginalità” in città (il cui accesso avviene attraverso Porta Aperta) sono nelle strutture di via Napoleona e di via Sirtori, dove da alcuni anni è gestito il servizio “Emergenza freddo”.
A oggi (25 gennaio 2017) in via Napoleona sono ospitate 67 persone; in via Sirtori 46. Sono prevalentemente uomini adulti (solo 14 donne) e complessivamente residenti in città. 

Il servizio in via Napoleona

Si è concluso il sesto anno di gestione del dormitorio annuale della città di Como da parte della Caritas diocesana. Il centro di accoglienza notturno di via Napoleona, aperto nella sede storica dell’Ozanam, può ospitare 49 uomini e 7 donne distribuiti in 18 camere.
Nel corso del 2016 hanno usufruito del servizio 171 ospiti, 151 uomini e 20 donne, per un totale di 16.950 notti trascorse in un luogo sicuro.
L’accoglienza è resa possibile da un folto gruppo di volontari che, con il loro calore e la loro disponibilità, collaborano quotidianamente con i custodi e il responsabile.
Nel corso degli anni è in aumento la percentuale di utenti italiani (siamo passati dal 23% del 2012 al 31% del 2016); inoltre gli operatori evidenziano che diminuiscono gli utenti saltuari e aumentano quelli ormai stabili.
Infine, nel 2017 si prevede un aumento di nuovi ospiti costituiti dai migranti che terminato il loro percorso e ottenuto l’asilo politico devono lasciare le strutture per richiedenti asilo.

Il servizio in via Sirtori

Il servizio di accoglienza notturna “Emergenza freddo”, organizzato in via Sirtori a Como, ha offerto l’anno scorso ospitalità a oltre 160 persone, e per gestire l’accoglienza sono state coinvolte più di 20 associazioni del territorio per un numero complessivo di circa 400 volontari.
Tracciare ora un dato definitivo e comparativo è prematuro. Ovviamente occorre evidenziare che anche la gestione dell’accoglienza notturna dei senza dimora è mutata per la presenza massiccia (anche non stabile) dei migranti. La stessa apertura del Campo Cri e l’accoglienza - spesso solo temporanea - in strutture e parrocchie (pensiamo a quella di Rebbio) rende difficile definire i numeri che sono in continua evoluzione. 


(Nelle foto in alto, il servizio di accoglienza notturna aperto in via Sirtori a Como e la sede di Porta Aperta in città)

 

 

 

25 GENNAIO 2017 - MIGRANTI: IL PUNTO SUL CENTRO PERMANENZA TEMPORANEO

DI VIA REGINA A COMO

 

A 4 mesi dall’apertura del Centro permanenza temporaneo di via Regina a Como - gestito da addetti del Comitato provinciale della Croce Rossa Italiana con la supervisione della Prefettura di Como - facciamo il punto dell’attuale gestione, mettendo in evidenza i dati aggiornati delle presenze.
Ovviamente, se effettuiamo un raffronto con i dati dell’apertura - avvenuta il 19 settembre 2016 e con quelli pubblicati due mesi dopo (vedi articolo in basso datato 15 novembre 2016) - le differenze sono parecchie, come è confermato da Roberto Ciriminna, l’operatore della Cooperativa Symploké della Caritas diocesana (coadiuvato da operatori delle Acli e della Cisl lariane), che è impegnato nell’indispensabile e delicato compito di mediazione legale e di supporto nelle varie problematiche burocratiche e umane che ogni giorno si verificano al centro.
«I motivi sono molteplici - dice Roberto - e anche legati a questo particolare momento stagionale: gli arrivi sono più limitati, le persone trovano accoglienza nelle altre strutture che operano sul territorio e, con ogni probabilità, i trasferimenti verso altri Paesi hanno trovato nuove modalità, che ovviamente non possiamo controllare. Sottolineo, inoltre, che i  numeri si sono notevolmente ridimensionati e in queste settimane gestiamo soprattutto presenze di minori non accompagnati, donne sole e famiglie con bambini piccoli a carico». Il Centro, quindi, è prevalentemente impegnato nell’accoglienza dei minori non accompagnati, il cui numero in questi mesi è notevolmente cresciuto e sta impegnando ulteriormente l’organizzazione territoriale dell’accoglienza, nonché il servizio di mediazione legale fatto da noi operatori di Symploké».

Ma ecco qualche dato aggiornato al 25 gennaio (ovviamente i numeri variano di giorno in giorno).

Gli ospiti che quotidianamente vengono accolti al centro sono 5 o 6 (si tratta essenzialmente di minori non accompagnati).
Le attuali presenze sono le seguenti: le donne adulte sole sono 2; gli uomini adulti soli sono 55; le minori e i minori non accompagnati sono 57 (2 femmine e 55 maschi). I nuclei familiari sono 4 (erano 12 due mesi fa). I bambini piccoli presenti nel campo sono 10 (6 maschi e 4 femmine). In prevalenza tutte queste persone ospitate a Campo provengono dall’Eritrea, Corno d’Africa, Guinea e Gambia.

Per onor di cronaca, ricordiamo che le persone accreditare al centro hanno un percorso legale “obbligato”: dopo un passaggio in Questura si può ottenere un permesso per entrare al campo e successivamente intraprendere l’iter per ottenere la richiesta di asilo. L’alternativa presenta scenari difficilmente gestibili: senza permesso, cercare di varcare il confine svizzero, oppure restare sul territorio senza permesso con tutte le incognite del caso.

«Anche in queste ultime settimane - sottolinea infine l’operatore di Symploké - resta la necessità di organizzare varie attività ricreative, formative e ludiche all’interno del campo: in prevalenza le persone presenti sono minori ed è auspicabile organizzare attività consone alla loro età. Per questo mi auguro tuttora che si attivi un movimento virtuoso di volontari per questo genere di aiuto».

Ricordiamo che nel centro di accoglienza temporaneo sono stati posizionati 50 moduli abitativi prefabbricati - tutti climatizzati e con riscaldamento - che ospitano ciascuno 6 persone. Inoltre sono funzionanti moduli con la lavanderia, servizi igienici e docce, un’infermeria e per il servizio di mediazione legale e culturale curato dalla Cooperativa Symploké. Infine, agli ospiti sono garantiti nella struttura 3 pasti al giorno, grazie a una convenzione con una società esterna di catering.
Ai migranti che entrano nel campo serve un tesserino di riconoscimento con foto, nome, cognome e nazionalità. Gli ospiti sono liberi di entrare e uscire dalle 7.30 alle 22 di ogni giorno. Alle 24 i cancelli chiudono per garantire il riposo notturno. Agli stessi ospiti è possibile assentarsi dal centro per 72 ore consecutive.

 

 

 

15 gennaio 2017 - Giornata del migrante e del rifugiato con il vescovo oscar

 

Domenica 15 gennaio 2017, nella chiesa di San Bartolomeo a Como il vescovo, mons. Oscar Cantoni, ha celebrato la Santa Messa in occasione della Giornata del Migrante e del Rifugiato. Tante le comunità migranti del territorio presenti durante la celebrazione e nella giornata di festa. «Nella Chiesa non esiste la parola straniero… È bello scoprire di essere tanti, diversi, tutti figli amati da Dio e perciò fratelli…», ha detto il vescovo nell’omelia.

Qui sotto, è possibile leggere e scaricare la pagina de “il Settimanale della Diocesi di Como” del 19 gennaio 2017 dedicata all’argomento.

 

 

 

 

12 gennaio 2017 - Profughi, al via i nuovi corridoi umanitari
Promossi dalla CEI e dalla Comunità di Sant’Egidio

 

A Roma è stato firmato al Viminale il Protocollo di intesa per l’apertura di nuovi corridori umanitari che permetteranno l’arrivo in Italia, nei prossimi mesi, di 500 profughi eritrei, somali e sud-sudanesi, fuggiti dai loro Paesi per i conflitti in corso.

A siglare il “protocollo tecnico” quattro soggetti: la Conferenza Episcopale Italiana (che agirà attraverso la Caritas Italiana e la Fondazione Migrantes) con il Segretario Generale, Mons. Nunzio Galantino, e la Comunità di Sant’Egidio con il suo Presidente, Marco Impagliazzo, come promotori; il Sottosegretario all’Interno Domenico Manzione e il Direttore delle politiche migratorie della Farnesina, Cristina Ravaglia, per lo Stato italiano.

“Troppo spesso ci troviamo a piangere le vittime dei naufragi in mare, senza avere il coraggio poi di provare a cambiare le cose: questo Protocollo consentirà un ingresso legale e sicuro a donne, uomini e bambini che vivono da anni nei campi profughi etiopi  in condizioni di grande precarietà materiale ed esistenziale”, dichiara Mons. Galantino, che aggiunge: “La Chiesa Italiana si impegna nella realizzazione del progetto facendosene interamente carico – grazie ai fondi 8 per mille – senza quindi alcun onere per lo Stato italiano;  attraverso le diocesi accompagnerà un adeguato processo di integrazione ed inclusione nella società italiana”.

Il fondatore della Comunità di Sant’Egidio, Andrea Riccardi, commenta: “Questo accordo per nuovi corridoi umanitari, che siamo felici di realizzare con la Cei, risponde al desiderio di molti italiani di salvare vite umane dai viaggi della disperazione. Si tratta di un progetto che offre a chi fugge dalle guerre non solo la dovuta accoglienza ma anche un programma di integrazione. L’Europa, tentata dai muri come scorciatoia per risolvere i suoi problemi e troppe volte assente, guardi a questo modello di sinergia tra Stato e società civile replicabile anche in altri Paesi”.

Secondo l’Alto commissariato dell’Onu per i rifugiati (Unhcr), l’Etiopia oggi è il Paese che accoglie il maggior numero di rifugiati in Africa, più di 670.000 persone: un afflusso di dimensioni tanto ampie è stato determinato da una pluralità di motivi, da ultimo la guerra civile in Sud Sudan scoppiata nel dicembre 2013.

(Fonte Caritas Italiana)

Sull’argomento e sull’attuale situazione dell’immigrazione in Italia presentiamo una pagina de “il Settimanale della Diocesi di Como” del 19 gennaio 2017 e il testo ufficiale in formato pdf del documento Cei - Comunità di Sant’Egidio.

 

 

 

 

 

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