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2015: profughi archivio notizie

 

 

 


 

25 DICEMBRE 2015 - GLI OPERATORI E I COLLABORATORI DELLA COOPERATIVA SYMPLOKÉ AUGURANO A TUTTI UN SERENO NATALE E UN 2016 DI PACE!

 

Foto di gruppo degli operatori della Cooperativa sociale Symploké durante l'inaugurazione della nuova sede a Como, in piazza San Rocco.
Symploké, promossa dalla Caritas diocesana, è impegnata sul fronte dell'accoglienza dei richiedenti asilo in provincia di Como, anche grazie alla collaborazione di numerose parrocchie.
La sede sorge in alcuni locali, interamente ristrutturati, all'interno del vecchio oratorio di San Rocco.

 

 

 

20 DICEMBRE 2015 - AGGIORNAMENTO SULL'ACCOGLIENZA PROFUGHI
COORDINATA DALLA COOPERATIVA  SYMPLOKÉ DELLA CARITAS DIOCESANA

 

Dopo la chiusura degli spazi di via Sirtori a Como (presso il Centro Cardinal Ferrari) per poter allestire dal 1° dicembre al 2 aprile 2016 il servizio di accoglienza notturna dei senza dimora della città di Como nell’ambito del progetto “Emergenza freddo”, facciamo il punto sulla situazione dell’accoglienza profughi che sono seguiti dalla Cooperativa sociale Symploké della Caritas diocesana di Como.

Fino al 30 novembre 2015 in via Sirtori erano ospitati circa 30 profughi provenienti da Nigeria, Mali, Pakistan, Benin, Burkina Faso, Gambia. Tutti uomini dai 18 ai 40 anni e tuttora in attesa di essere ascoltati dalla Commissione territoriale per l’ottenimento della protezione internazionale (in questa sezione del sito sono leggibili e scaricabili documenti in pdf per conoscere in dettaglio questi temi).

Queste 30 persone sono così state alloggiate in realtà parrocchiali che nel frattempo si sono rese disponibili a ospitarle.

REALTÀ NUOVE E VIRTUOSE

Negli ultimi mesi, grazie anche all’appello rivolto alle parrocchie della Diocesi dal vescovo di Como, mons. Diego Coletti, e dal direttore della Caritas diocesana, Roberto Bernasconi, alcune realtà sul territorio hanno dato la loro disponibilità e hanno “aperto le loro porte” ai profughi giunti a Como dopo essere fuggiti dalla guerra e dalla fame. 
Brunate. Dal mese di novembre 2015 la parrocchia di Brunate ha messo a disposizione un appartamento, in precedenza ristrutturato, e ha così ospitato 4 persone (3 della Costa d’Avorio e 1 del Mali) che sono seguiti quotidianamente da un operatore Caritas e si sono ben integrate nella comunità.
Bregnano. Anche a Bregnano la parrocchia ha ospitato da fine novembre 12 persone (4 del Pakistan, 5 nigeriani e 3 del Mali) in una casa di corte ristrutturata (è un appartamento su due piani) grazie alla collaborazione tra la stessa parrocchia e la Cooperativa Symploké.
Fino Mornasco. In questa cittadina alla periferia di Como una famiglia del luogo ha deciso di mettere a disposizione un immobile, dove tuttora sono alloggiate 12 persone: (5 nigeriani, 3 del Mali, 2 del Burkina Faso, 1 del Benin e 1 del Gambia).

Tutti i profughi ospitati a Brunate, Bregnano e Fino Mornasco sono in attesa dell’audizione presso la Commissione per ottenere la protezione internazionale. Nel frattempo saranno messi in condizione di inserirsi nei corsi di italiano organizzati sul territorio comasco. Inoltre, a Bregnano e a Fino è stato recentemente organizzato un incontro pubblico – al quale hanno partecipato più soggetti tra cui rappresentanti delle parrocchie, dell’amministrazione comunale e dell’associazionismo locale – per suggerire e far nascere sinergie e collaborazioni al fine di impegnare queste persone in vari ambiti, tra cui il volontariato di pubblica utilità.

Ricordiamo, infine, che ad Albese con Cassano due coppie nigeriane (entrambe in attesa di un figlio) sono ospitate in un appartamento in zona. Anche queste persone, che sono in attesa di essere ascoltate dalla Commissione, sono state inserite in un corso di italiano che viene organizzato a Erba. Invece, a Como, presso l’associazione Eskènosen, è ospitata una famiglia formata da papà, mamma e due bambine gemelle (prima erano alloggiate nella parrocchia di Olgiate Comasco).  

AGGIORNAMENTO DELL’ITER LEGALE

6 persone sono “in uscita”: hanno ottenuto la “protezione per motivi umanitari” e la Prefettura propone loro il cosiddetto Sprar, il sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati, che consiste in 6 mesi di accoglienza. La persona, essendo in possesso di un permesso di soggiorno di due anni rilasciato dalla Questura per “motivi umanitari”, trascorsi i 6 mesi nel centro Sprar deve sostenersi autonomamente.
2 persone sono “in uscita” (una mamma con un bambino): hanno ricevuto lo stato di “rifugiato”, cioè hanno un permesso di soggiorno che dura 5 anni ed è rinnovabile a vita,  e sono in attesa di trasferimento in un centro Sprar.
57 persone hanno ricevuto la risposta negativa nella prima audizione presso la Commissione territoriale. Ora, grazie all’aiuto degli operatori Symploké, stanno inoltrando le procedure per fare ricorso.
13 persone attualmente sono invece in attesa della prima risposta della Commissione, mentre altre 78 sono in attesa di essere convocate per la prima volta dalla stessa Commissione.
Questi 91 profughi, nel frattempo, frequentano la scuola di italiano, sono iscritti a corsi di formazione e tirocini e sono impegnati in opere di volontariato sociale.

 

TABELLA INFORMATIVA


Persone accolte nelle strutture gestite dalla Cooperativa sociale Symploké

Bregnano (parrocchia): 12

Fino Mornasco (privato): 12

Brunate (parrocchia): 4

Lomazzo (parrocchia): 10

Rebbio (Como - Padri Comboniani): 8

Lora (Como - Suore guanelliane): 13

Griante (appartamento comunale): 8

San Rocco (Como - oratorio): 13

Albese con Cassano (Suore Ospedaliere di Villa San Benedetto Menni): famiglie 2+2

Como (associazione Eskènosen): 1 famiglia con 2 bambine di 8 mesi

Totale: 88 persone

Persone seguite per l’iter legale

San Bartolomeo (parrocchia): 6

Sant’Orsola (parrocchia): 6

Olgiate Comasco (parrocchia): 7

Associazione “Mani unite per l’umanità”: 7

Ponte Chiasso (“Casa della Giovane”): 7 donne

Opera Don Guanella: 17

Rebbio - Como (parrocchia): 4

Sorico (parrocchia): 3

Cooperativa “San Giacomo” (l’impegno di Symploké è solo per seguire l’iter dei ricorsi): 14

Totale: 71 persone

 

La situazione di queste 156 persone è la seguente:

In attesa della risposta della Commissione: 13

Persone che hanno avuto risposta negativa: 57

Persone che hanno ottenuto la protezione internazionale per motivi umanitari: 6

Persone che hanno ottenuto lo status di rifugiato politico: 2

Persone ancora in attesa dell’audizione in Commissione: 78


Testo a cura di Alessio, coordinatore accoglienza dell’équipe accoglienza della Cooperativa
Sociale Symploké

 

 

 

 

30 NOVEMBRE 2015 - PROFUGHI, INCONTRO IN BIBLIOTECA A SONDRIO

 

Presentiamo un articolo di cronaca, pubblicato sul "il Settimanale della Diocesi di Como" del 12 dicembre 2015, e relativo a un incontro presso la Biblioteca di Sondrio sul tema dell'accoglienza migranti in Valtellina, svoltosi il 30 novembre scorso per far conoscere e far riflettere sul fenomeno migratorio in questa zona della nostra Diocesi. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

23 0TTOBRE 2015 - LA STORIA DI GIAMPAOLO, OPERATORE PRESSO IL CENTRO CARITAS

 

Pubblichiamo la pagina di cronaca de "il Settimanale della Diocesi di Como" del 19 settembre scorso, dove sono documentate la testimonianza e la storia di Giampaolo, operatore della Caritas diocesana presso il Centro di accoglienza dei profughi di via Sirtori.

L'intervista, scritta con sensibilità e umana condivisione dal bravo giornalista Marco Gatti, traccia un percorso di vita singolare e l'attuale esperienza di un uomo al servizio di chi, "straniero in terra straniera", vive ogni giorno la speranza di trovare accoglienza, un pernesso di soggiorno, un lavoro, una casa... una vita normale lontano da guerre e povertà.

Ringraziamo Marco Gatti e il "Settimanale" che ci hanno permesso di pubblicare questa bella testimonianza.

 


 

 

22 OTTOBRE 2015 - ACCOGLIENZA PROFUGHI: PRESENTATE LE LINEE GUIDA DELLA DIOCESI

 

«È nel solco del Vademecum dei Vescovi italiani che ho chiesto agli Uffici diocesani Caritas e Migranti di aiutarci a elaborare alcune linee guida per stimolare l’opera di accoglienza. Il Santo Padre, fin dal suo primo viaggio apostolico all’Isola di Lampedusa, e poi in maniera esplicita nel corso dell’Angelus del 6 settembre scorso, ci ha invitato a spalancare le porte dell’accoglienza per saper offrire a chi arriva “una speranza concreta”. Soprattutto alla vigilia di questo grande Giubileo della Misericordia, che chiama ciascun credente e le comunità cristiane a essere non solo beneficiari ma anche artefici della divina misericordia».

Con queste parole il vescovo di Como, mons. Diego Coletti, ha presentato il 22 ottobre 2015 le Linee-guida diocesane per l’accoglienza dei richiedenti asilo e rifugiati. Un documento importante che vuole essere guida e strumento di sensibilizzazione per tutta la comunità diocesana sul tema dell’accoglienza dei migranti.

«Il mio invito - sottolinea mons. Coletti - è che le parrocchie, i vicariati, le associazioni ecclesiali o di ispirazione cristiana, le comunità religiose e più in generale ogni fedele laico battezzato, sentano come rivolto a se stessi l’appello del Papa, rinnovando – come affermano i Vescovi italiani – la disponibilità a curare le ferite di chi è in fuga con la solidarietà e l’attenzione, riscoprendo la forza liberante delle opere di misericordia corporale e spirituale. L’appello del Papa non trova impreparata la nostra Chiesa. Infatti, la diocesi di Como, tramite la Caritas e la rete delle parrocchie, ha già aperto le sue porte a quasi duecento richiedenti asilo, e si vede già da molto tempo impegnata ad affiancare in vario modo le realtà civili impegnate nell’opera di accoglienza. Ringrazio di cuore la Caritas diocesana e l’Ufficio Migranti della Diocesi per il lavoro svolto che ora consegno alle nostre comunità».

Le Linee-guida diocesane per l’accoglienza dei richiedenti asilo e rifugiati sono disponibili sul sito della Diocesi di Como www.diocesidicomo.it (sotto è possibile leggere e scaricare il documento) e possono anche essere richieste, in formato pdf, a “il Settimanale della Diocesi di Como” scrivendo a setcomo@tin.it.

Ricordiamo che su “il Settimanale della Diocesi di Como” del 24 ottobre 2015 sono state pubblicate tre pagine di approfondimento sul tema. L’intento è di fare il più possibile chiarezza, andando oltre i facili luoghi comuni, per dare voce alla realtà delle cose (sotto è possibile leggere e scaricare l'interessante report).

Infine, segnaliamo che la redazione de "il Settimanale della Diocesi di Como" ha realizzato recentemente un video esplicativo sul tema (sotto è possibile accedere alla visione dello stesso).

(In alto a sinistra, la prima pagina de "il Settimanale della Diocesi di Como" del 24 ottobre 2015 con l'editoriale del direttore, don Angelo Riva, sul tema trattato)

 

  • >>> Accoglienza migranti: le Linee guida della Diocesi. Leggi il testo integrale

 

 

 

 

1 OTTOBRE 2015 - ACCOGLIENZA: AGGIORNAMENTO DATI IN PROVINCIA DI COMO 

 

Pubblichiamo un aggiornamento della situazione dell'accoglienza profughi e un'intervista ad Alessio, operatore dell'équipe della Cooperativa sociale Symploké

Ad oggi sono oltre 1.200 i profughi presenti sul territorio della provincia di Como. Di questi più di 100 sono seguiti nell’iter legale per il riconoscimento della protezione internazionale dalla Cooperativa sociale Symploké della Caritas diocesana di Como.
A Sondrio e in Valtellina i migranti ospitati sul territorio sono oltre 660.
Gli arrivi, nelle ultime settimane, sono calati, ma non sono mai cessati. E ciò ha comportato e tuttora comporta un continuo lavoro organizzativo supportato dagli operatori e dai numerosi volontari che operano sul territorio.

L'impegno della Cooperativa sociale Symploké

Ad oggi Symploké è impegnata direttamente nella gestione di 6 strutture di accoglienza: l’appartamento parrocchiale di Como-San Rocco (13 uomini dalla Nigeria, Senegal, Costa d’Avorio, Guinea); i locali di via Sirtori presso il Centro Card. Ferrari a Como (45 uomini - e in caso di emergenza anche nuclei famigliari - da diversi Paesi dell’Africa e Asia); gli spazi presso l’Istituto Figlie S. Maria Divina Provvidenza di Lora (13 uomini dal Gambia, Ghana e Pakistan); l’appartamento comunale di Griante (8 uomini dal Mali e Costa d’Avorio); l’appartamento parrocchiale di Lomazzo (10 uomini dalla Nigeria); gli spazi dell’Istituto dei Padri Comboniani a Como-Rebbio (8 uomini da Gambia e Ghana).

Inoltre, grazie all’impegno dei suoi operatori e dei suoi collaboratori, la Cooperativa segue l’iter burocratico e lagale degli ospiti di altre strutture: i due appartamenti gestiti dal consorzio “Il Solco” e da M.U.p.U. (Mani unite per l’umanità) di Como-Lora e Orsenigo (ospitano nuclei famigliari dalla Nigeria); la parrocchia di Como-Rebbio (5 persone dal Mali, Senegal, Gambia e Ghana); alcuni spazi della Casa della Giovane di Como-Ponte Chiasso (alcune donne nigeriane e 1 bambino); la parrocchia di Olgiate Comasco (circa 10 uomini dal Mali e una famiglia); la parrocchia di Sant’Orsola a Como (6 uomini dal Mali e Costa d’Avorio); l’appartamento nella parrocchia di San Bartolomeo a Como (che ospita una decina uomini provenienti dal Gambia).

La parola all'operatore Alessio dell'équipe di Symploké

In questi mesi - come abbiamo già registrato nei report presenti in questa sezione del sito dedicata all’accoglienza dei profughi - la vita delle persone ospitate è stata gestita al meglio e senza particolari problemi. La maggior parte delle persone si è integrata svolgendo varie attività sul territorio e partecipando anche ai corsi di formazione professionale e di italiano che tuttora sono organizzati e riproposti a Como e in provincia.

«Resta purtroppo l’incognita dell’iter delle domande fatte per la richiesta di protezione internazionale - dice Alessio, operatore dell’équipe di Symploké – un iter che implica a volte un anno e mezzo di estenuante attesa e di speranze deluse. In queste ultime settimane sono arrivati i primi rigetti ai numerosissimi ricorsi presentati dopo aver ricevuto il primo diniego. Ricordo i primi due casi a Griante e 1 nella parrocchia di Sant’Orsola. Fortunatamente si sono registrate anche risposte positive. Due casi a Lora: un gambiano e un senegalese, 4 a Rebbio (provenienti da Eritrea, Gambia, Senegal e Ghana), un ospite dai Padri Comboniani del Gambia e due della parrocchia di Sant’Orsola provenienti dal Mali».

Ricordiamo che chi ha ricevuto la risposta positiva in prima istanza dalla Commissione o dopo il ricorso ha ottenuto lo status di protezione umanitaria (due anni di permesso, che va poi riconfermato), la protezione sussidiaria (cinque anni di permesso, che va poi riconfermato, per chi ha problemi nel Paese di provenienza non necessariamente legati a persecuzioni personali) o, infine, lo status di rifugiato politico (5 anni di permesso che si rinnovano automaticamente).

«Recentemente – ricorda inoltre Alessio – è stato avviato un tirocinio lavorativo di un uomo del 1985 del Gambia che è ospitato a Lora dalle Suore Guanelliane. Questa persona, che ha ottime capacità di rapportarsi agli altri e conosce bene inglese, francese, arabo e italiano (oltre a diverse lingue locali dell’Africa Centrale) offre il suo servizio a supporto dell’attività di accoglienza dei tre operatori di Symploké che operano nella struttura di via Sirtori. Anche questa persona ha avviato l’iter di ricorso alla sua prima domanda di protezione internazionale. Tutti speriamo nel buon esito finale di questa procedura».

In queste ultime settimane, in seguito anche all’appello di Papa Francesco per sensibilizzare le parrocchie di tutta Italia (e a livello europeo) ad “aprire le loro porte” all’accoglienza, sul territorio provinciale di Como alcuni parroci hanno annunciato la loro disponibilità a mettere a disposizione alcuni spazi per ospitare queste persone.  

(nella fotografia in alto, un gruppo di ospiti del centro di via Sirtori, durante un corso di italiano aiutati dalla volontaria Ilaria)

 

 

 

1 OTTOBRE 2015 - MIGRANTI, MESSAGGIO DEL PAPA PER LA GIORNATA MONDIALE DEL 2016

 

Giovedì 1 ottobre 2015 è stato reso noto il messaggio di Papa Francesco ("Migranti e rifugiati ci interpellano. La risposta del Vangelo della Misericordia") che sarà il tema centrale per la prossima Giornata mondiale del 17 gennaio 2016.
Pubblichiamo uno stralcio tratto dal sito della Fondazione Migrantes (www.migrantes.it). In fondo è possibile leggere e scaricare il testo integrale.

Messaggio per la Giornata mondiale del Migrante e del Rifugiato 2016

[...] Nella nostra epoca, i flussi migratori sono in continuo aumento in ogni area del pianeta: profughi e persone in fuga dalle loro patrie interpellano i singoli e le collettività, sfidando il tradizionale modo di vivere e, talvolta, sconvolgendo l’orizzonte culturale e sociale con cui vengono a confronto.

Sempre più spesso le vittime della violenza e della povertà, abbandonando le loro terre d’origine, subiscono l’oltraggio dei trafficanti di persone umane nel viaggio verso il sogno di un futuro migliore. Se, poi, sopravvivono agli abusi e alle avversità, devono fare i conti con realtà dove si annidano sospetti e paure. Non di rado, infine, incontrano la carenza di normative chiare e praticabili, che regolino l’accoglienza e prevedano itinerari di integrazione a breve e a lungo termine, con attenzione ai diritti e ai doveri di tutti. Più che in tempi passati, oggi il Vangelo della misericordia scuote le coscienze, impedisce che ci si abitui alla sofferenza dell’altro e indica vie di risposta che si radicano nelle virtù teologali della fede, della speranza e della carità, declinandosi nelle opere di misericordia spirituale e corporale. Sulla base di questa constatazione ho voluto che la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato del 2016 fosse dedicata al tema: “Migranti e rifugiati ci interpellano. La risposta del Vangelo della misericordia”. I flussi migratori sono ormai una realtà strutturale e la prima questione che si impone riguarda il superamento della fase di emergenza per dare spazio a programmi che tengano conto delle cause delle migrazioni, dei cambiamenti che si producono e delle conseguenze che imprimono volti nuovi alle società e ai popoli. Ogni giorno, però, le storie drammatiche di milioni di uomini e donne interpellano la Comunità internazionale, di fronte all’insorgere di inaccettabili crisi umanitarie in molte zone del mondo. L’indifferenza e il silenzio aprono la strada alla complicità quando assistiamo come spettatori alle morti per soffocamento, stenti, violenze e naufragi. Di grandi o piccole dimensioni, sono sempre tragedie quando si perde anche una sola vita umana…

 

 

 

 

 

 

22 SETTEMBRE 2015 - ACCOGLIENZA PROFUGHI, LE LINEE GUIDA DELLA DIOCESI

 

Le parole del Vescovo all'Assemblea del clero. 
Atteso per le prossime settimane un documento di indirizzo per le parrocchie.

«Nell’organizzazione dell’accoglienza mi sta a cuore che si imposti un’azione di alto valore ecclesiale… La parrocchia non è un ente meramente esecutivo e il parroco non è una figura cui delegare compiti organizzativi... È vero, piuttosto, che la parrocchia è comunità cristiana capace di catalizzare le forze sul territorio e di animare il servizio dei cristiani… mentre il parroco è formatore e uomo di comunione».

A scriverlo è il Vescovo della diocesi di Como, monsignor Diego Coletti, il quale, lo scorso 22 settembre, nell’ambito dell’annuale assemblea diocesana del clero, in Seminario – alla quale hanno preso parte oltre 250 sacerdoti – ha presentato una prima bozza di un articolato documento dal titolo “Migranti e profughi nell’orizzonte della Chiesa di Como”.

Il testo sarà ancora oggetto di confronto e discussione, a partire da un incontro straordinario dei Vicari Foranei – convocato per il prossimo 7 ottobre – e del consiglio pastorale diocesano dei laici.
«Serve un’accoglienza intelligente e capace di progettualità – ha sottolineato il Vescovo nel consegnare il vademecum – Il cristiano non ha bisogno di fatti emotivamente forti per reagire, ma sa capire e rispondere con serietà ai problemi, perché a orientarlo è la consapevolezza che l'altro è un fratello, con pregi e difetti, come tutti». Il riferimento magisteriale di queste linee-guida è l'enciclica di papa Benedetto XVI “Deus caritas est”. «La nostra diocesi – ricorda ancora monsignor Coletti – da tre anni è impegnata sul fronte dell'accoglienza».

Attualmente - ricorda il direttore di Caritas Como Roberto Bernasconi - fra le province di Como, Sondrio, Lecco e Varese «si contano più di 1700 richiedenti asilo, il 20% dei quali è seguito direttamente dalla Caritas». L'assistenza si realizza attraverso il sostegno legale e burocratico, i corsi di italiano e di formazione, ma anche l'ospitalità.
«Sono una decina le parrocchie che hanno aperto le loro porte - riprende Bernasconi - cui si aggiungono una trentina di realtà fra congregazioni religiose, associazioni o istituzioni diocesane, come il Centro "Cardinal Ferrari", sede degli uffici pastorali, dove una parte della struttura è stata destinata a questa finalità. Molti altri hanno dato la loro disponibilità. Ora - conclude il direttore - valuteremo cosa fare».

«La Chiesa – scrive ancora il Vescovo Coletti – deve agire come stimolo e fermento per lo Stato laico e la società civile; partecipa alla costruzione di una società giusta; agisce, con il suo impegno diretto, in forma di supplenza dell’autorità civile, là dove fosse necessario».

Tre le situazioni di accoglienza: in famiglia – un’eventualità allo studio della Caritas, che ne sta vagliando gli aspetti normativi; in strutture parrocchiali, associative o di congregazioni religiose; in collaborazione con le realtà civili presenti sul territorio della parrocchia. Il documento analizza le leggi, suggerisce stili e comportamenti, sottolinea l’importanza della collaborazione con le Prefetture, sollecita la rendicontazione di entrate e uscite, nel rispetto della gestione del denaro pubblico. Un documento in bozza ma già molto preciso, dunque, «perché l’argomento è attuale e continuerà a esserlo per molto tempo», è la chiosa di monsignor Coletti.

(tratto dal sito della Diocesi di Como)

 

 

 

 

 

 

 

15 SETTEMBRE 2015 - SYMPLOKÉ, OERATIVA LA NUOVA SEDE

 

La nuova Cooperativa sociale Symploké, promossa dalla Caritas diocesana, nata per costruire progettualità e servizi in ambito sociale e, in questa fase particolare, per coordinare l’accoglienza di oltre 40 profughi e rifugiati ospitati dalla rete Caritas, ha una nuova sede operativa in via Regina Teodolinda 61, nei pressi di piazza San Rocco a Como.
Si dà così compimento a un progetto pensato da tempo.
Il cammino da fare è appena iniziato e in futuro le attenzioni della Cooperativa Symploké si giocheranno anche su altre forme di marginalità sociale che interessano le nostre comunità, come la grave emarginazione e le nuove povertà che coinvolgono uomini, donne e intere famiglie in difficoltà per la crisi economica in atto.

 

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

 

 

 

 

 

 

21 AGOSTO 2015 - AGGIORNAMENTO DATI E UNA RIFLESSIONE DEL DIRETTORE DELLA CARITAS

 

Il dato è aggiornato al 21 agosto 2015: in tutte le strutture impegnate nell’accoglienza, sono attualmente circa 1.030 i profughi ospitati in provincia di Como e circa 500 in provincia di Sondrio.
I migranti, che sono seguiti direttamente dalle strutture gestite dalla Cooperativa sociale Symploké, sono circa 50, altri 100 hanno comunque una supervisione della Caritas diocesana. In Valtellina le persone seguite dalla Caritas sono 50.

«Sono numeri che devono far  riflettere – afferma il direttore della Caritas diocesana, Roberto Bernasconi – Gli sbarchi continuano incessantemente e le persone che arrivano in queste ultime settimane provengono in prevalenza dall’Africa subsahariana. Ciò significa che la maggior parte di loro non hanno intenzione di spostarsi verso il Nord Europa, ma intendono restare sul territorio perché sono mossi da motivi economici e sono quindi soprattutto in cerca di lavoro».

La situazione, quindi, è in continua evoluzione. E le prospettive sono un’incognita. «Senza dubbio – continua Roberto Bernasconi – Soprattutto perché non c’è tuttora chiarezza sul problema accoglienza a livello nazionale. La politica arranca e gli ostacoli burocratici si moltiplicano a tutti i livelli. Per esempio: non si riesce a decidere se dare i permessi, non si riesce a stabilire quale tipo di permesso dare, aumentano i rischi di congestionare le strutture contrariamente alle direttive in atto. I dinieghi alle domande di accoglienza sono all’ordine del giorno e spesso la tappa finale è il decreto di espulsione. Tutto ciò porta a rendere molto concreto tra pochi mesi il problema di avere tra noi tante persone senza dimora, senza prospettive, senza futuro».

Se l’orizzonte dei prossimi mesi è carico di nuvole minacciose, il presente è ancora fatto comunque di accoglienza e amorevole ospitalità. «Certamente, e la Caritas è tuttora impegnata ogni giorno con i suoi bravi operatori, i generosi volontari e tutti coloro che nelle strutture e nelle parrocchie danno una mano concreta e preziosa. Tuttavia, mi permetto di fare una considerazione: purtroppo a distanza di quasi un anno e mezzo dai primi arrivi, sono ancora molti coloro che non vedono di buon occhio il nostro lavoro e sono ancora tante le parrocchie che non aprono le loro porte a queste persone. Tutto ciò mi rattrista, ma non smetterò mai di insistere in ogni occasione per creare sensibilità e rinnovare stimoli sia tra i laici sia tra i sacerdoti. Nessuno può chiamarsi fuori da questa emergenza umanitaria. Nessuno».        

 

 

 

 

 

 

 

 

 

01 AGOSTO 2015 - PAGINA CARITAS SULLA COOPERATIVA SYMPLOKÉ

 

 

È stata pubblicata sul numero de “il Settimanale della Diocesi di Como” del 01 agosto 2015 la nuova pagina Caritas. 

Il tema trattato è la presentazione dell'attività della Cooperativa sociale Symploké della Caritas diocesana di Como, nata per gestire l'emergenza profughi, ma con altri obiettivi a medio/lungo termine sul fronte delle povertà della città e della Diocesi comense. 

Nella pagina sono così illustrate le finalità della Cooperativa e alcune testimonianze di operatori Caritas impegnati in questi mesi nella gestione dell'accoglienza profughi a Como, soprattutto nelle strutture che sono gestite dalla stessa Caritas diocesana.   

 

25 LUGLIO 2015 - UNA PAGINA DI RIFLESSIONI SU "IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO"

 

Su "il Settimanale della Diocesi di Como" del 25 luglio 2015 è pubblicata un'intera pagina di riflessioni sull'accoglienza profughi nella nsotra Diocesi.

Segnaliamo questa pagina e invitiamo a leggere la riflessione del direttore della Caritas diocesana, Roberto Bernasconi, su questo tema di scottante attualità.

 

 

 

30 GIUGNO 2015 - NUOVE ACCOGLIENZE A COMO E SITUAZIONE RICORSI

 

Ecco qualche dato aggiornato relativo all’accoglienza profughi in città di Como.

Fino al 25 giugno 2015 dal dormitorio di via Sirtori - allestito in questi ultimi mesi per ospitare nuovi migranti giunti in città - sono transitate 136 persone. Di queste, 75 si sono allontanate autonomamente nei giorni successivi al loro arrivo (prevalentemente eritrei e siriani). Altri sono stati trasferiti in altri centri di accoglienza organizzati sul territorio (alcuni coordinati dalla stessa Caritas), mentre nella struttura di via Sirtori sono rimaste 23 persone provenienti da Costa d'Avorio, Senegal e Nigeria.
Il 30 giugno è previsto l'arrivo di altre 25 persone, tra cui un nucleo familiare.

Ricordiamo che in questi ultimi giorni la Caritas diocesana, attraverso i suoi operatori, sta seguendo quotidianamente le pratiche relative alla richiesta di permesso di asilo. Finora è molto alta la percentuale delle persone che hanno avuto il diniego da parte della Commissione che si occupa di valutare le richieste e, quindi, si è impegnati a garantire a tutti i migranti la possibilità di fare ricorso.

 

22 GIUGNO 2015 - CONSEGNATI I PRIMI ATTESTATI DI PARTECIPAZIONE
CONTINUANO I CORSI DI FORMAZIONE PER I MIGRANTI 

 

La formazione professionale è un obiettivo che ha caratterizzato l’accoglienza dei profughi sul nostro territorio sin dalla prima “Emergenza Nord Africa” del 2011.

Con il nuovo afflusso di migranti del 2014, e proseguito in questi mesi del 2015, la Caritas diocesana e le Acli di Como hanno organizzato, con la collaborazione della Cooperativa Questa Generazione, numerosi percorsi formativi tramite il Consorzio Solco che è ente accreditato per la formazione e rilascia gli attestati finali di partecipazione e di certificazione delle competenze apprese. Caritas e Acli hanno così potuto permettere ai profughi accolti nelle loro strutture (parrocchie, enti, centri di accoglienza…) di godere di quest’opportunità.

Finora si sono conclusi tre corsi, della durata di 80 ore ciascuno, che hanno coinvolto complessivamente 67 ragazzi: aiuto panettiere (con la collaborazione del panificio Olly di Como nel periodo febbraio-marzo-aprile, rivolto a 12 persone), aiuto cuoco (con la collaborazione del presidente dell’Associazione Provinciale Cuochi di Como e dell’Associazione Piccola Casa Federico Ozanam nel periodo marzo-aprile-maggio, rivolto a 15 persone) e addetto alla manutenzione del verde (con la collaborazione della Cooperativa Si Può Fare e dei Missionari Comboniani di Rebbio nel periodo marzo-aprile-maggio, rivolto a 15 persone).

Lunedì 22 giugno 2015, presso la sede di Confcooperative Como, alla presenza anche del Prefetto di Como, sono stati consegnati gli attestati di partecipazione ai giovani migranti

Attualmente si stanno svolgendo le lezioni del corso per addetto alle lavorazioni di falegnameria (presso gli Artigiani Guanelliani, coinvolge 9 persone e terminerà a luglio), il corso di orticoltura, frutticoltura e manutenzione del verde (presso la Fondazione Minoprio, coinvolge 10 persone e finirà a novembre) e il corso di orticoltura, frutticoltura e manutenzione del verde a Senna Comasco (dal mese di giugno a novembre, con 6 partecipanti presso la Cooperativa Si può fare Terra in collaborazione con Acli Terra).

L’obiettivo di questi corsi – che con molte probabilità saranno replicati anche a settembre – è dare la possibilità ai migranti giunti sul territorio comasco di formarsi e acquisire competenze utili per il loro futuro, sia per trovare un’occupazione in Italia, qualora abbiano diritto alla protezione internazionale, sia nel caso in cui dovranno lasciare il nostro Paese.

I ragazzi richiedenti asilo frequentano da ottobre 2014 i corsi d’italiano organizzati dalla Cooperativa Questa Generazione presso le Parrocchie di Sant’Orsola e San Bartolomeo e quelli proposti dalla Parrocchia di Rebbio grazie all’aiuto di volontari. Le lezioni si sono svolte durante tutto l’anno e proseguiranno anche nel periodo estivo. La frequenza ai corsi di formazione professionale è stata possibile proprio perché i ragazzi avevano acquisito una conoscenza della lingua italiana sufficiente per comprendere i contenuti delle lezioni.

Gli allievi dei corsi di formazione finora sono stati tutti maschi, in prevalenza giovani, provenienti da Nigeria, Mali, Afghanistan, Pakistan, Gambia, Costa d’Avorio. 

È importante sottolineare che i corsi di formazione, che rimangono comunque facoltativi, sono a pagamento e le stesse strutture ospitanti si sono assunte l’onere di finanziare la partecipazione grazie a un’oculata gestione delle risorse della convezione con la Prefettura senza alcun ulteriore aggravio di risorse pubbliche.

 

 

 

 

30 MAGGIO 2015 - "VENIRE IN ITALIA UNICA VIA DI SCAMPO"

"COSTRETTI A IMBARCARCI SENZA POTER SCEGLIERE"

 

Testimonianze di due ragazzi raccolte nel Centro di accoglienza di via Sirtori (formato PDF Icona PDF)

 

 

22 MAGGIO 2015 - DA OGGI A DISPOSIZIONE DI TUTTI IL DOCUMENTARIO DELL'ACCOGLIENZA PROFUGHI (EMERGENZA NORD AFRICA) IN DIOCESI DI COMO REALIZZATO NEL 2012 

 

"SULLA STESSA BARCA"

 

 

 

 

 

 

 

 

14 MAGGIO 2015 - MIGRANTI, REPORTAGE DELLA RADIOTELEVISIONE SVIZZERA ITALIANA


Intervistati Roberto Bernasconi, direttore della Caritas diocesana, e don Giusto Della Valle, parroco di Rebbio (CO)

La trasmissione “Falò” della RSI (Radiotelevisione Svizzera Italiana) ha dedicato il 14 maggio 2015 un lungo reportage sul tema dei migranti tra Italia e Svizzera.

Parte del documentario è stato girato a Como e nel Comasco e riporta interviste a Roberto Bernasconi, direttore della Caritas diocesana, e a don Giusto Della Valle, parroco di Rebbio.
Mettiamo in evidenza il link per accedere al servizio televisivo integrale.

http://www.rsi.ch/la1/programmi/informazione/falo/ 
 

 

 

 

APRILE 2015 - PROFUGHI, NUOVE ACCOGLIENZE A COMO

 

Dall’8 aprile 2015, su richiesta della Prefettura, sono ospitati a Como, presso il dormitorio di via Sirtori, allestito per accogliere le persone senza dimora in inverno, altri 33 profughi sbarcati in Sicilia e giunti a Como dopo pochi giorni.
Sono tutti uomini, dai 18 ai 40 anni: tre afghani, 4 pakistani, 4 ghanesi, 3 somali, un eritreo e gli altri tutti provenienti dalla Nigeria.

La Caritas diocesana ha gestito questa nuova accoglienza organizzando il dormitorio, occupandosi del vestiario, del vitto e assumendo, tramite la cooperativa Symploké, due nuovi operatori che affronteranno tutte le problematiche legate all’accoglienza, non ultime le pratiche per la richiesta di protezione internazionale.

In questa fase, inoltre, la Caritas si preoccuperà di far partecipare queste persone ai corsi di italiano organizzati per tutti i profughi ospitati nelle parrocchie e nelle varie strutture del territorio diocesano.

 

 

 

30 APRILE 2015 - UNA RIFLESSIONE DOPO L’ENNESIMA STRAGE DI MIGRANTI 

 

Combattere lo sfruttamento
e promuovere l’inclusione

Partiamo da una premessa: quello delle migrazioni è un fenomeno complesso che non può avere soluzioni facili. Si fa presto a parlare di bombardamenti, blocchi navali o di corridoi umanitari, ma dietro ognuna di queste proposte, che suonano molto spesso come semplici slogan, ci sono una miriade di piccole e grandi decisioni, responsabilità, conseguenze più o meno prevedibili. Perché mettiamocelo in testa: le migrazioni fanno parte della storia dell’umanità e non c’è modo (e, forse, anche ragione) di fermarle. Quello che si può fare è provare a gestirle limitando i traumi per chi parte e per chi accoglie. Questo è il compito della politica.

Ma prima di prendere ogni decisione o di esprimere un’opinione sul tema, ci auguriamo informata, occorre capire che sono almeno tre i livelli su cui ragionare.

Il primo livello è quello globale: fin dalla notte dei tempi gli esseri umani si spostano per cercare di migliorare le proprie condizioni di vita o per fuggire da guerre, carestie o calamità naturali. Questo avviene anche oggi in un mondo in cui le disuguaglianze tra ricchi e poveri continuano a crescere. Dal 2009, anno di “esplosione” della crisi economica globale, il numero di miliardari nel mondo è più che raddoppiato: secondo una recente indagine di Oxfam, le 85 persone più ricche al mondo hanno la stessa ricchezza della metà della popolazione più povera. È anche a causa di queste disuguaglianze (e non solo al desiderio di autorealizzazione) che uomini e donne si mettono in viaggio verso l’Europa, il nord America, l’Australia, il Sudafrica, oppure verso le grandi città del proprio Paese andando ad alimentare un’urbanizzazione che sembra fuori controllo. Di fronte a questi fenomeni storici non basta dire “aiutiamoli a casa loro”, serve una strategia di sviluppo che vada nella direzione di ridurre le disuguaglianze e di garantire diritti anche a chi vive nelle regioni periferiche. Per farlo non basta aumentare gli aiuti allo sviluppo, serve cambiare a fondo il sistema economico in cui viviamo combattendo lo sfruttamento e promuovendo l’inclusione.

Il secondo livello è quello delle crisi regionali: l’aumento esponenziale dei flussi di migranti verso l’Europa di questi ultimi anni ha la sua origine nelle recenti crisi internazionali scoppiate in Medio Oriente e nord Africa. La sola guerra siriana ha provocato 4 milioni di profughi, la maggior parte dei quali si trova ancora in Medio Oriente. Potremmo poi citare la crisi libica, la situazione in Somalia ed Eritrea, la crisi del Mali e della Nigeria. Non è un caso che in concomitanza di questi avvenimenti il numero dei migranti arrivati in Europa sia passato dagli 80mila del 2012 ai 240mila del 2014. Per questo è necessaria una strategia di medio periodo che affronti le crisi, a partire da Siria e Libia. Se questo non avverrà, con un Medio Oriente sempre più al collasso, non basterà distruggere i barconi, perché i migranti troveranno altre vie.

Infine, c’è un ultimo livello di analisi e riguarda la stretta attualità: quel flusso di uomini e donne che preme alle porte dell’Europa. Non basta dire “sono troppi”, è necessario evitare altri morti. Per farlo è importante lavorare in mare, ma anche in terra cambiando le forme dell’accoglienza. Fino a quando potrà reggere (economicamente e socialmente) il sistema in vigore oggi? Bisogna studiare una migliore ripartizione territoriale, non solo a livello europeo, ma anche dei singoli Paesi, per evitare che l’accoglienza finisca per pesare sui ceti più bassi alimentando un’inutile, quanto pericolosa, guerra tra poveri. E poi è necessario vigilare sul “business” delle cooperative, velocizzando le procedure di ottenimento o diniego delle richieste d’asilo.

Sono queste le sfide che ci attendono: tre sfide a cui dobbiamo provare a dare risposte cercando di affrontarle contestualmente, ma senza confonderle perché altrimenti finiremmo, come stiamo già facendo, per ingarbugliare ancora di più la matassa.

Michele Luppi
(giornalista de “il Settimanale della Diocesi di Como”
direttore del sito www.africaeuropa.it)

 

 

 

28 APRILE 2015 - INCONTRO CON I MIGRANTI A COMO, PIAZZA DUOMO

"CERCAVANO LA FELICITÀ..."

 

Pubblichiamo alcuni interventi, letture, riflessioni, testimonianze e momenti di preghiera che hanno caratterizzato l’incontro pubblico del 28 aprile 2015 in piazza Duomo a Como (dalle 17.30 alle 20) per ricordare la tragedia in mare che ha causato la morte di oltre 700 profughi nell’ennesimo naufragio - uno dei più gravi mai accaduti in Mediterraneo – avvenuto il 19 aprile 2015 a 60 miglia dalla costa libica.    

 

Leggi gli interventi (formato PDF Icona PDF)

 

 

 

19 APRILE 2015 - MIGRANTI, NUOVA TRAGEDIA NEL CANALE DI SICILIA

 

L'appello di Papa Francesco e di don Francesco Soddu, direttore di Caritas italiana, a proposito della nuova tragedia nelle acque del Mediterraneo, avvenuta il 19 aprile 2015 a 60 miglia dalla costa libica, che ha visto la morte di oltre 700 migranti...
"Rivolgo un accorato appello affinché la comunità internazionale agisca con decisione e prontezza, onde evitare che simili tragedie abbiano a ripetersi. Sono uomini e donne come noi, fratelli nostri che cercano una vita migliore, affamati, perseguitati, feriti, sfruttati, vittime di guerre". Così papa Francesco a proposito della nuova tragedia nelle acque del Mediterraneo. Un barcone carico di migranti si è capovolto a circa 60 miglia dalla costa libica e si temono oltre 700 morti.

Unendosi alla preghiera per le vittime gli fa eco don Francesco Soddu, direttore di Caritas Italiana , dalla Tunisia dove si trova proprio per organizzare il MigraMed, incontro tra le Caritas del Mediterraneo previsto per giugno: "L’idea di un’Europa inespugnabile sta barcollando sotto i colpi di una umanità disperata che in fuga dai propri paesi sta mostrando il volto peggiore degli effetti della globalizzazione. Iniquità, conflitti, ideologie sono i fattori che determinano il costante aumento dei flussi di profughi verso il continente europeo". 

"L’Europa - prosegue don Soddu - sembra incapace di reagire perché vittima di una idea anacronistica di territorio e di confine. Da un lato si presenta come paladina dei diritti umani, dall’altro promuove politiche di esternalizzazione volte a tenere lontano dai confini europei i migranti e tutto il loro carico di dolore e di speranza.Non si tratta più solo di prevedere fondi comunitari a cui attingere per calmierare l’emergenza, bensì di andare incontro ad un fenomeno in costante mutamento che chiede con urgenza e senza ulteriori rinvii una riflessione di sistema proprio sulla mancanza di programmazione di interventi sinergici e congiunti a livello europeo, per mettere in atto quei “canali umanitari” che consentono a coloro che comunque arriveranno in Europa di non rischiare costantemente la vita come sta accadendo in queste ore. Pensare all’attuazione di canali umanitari significa, cioè, anzitutto fare delle scelte politiche precise, scaturite dalla presa di coscienza che gli investimenti sul fronte del controllo delle frontiere e del contrasto all’immigrazione irregolare non sono evidentemente né sufficienti né tantomeno adeguati a gestire la richiesta di protezione internazionale. Peraltro i trafficanti e i migranti stessi, hanno una capacità di ridefinirsi nel progetto e nelle rotte migratorie che stupisce e spesso lascia del tutto impreparati. Una delle preoccupazioni che stanno davanti ai governi in questo momento riguarda l’aspetto economico, di ordine pubblico o di sistemazione dell’emergenza. In questo modo si indeboliscono, però, le politiche di accoglienza e soprattutto si rischia di non puntare sui diritti umani fondamentali. Sarebbe, invece, auspicabile una strategia a medio termine, che coinvolga anche i governi dei paesi di provenienza dei migranti in modo che diventino partner affidabili, capaci di porre i  diritti umani al centro del loro operato. Mentre nel breve termine è difficile poter pensare ad altro se non a ragionare su come garantire a chi riesce ad arrivare sulle nostre coste in questi mesi una tutela e un'accoglienza dignitosa".

Un nuovo appello è arrivato anche da Caritas Europa, che chiede più Europa nel Mediterraneo e insieme a Caritas Internationalis ha inviato una lettera ai Capi dei Governi che il 23 aprile si sono ritrovati a Bruxelles nel Consiglio europeo straordinario sull'immigrazione.
La necessità di una forte presenza europea su questo tema è stata anche ribadita In una intervista al quotidiano "Avvenire" da parte di S.E. mons. Luigi Bressan, Presidente di Caritas Italiana.

Infine in un appello congiunto32 organismi cattolici aderenti alla Campagna sul diritto al cibo, hanno chiesto di fermare la strage di migranti.
Già lo scorso febbraio, in un comunicato congiuntoCaritas Italiana, insieme a Ai.bi, Amnesty International Italia, Centro Astalli, Fondazione Migrantes, Emergency, Intersos, Save the Children e Terre des Hommes, aveva chiesto al Governo Italiano e all’Unione europea «un reale cambio di rotta nelle politiche sull’immigrazione».

L'impegno Caritas
Le Caritas  della Sicilia, da Palermo, a Messina, ad Agrigento,  sono in prima linea nell'accoglienza,  che coinvolge anche tutte le altre Caritas nel Paese.

Ad oggi sono oltre 15mila i profughi transitati in Italia nei servizi della Caritas che in questi giorni sta garantendo più di 5.000 posti in accoglienza. Peraltro, parallelamente ad inizio 2015 sono ufficialmente partiti i progetti SPRAR approvati con il bando triennale 2014-2017, ed una quota rilevante di migranti giunti e salvati via mare è stata ed è attualmente ospitata anche attraverso quel circuito ordinario di accoglienza, di cui fanno parte numerose Caritas diocesane attraverso i loro enti gestori.Va infine rilevato che oltre all’accoglienza diretta, consistente nella messa a disposizione di vitto, alloggio, servizi alla persona, ecc.., altre Caritas diocesane hanno optato per un tipo diverso di impegno, scegliendo di mettere a disposizione appositi servizi di orientamento, di lingua, di inclusione per i migranti ospitati da strutture di accoglienza dotate di  minore esperienza nella gestione delle problematiche dei richiedenti asilo.

E’ uno sforzo straordinario reso possibile dalla costante collaborazione con le istituzioni e dall’intenso lavoro e abnegazione di operatori e volontari che quotidianamente cercano di restituire dignità e futuro a queste persone, cercando nel contempo di non aggravare la situazione e i disagi che sperimentano anche le comunità di accoglienza.

Caritas Italiana è anche impegnata nelle diverse aree di crisi. Oltre a coordinarsi in modo costante con le Caritas del Mediterraneo e con Caritas Europa, proprio in questi giorni ha partecipato in Libano ad un incontro internazionale per fare il punto sulla guerra in Siria e sugli interventi avviati dalla rete Caritas.

Articolo pubblicato su www.caritas.it.

 

 

 

 

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