Pubblicato il: 13/12/2023Categorie: NewsTag: ,

13 dicembre 2023 – «Nel 2022 si sono rivolte 309 persone/famiglie al Centro di Ascolto di Como, per un totale di 501 colloqui. Su 309 persone, 118 (il 38%) si sono presentate per la prima volta, mentre 191 (62%) erano già conosciute dagli operatori del servizio. Il 34% (106) è italiano, il 66% (203) straniero.
Dopo l’Italia (34%), le nazioni più rappresentate sono El Salvador e Nigeria (9%), Ucraina (5%), Perù, Santo Domingo e Sri Lanka (4%)». Ecco alcuni numeri significativi del Centro di Ascolto “Don Renzo Beretta” di Como, che Simone Digregorio, referente in questi anni del servizio della Caritas diocesana di Como aperto in via Don Luigi Guanella 13 – e coordinatore assieme all’operatore Loris Guzzi dei CdA della Diocesi – ci mette in evidenza alla luce della recente pubblicazione dell’annuale Relazione sociale relativa all’anno 2022.
Proprio in queste settimane Simone ha lasciato il testimone del CdA di Como all’operatrice della Caritas diocesana Ilaria De Battisti, alla quale auguriamo buon lavoro.

«In sintesi – continua Digregorio – aggiungerei qualche altro numero. Il 40% (123 persone) ha portato un problema personale, il 60%, cioè 186 persone, un disagio famigliare. Gli utenti hanno tra i 30 e i 50 anni nel 52% dei casi (161 persone), tra i 50 e i 65 anni nel 29% (89), oltre i 65 anni nel 12% (38) e tra i 18 e i 30 anni nel 7% (21). Ben 178 persone (58%) hanno dichiarato di essere disoccupate, il 26% (80) occupate e il 6% (19) pensionate».

Dati 2022

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persone e famiglie
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colloqui nell’anno
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% nuovi accessi

Quali sono le parrocchie con cui avete in atto una sinergia?
«Le parrocchie di riferimento più frequenti sono la Comunità pastorale di Rebbio e Camerlata (52 volte, 17%), la Cp “G. B. Scalabrini” (47 volte, 15%), la Cp “Santi della Carità” (30 volte, 10%) e la parrocchia di San Giuseppe (27 volte, 9%). Mentre solo il 9% (28) delle persone non ha una comunità parrocchiale di riferimento. Il Comune di residenza più ricorrente è Como, 78% (242 persone). Con dati molto inferiori seguono Lipomo (2%, 6 persone), Montano Lucino (1,6%, 5 persone) e altri paesi del territorio».

Nel 2022 i nuovi arrivi sono stati 118, qualche considerazione in proposito…
«I numeri possono sembrare “freddi”, ma danno comunque la dimensione del fenomeno che, come evidenziamo più sotto, vedrà nei primi 11 mesi del 2023 un trend in ascesa. Qui diamo solo due numeri per comprendere il fenomeno: da gennaio a novembre dell’anno in corso sono state incontrate almeno una volta 226 persone, mentre i colloqui complessivi sono stati 569. Tornando al 2022, nel 67% delle situazioni (79 persone) si è presentata una donna; l’età più ricorrente è compresa tra i 30 e i 50 anni (56%); i cittadini italiani sono stati 34 (nel 29% delle volte); il Paese straniero più rappresentato è El Salvador (18%, 21 persone), seguito dall’Ucraina (12%, 14 persone). Si conferma un altro dato: 63 persone (53%) si dichiarano disoccupate, il 26% (31 persone) sono invece occupate. Oltre il 60% (72 persone) segnala un problema famigliare (61%, 72). Il 16% delle persone (19) vive nella Comunità pastorale di Rebbio e Camerlata; seguono San Giuseppe 13% (15) e CP “Santi della Carità” 11% (13); il 62% delle persone (73) è residente nel Comune di Como».

Per il 2022 quali sono le valutazioni da evidenziare maggiormente?
«Innanzitutto, occorre sottolineare che in questi ultimi anni, caratterizzati anche (ma non solo) dall’emergenza della pandemia, il lavoro dei volontari del Centro di Ascolto di Como è aumentato costantemente. E ciò vale anche per gli altri 13 CdA che operano in Diocesi. Tante sono le persone (italiani e stranieri, uomini e donne prevalentemente di età tra i 20 e i 55 anni) e le famiglie in difficoltà che si rivolgono al servizio: i problemi principali riguardano la perdita del lavoro – e la conseguente impossibilità di risanare i debiti pregressi (banalmente far fronte al pagamento delle utenze) – l’economia sempre più fragile e l’emergenza casa (sempre più evidente a Como, ma soprattutto in Valtellina). Spesso lavorare con un contratto precario non aiuta a pensare serenamente al futuro, specialmente quando cerchi un alloggio per te e per la tua famiglia. Ma non solo. Le fragilità riguardano anche le relazioni famigliari, la salute e la sfera personale: sono in aumento, infatti, le patologie e le fragilità di carattere psichiatrico, le dipendenze da alcol e dal gioco d’azzardo. Di fronte a questa complessa situazione sono sempre più importanti e “strategiche” la collaborazione e la sinergia con l’ente pubblico (pensiamo al problema abitativo), i servizi sociali sul territorio e l’attenzione quotidiana nelle comunità parrocchiali. Ma tutto ciò non è semplice né scontato».

Doveroso è quindi un approfondimento in relazione al problema casa…
«È un problema rilevante, direi grave, e da affrontare con criterio e coraggio. L’offerta abitativa è estremamente scarsa a Como e nelle zone limitrofe. Le persone che si rivolgono a noi in prevalenza non hanno il potenziale per essere “credibili” nel mercato immobiliare e, pur avendo un lavoro, vengono visti con sospetto. Insomma, in poche parole sono esclusi, sono invitati a rivolgersi altrove, fuori da una città turistica come Como. Una città che poi, paradossalmente, ha bisogno di queste persone soprattutto nel settore alberghiero, ricettivo, nel commercio e affine. Occorre la consapevolezza che la casa deve essere un diritto di tutti e da qui partire con progetti lungimiranti e di lunga prospettiva, anche per superare la logica dell’housing temporaneo, utile ma non adeguato per tante situazioni famigliari».

Questa considerazione riguarda l’offerta privata. E sul fronte pubblico?
«La disponibilità di case popolari a Como è drammaticamente insufficiente: a fronte di una domanda di 500 alloggi, le case disponibili sono circa 60 (50 dell’Aler e 10 di proprietà del Comune). Quando escono i bandi di assegnazione, noi aiutiamo le persone – in prevalenza singole o famiglie in difficoltà economica, ma anche senza dimora, stranieri, anziani – per accedere alle graduatorie, ma l’impresa è ardua. Certo è che le politiche degli enti pubblici – penso per esempio alla Regione Lombardia – sono poco innovative e sono spesso “miopi”: si continua a restituire al mercato sempre meno case, rispetto a quelle che potenzialmente andrebbero messe a norma, motivando la scelta per mancanza di risorse economiche. Inoltre, concentrare situazioni di difficoltà in intere palazzine o in singoli quartieri, come è avvenuto in passato, non aiuta certo l’integrazione e la condivisione sociale. Ricordiamoci che la stessa condizione sociale e culturale di tante famiglie povere è cambiata rispetto al passato: oggi spesso i genitori fanno sacrifici immani per continuare a dare la possibilità ai loro figli di continuare gli studi universitari. Sono giovani che in futuro saranno la ricchezza della nostra realtà».

Queste situazioni mettono quindi in primo piano anche il problema del lavoro…
«Certamente, è tutto concatenato. In generale, il 58% delle persone dice di essere disoccupato, il 26% regolarmente occupato. Ora, i disoccupati fanno saltuariamente lavori in nero o stagionali e, quando sono fermi vengono a chiederci un sostegno economico. Ciò è normale. Ma se il 26%, cioè una persona su 4, ha un lavoro e comunque ha bisogno della Caritas perché non arriva alla fine del mese, ciò significa che quel lavoro non è sufficiente per vivere, pur essendo contrattualizzato. Questo è un problema sempre più frequente, preoccupante e coinvolge sempre più singoli e famiglie sul territorio».

La Relazione sociale 2022 ha sottolineato anche l’andamento dell’accoglienza e dell’ascolto negli ultimi 5 anni…
«Sì certo. Tra le note messe in evidenza, negli ultimi 5 anni sono in crescita le persone con un’età tra i 30-50 e tra i 50-65 anni: prevalentemente sono uomini e donne in età lavorativa. Anche i pensionati sono in aumento. Questi ultimi e i lavoratori poveri non arrivano a fine mese e si rivolgono alla Caritas per far fronte alle necessità di base per loro e per le loro famiglie. Incontriamo tante persone che non riescono ad arrivare alla fine del mese e necessitano di un aiuto alimentare. In particolare abbiamo attivato una sinergia con la mensa di solidarietà di Casa Nazareth proprio per dare la possibilità in alcune occasioni di un pasto caldo a pranzo e a cena».

In base all’esperienza di questi anni, quali procedure possono essere adottate sul territorio per facilitare il lavoro di accoglienza e di ascolto?
«Occorre migliorare e approfondire le relazioni tra il Centro di Ascolto e le comunità parrocchiali del territorio, da cui spesso provengono le persone in difficoltà e alle quali il Centro riporta eventuali richieste di intervento. A questo proposito è in dispensabile la sinergia e la collaborazione con gli stessi parroci, oppure con i volontari locali di riferimento. Il CdA e le realtà Caritas parrocchiali sono molto impegnati nell’ascolto e aiuto alle persone in difficoltà, ma si fatica a pensare a momenti di confronto per migliorare reciprocamente la comunicazione e la collaborazione. Devo dire che l’esperienza del CdA è ricca di esempi di ottime collaborazioni con parrocchie e realtà pubbliche e private».

Il CdA di Como si è dotato anche di strumenti innovativi per migliorare il lavoro dei suoi operatori…
«I 15 operatori volontari impegnati al Centro affrontano i colloqui in coppia e una volta alla settimana si riuniscono in équipe per un confronto sistematico sulle singole situazioni di vita o per una verifica generale del lavoro svolto. Per meglio facilitare la loro opera e per vivere al meglio il servizio, dall’aprile del 2022 è iniziato un percorso condotto da una psicoterapeuta esterna. L’obiettivo è una supervisione d’équipe che sia di aiuto per il benessere dei volontari impegnati nel servizio e per gestire al meglio i colloqui con gli ospiti. Il nostro lavoro non è facile, è logorante e impegnativo a livello mentale. Fare il punto su come sto io – come vivo quello che faccio, che carico mi porto a casa, quale difficoltà comporta il supportare la sofferenza altrui – è indispensabile per dare continuità al servizio e qualità al nostro impegno».

E per i suoi ospiti?
«Si è consolidata la “La Stanza delle Storie”, il servizio di counseling ai nostri ospiti che ne fanno richiesta. È un luogo per approfondire situazioni particolari, spesso difficoltà di carattere psicologico o di altro genere, in attesa che si attivino aiuti e percorsi psicoterapeutici da parte dei servizi sul territorio, come il Consultorio La Famiglia, Icarus, lo sportello del reparto di ostetricia dell’ospedale Valduce. Una bella risorsa e un vanto per il nostro Centro. Ricordo che nel 2022 sono state accolte 13 persone per un totale di 84 colloqui».

Il CdA si avvale anche di altre preziose collaborazioni…
«Sono volontari che portano professionalità e competenze e che sono sempre disponibili a dare un aiuto, sacrificando anche una parte del loro giorno libero (magari il sabato) pur di esserci. Penso, per esempio, a una volontaria che è anche avvocato e che è anche moglie e mamma, ma è sempre reperibile anche telefonicamente per un consiglio o una consulenza, o al gruppo di legali che ci affiancano da tempo per un patrocinio gratuito. Penso alle due counselor presenti e anche all’assistente sociale con le sue importanti competenze professionali e umane. Sono veramente indispensabili. E come non ringraziare anche don Antonio Fraquelli, collaboratore a San Bartolomeo, che è la nostra preziosa guida spirituale. Veramente un grazie di cuore a tutti i nostri volontari».

Dati gen-nov 2023

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persone e famiglie
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colloqui nell’anno
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% in più sul 2022

Nel frattempo, abbiamo qualche dato dei primi 11 mesi del 2023. I numeri confermano le crescenti difficoltà di persone e famiglie sul territorio…
«Nei primi 11 mesi del 2023 sono state incontrate almeno una volta 226 persone, mentre i colloqui complessivi sono stati 569. Un dato, quest’ultimo, in netta crescita rispetto al 2022, se si considera che in tutto l’anno sono stati 501, come già ricordato sopra. Se questo è il trend, possiamo ipotizzare un aumento importante fino alla fine dell’anno in corso. Numeri che ci riportano al 2021, caratterizzato dall’onda lunga della pandemia e da tutti i problemi causati a livello economico e sociale. Ricordo che in quell’anno i colloqui totali sono stati ben 598 e le persone incontrate almeno una volta sono state 332».

Quali le maggiori problematiche registrate in questi ultimi mesi?
«In un quadro di costante crisi economica, lavorativa e abitativa, per non parlare delle criticità legate alla salute, possiamo dire che non ci sono particolari cambiamenti. Singole persone e famiglie intere vivono le stesse difficoltà registrate nel 2022. Occorre però aggiungere quelle persone – e non sono poche – che su indicazione dei servizi sociali, delle parrocchie o di altri enti – arrivano al CdA al fine di avere un aiuto per risolvere pratiche burocratiche online attraverso lo spid – pensiamo banalmente al bonus trasporti – oppure per accedere ai bandi di sostegno economico o legati all’ottenimento di un alloggio. Tutto ciò comporta un grande lavoro per i nostri operatori, un lavoro che potrebbe essere fatto all’esterno se ci fossero volontà politica e organizzazione. Sul territorio ci sono Comuni che dedicano questi servizi tramite l’assistente sociale, a Como non funziona sempre così. La Caritas fa la sua parte, ma questo sistema non ha un futuro, sia per le persone in difficoltà, ma anche per tutti gli altri cittadini, pensiamo per esempio agli anziani».

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