Pubblicato il: 25/07/2022Categorie: La Caritas si racconta, StorieTag:
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La Fondazione Caritas Solidarietà e Servizio Onlus è tra gli enti capofila del servizio invernale Emergenza Freddo, il progetto coordinato dalla rete delle associazioni che nella città di Como si occupano di grave marginalità e che ogni anno porta all’attivazione di strutture per dare riparo ai senza dimora che vivono nel capoluogo.
L’apertura di questo servizio è prevista, ormai da alcuni anni, dal mese di novembre ad aprile, il periodo solitamente più freddo dell’anno. Nell’inverno 2020-2021, due sono state le strutture attivate per ospitare ogni sera complessivamente 50 senza dimora: l’ex caserma dei Carabinieri di via Borgovico 171, di proprietà della Provincia di Como e data in comodato d’uso al Comune di Como, e l’ex oratorio di San Rocco in via Regina Teodolinda 61.
Il servizio di Emergenza Freddo è reso possibile anche grazie a tantissimi volontari, giovani e meno giovani, che danno la loro disponibilità per tutto il periodo in orari prestabiliti.
Qui sotto, è possibile leggere la testimonianza di Luca che ha prestato la sua opera al dormitorio di San Rocco come volontario.

Luca, volontario: «Ora ho il desiderio di fare una nuova esperienza al servizio del prossimo»

Maggio 2021 – «Mi chiamo Luca e ho 22 anni. Nella vita lavoro nell’ufficio tecnico di un’azienda, amo viaggiare in moto, frequento l’oratorio di Sant’Agata a Como, cerco di tenermi in forma in palestra e mi piace giocare a calcio con gli amici. Inoltre faccio parte dei volontari del progetto Dona Cibo. Negli ultimi anni la mia voglia di fare, di conoscere e di mettere il mio tempo a disposizione per gli altri è sempre più aumentata, fino a quando un giorno mi è stata posta la domanda da un amico di famiglia: “Luca ti andrebbe di prendere parte al gruppo volontari per l’accoglienza e l’assistenza nella notte al dormitorio a San Rocco, organizzato per l’Emergenza Freddo di questo inverno?”.

La mia risposta è stata positiva, ma poi nella mia testa è comparsa la domanda di cosa fosse realmente un dormitorio, e di come questo fosse organizzato.

La prima sera ho avuto la risposta che cercavo: persone, uomini, di ogni età, di ogni nazione, ma tutti con un filo che li univa: il bisogno di aiuto. Non si è trattato solo di dar loro qualcosa di materiale, come un the caldo o dei biscotti, ma di donar loro il mio tempo, ridere con loro, ascoltarli e condividere momenti.

Ogni volta che tornavo a casa dopo essere stato al dormitorio mi rendevo conto di quanto quelle persone, quei “poveri”, mi avessero insegnato durante quelle poche ore in cui siamo stati insieme. Anche se adesso l’Emergenza Freddo è da poco terminata, con alcuni di loro si è creato un legame. Infatti, quando li incontro per strada, mi piace sempre fermarmi e parlare con loro, essendo loro miei fratelli e non persone solo da aiutare. Ho il grande desiderio di continuare a fare volontariato: a giugno dovrei iniziare una nuova esperienza al dormitorio dei Padri Comboniani a Rebbio… Non vedo l’ora».

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