Pubblicato il: 20/02/2024Categorie: NewsTag: , , , ,

22 febbraio 2024 – «Il Progetto Betlemme si consolida in diocesi con due nuove realtà, Lora e Grandate, e anche l’esperienza di Sondrio si ripete quest’anno per la seconda volta – ospitando 4 persone senza dimora – integrandosi così nel progetto iniziato a Como nel 2020. Tutto ciò grazie alla sensibilità di numerosi parroci e di tantissimi volontari: oggi sono circa 380 e ciò dimostra quanta condivisione ci sia nelle comunità parrocchiali, nonostante a volte si pensi il contrario». Beppe Menafra, vicedirettore della Caritas diocesana, responsabile di Porta Aperta e coordinatore del Progetto Betlemme, ci aiuta a fare il punto su questa esperienza di accoglienza notturna temporanea per i senza dimora, che si affianca a Como nei mesi invernali al Piano Freddo in via Borgovico.

«Certo – continua Beppe Menafra – ogni anno verifichiamo la bellezza del progetto, ma anche le sue piccole fatiche, che ovviamente affrontiamo e cerchiamo di risolvere. Un esempio? Le persone accolte trascorrono buona parte del tempo soli nella struttura e ciò chiede loro di autogestirsi e di responsabilizzarsi, sia nel rispetto delle regole sia nella relazione con gli altri ospiti. Questo però non sempre avviene. D’altra parte, spesso dopo una giornata trascorsa in strada non sempre è facile convivere e andare d’accordo. Occorre tempo e capacità di adattamento, di accettare le regole dell’ospitalità. Mi rendo conto che ai volontari è richiesto un supplemento di pazienza e di generosità, che finora hanno sempre dimostrato».

Un’operatrice impegnata in un colloquio a Porta Aperta

Gli operatori della Caritas diocesana sono comunque sempre a disposizione per valutare e risolvere assieme ai volontari le criticità che di volta in volta si presentano…

«Il nostro impegno è gestire l’accoglienza e le varie dinamiche in tutti i loro aspetti – ricorda l’operatore Caritas – E quando una situazione è compromessa, si cercano soluzioni alternative, come il dormitorio o la stessa accoglienza in via Borgovico nell’ambito del Piano Freddo. Nella valutazione dei vari inserimenti cerchiamo di individuare persone che vanno d’accordo, che si conoscono, perché magari in precedenza hanno fatto insieme già un periodo in dormitorio. Questo è fondamentale. Però, essendo aumentato il numero dei posti, non sempre si riesce a individuare persone con il grado di responsabilità richiesto, o trovare gli abbinamenti giusti al fine di rendere la convivenza serena. Ci rendiamo conto che la vera sfida è prevenire il problema, riuscire a intercettare le persone prima che si trovino senza una casa».

Un gruppo di volontari attivi nel Progetto Betlemme 2023-24 della comunità della Città Murata a Como

Senza i volontari il Progetto Betlemme non potrebbe esistere…

«Certamente. Da parte loro c’è un grosso investimento: di impegno, di andare incontro alle persone, alle loro esigenze, prendersi cura e a cuore le varie situazioni. E con grande generosità. Un esempio? Il non rispetto “svizzero” degli orari in entrata e in uscita da parte degli ospiti spesso è tollerato, ma condiziona inevitabilmente l’impegno dei volontari, la loro vita “privata”. Per fortuna queste dinamiche sono messe in conto e, diciamo così, la tolleranza nasce proprio dal comprendere e “com-patire” le situazioni di chi vive già tanti disagi e gravi problemi esistenziali».

Spesso viene loro proposto il coinvolgimento in attività parrocchiali o altro?

«Il problema è capire quanto l’ospite ci tenga a essere coinvolto nella comunità. Tu li inviti in alcune iniziative, ma non sempre hai corrispondenza. Spesso queste persone hanno bisogno di tempo per accettare di “mettersi in gioco”. È una questione di fiducia e disponibilità. Non è sempre facile. Proprio a questo proposito, quest’anno mi piacerebbe trovare il tempo per confrontarmi con gli stessi ospiti. Per capire come hanno vissuto questa esperienza e se ha inciso nel loro percorso di vita».

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