Pubblicato il: 06/03/2024Categorie: News

6 marzo 2024 – “Per crescere un bambino ci vuole un intero villaggio”: è un antico proverbio africano che sottolinea l’importanza della condivisione e della responsabilità della comunità nel formare i più “piccoli”. Non a caso la celebrazione dei sacramenti dell’iniziazione cristiana avviene nel contesto di una liturgia, a sottolineare quanto la comunità cristiana sia chiamata, nella sua interezza, a “vegliare” con la preghiera e con la testimonianza, nei confronti delle nuove generazioni. Nel villaggio ciascuno ha il proprio ruolo, la propria competenza, così come nella Chiesa ciascuno ha il proprio talento e la propria attitudine. Nel villaggio – e nella Chiesa – ciascuno ha la possibilità di vivere la propria vita in pienezza.

Da queste considerazioni nasce la proposta dell’incontro diocesano “IncluSIamo” che si terrà sabato 16 marzo 2024 presso il Seminario Vescovile di Como, in via Baserga 81, dalle 15 alle 18. Sarà un’occasione per ascoltare racconti di amici e parole di esperti, voci varie e sensibilità diverse con l’unico obiettivo di accogliere ed essere comunità. Il passaggio che gli organizzatori intendono fare è quello dall’avere, come comunità cristiana, un’attenzione speciale per le persone con disabilità, all’essere comunità insieme: una chiesa sinodale è, per sua natura, inclusiva. Come si traduce questa chiesa sinodale? Quali passi concreti può compiere?

Il primo passo è proprio quello di lavorare insieme, di far nascere e sviluppare delle progettualità condivise. Per questo il convegno è pensato e realizzato in comunione fra l’Ufficio per la pastorale della Famiglia e il Centro per la Pastorale Giovanile e Vocazionale, l’Ufficio per la Liturgia, quello per la Catechesi, l’Ufficio Pastorale della Scuola e dell’Università e la Caritas diocesana, con il desiderio di essere comunità e con l’intento di rendere concreto questo desiderio mettendolo in pratica con il nostro corale “SI, ci siamo”.

Un secondo passo da compiere ci sembra possa essere il riscaldare il cuore: questo convenire insieme vuole essere fonte di provocazione, intende muovere i pensieri ma soprattutto il cuore, perché il vissuto precede sempre la riflessione. Infine, un terzo passo che vuole caratterizzare il nostro incontro è la leggerezza: il trovarsi insieme possa essere motivo per dare risalto alle belle esperienze di inclusione che alcune parrocchie o realtà giovanili già vivono; solo così, con questa “contaminazione”, possiamo credere che l’inclusione è faticosa ma non impossibile. Ci aiuteranno in questo percorso alcune testimonianze e un intervento di don Mauro Santoro, presidente della consulta diocesana “Comunità cristiana e disabilità” della diocesi di Milano. Questi ascolti vogliono essere occasione per “accendere i motori” e “scaldare il cuore”.

Fondamentale sarà il momento del lavoro di gruppo, dove ci sarà la possibilità di confrontarsi sui nodi che ancora restano da sciogliere per una Chiesa davvero inclusiva, ma soprattutto sulle numerose buone prassi che già ci sono. “La spiritualità per sua stessa natura ci costringe ad assumere una visione olistica della persona. Lo sviluppo umano non può in ultima analisi essere rappresentato in termini di cognizione, emozione, attaccamento, neurologia o qualsiasi singolo ambito delle funzioni umane”. Interessante questa sottolineatura alla “visione olistica”: nessuno può essere conosciuto per compartimenti stagni. Ogni persona ha diritto a uno sguardo d’insieme. La comunità è sinodale quando è “olistica”, quando sa avere uno sguardo sulle singole persone riconoscendole in tutti gli aspetti della loro umanità. Solo in questo modo, ridonando a ciascuno la propria interezza, il proprio valore, la pienezza di vita, la comunità cresce: “Il corpo non risulta di un membro solo, ma di molte membra. Se il piede dicesse: “poiché io non sono mano, non appartengo al corpo”, non per questo non farebbe più parte del corpo. […] Se il corpo fosse tutto occhio, dove sarebbe l’udito? Se fosse tutto udito, dove sarebbe l’odorato? Ora, invece, Dio ha disposto le membra in modo distinto nel corpo, come egli ha voluto. Se poi tutto fosse un membro solo, dove sarebbe il corpo? Invece molte sono le membra, ma uno solo è il corpo. Non può dire l’occhio alla mano: “Non ho bisogno di te” […]. Dio ha composto il corpo, conferendo maggior onore a ciò che ne mancava, perché non vi fosse disunione nel corpo, ma anzi le varie membra avessero cura le une delle altre. Quindi se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme; e se un membro è onorato, tutte le membra gioiscono con lui. Ora voi siete corpo di Cristo e sue membra, ciascuno secondo la sua parte” (1 Cor 12, 14-27).

Siamo Chiesa, ciascuno secondo la sua parte. Da qui il titolo dell’incontro diocesano, “IncluSIamo” che, come un gioco di parole, si può leggere in molti modi.
Sentiamoci tutti invitati a questa bella occasione di Chiesa… per una comunità cristiana per tutti!

Per informazioni e iscrizioni entro il 12 marzo 
Scarica e divulga la locandina

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