Pubblicato il: 25/10/2022Categorie: NewsTag: , , ,

25 ottobre 2022 – Ad oggi in Italia, secondo i dati ISTAT e confermati anche sulla base delle fonti dei 2.800 Centri di Ascolto diocesani (CdA) nazionali, ci sono 5.571.000 persone in povertà assoluta, pari a quasi il 10% delle popolazione (9,4% della popolazione residente).

(Cfr. https://www.caritas.it/wp-content/uploads/sites/2/2022/10/sintesi_rapportopoverta2022.pdf)

È un dato allarmante e purtroppo in evoluzione negativa (cioè che tende all’aumento del numero delle persone povere). Il dato cambia a seconda della geografia del nostro Paese. Al sud si riscontra una povertà soprattutto in ambito dei residenti italiani. Al nord prevale una fascia di povertà più alta soprattutto nell’ambito delle famiglie straniere. Tutti gli indicatori sono per una prospettiva poco ottimistica.

Ma in generale, partendo da questi pochi dati, si analizza una situazione altamente complessa, che mette con le spalle al muro un sistema economico e sociale che per decenni si è spacciato come l’unica via di risoluzione dei problemi sociali soprattutto legati alla genesi delle povertà.

Ci è stato detto per molti anni che continuando a generare ricchezza (ma di quale ricchezza parliamo soprattutto in merito alla sua ridistribuzione a tutti i settori sociali!?), essa poi con la liberazione assoluta dei mercati avrebbe potuto essere distribuita in modo allargato a tutte le fasce della popolazione, locali e globali.

Ancora un’analisi per aiutarci. Durante il periodo della pandemia ogni giorno e mezzo è aumentato un miliardario nel mondo, soprattutto se legato all’ambito dell’energia e della distribuzione alimentare (!?); mentre quasi nello stesso tempo aumentava il numero di poveri nel mondo di un milione quasi ogni due giorni. Se il mondo ha avuto un’occasione per dimostrare realmente la sua capacità di essere solidale con tutti i suoi cittadini, sempre nella logica della condivisione delle ricchezze, anche quelle inerenti alla salute come il vaccino per il COVID, beh ha dimostrato il suo fallimento ancora una volta.

(Cfr. https://www.oxfamitalia.org/davos-2022-crescono-le-disuguaglianze/)

A questo punto, nella memoria e nel cuore ritorna alla superficie quella frase che Gesù ci ha lasciato nel Vangelo: “Ricordate che i poveri li avrete sempre con voi!” (Cfr. Mc 14,7) Ed oggi, risuona come un monito che forse va interpretato così: “Ricordate che il vostro stile di vita improntato sui consumi sfrenati, sulla gestione sregolata delle risorse, sulla generazione di processi finanziari che producono masse di scarti umani (cfr. Papa Francesco, Laudato si), sulla politica ideologizzata di difesa degli interessi personali, se non cambia di rotta, produrrà sempre più esclusi e sofferenti”. Quindi, sono le “ultimità”, volti di uomini, donne e bambini, di ogni tempo e di ogni storia a rinfacciarci uno stile che non si mostra solidale e attento agli ultimi.

Risultato di questo processo di “deterioramento” dei rapporti solidali dell’umanità, è un altro dato sconcertante. Solo nel 2022, da gennaio ad oggi, sono morti in Italia 289 persone senza dimora, con un aumento esponenziale rispetto ai due anni precedenti. In particolare, tra questi decessi quasi il 40% riguarda cause legate alla salute e al freddo. Una strage silenziosa, dentro i nostri vicoli e sotto i nostri androni dei palazzi. Una strage che non viene raccontata, come quelle delle morti del lavoro non tutelato, come quello degli anziani soli in casa, solo per citarne altre.
289 persone che la nostra indifferenza non ha saputo tutelare, integrare, accompagnare.

(cfr. https://www.fiopsd.org/morti-senza-dimora/)

Le sfide aperte

Tra le principali cause della povertà in Italia ci sono la bassa scolarizzazione, la poca capacità di rigenerazione professionale, livelli di bassa qualificazione lavorativa, la trasmissione generazionale della povertà dentro le famiglie indigenti. Cioè un livello di “sviluppo” culturale, sociale, professionale, famigliare e relazionale molto inferiore a quello delle fasce medio alte della società che accedono senza difficoltà a condizioni di vita dignitose.

Sotto un altro punto di vista, potremmo affermare che mancano le condizioni fondamentali, personali e comunitarie, perché queste persone escano dalla loro condizione di indigenza. Nei CdA diocesani di questa coscienza si è fatta e si continua a fare lunga esperienza. Per questo dobbiamo ringraziare le migliaia di volontari accompagnati da centinaia di operatori che insistentemente monitorano i territori, ascoltando, accompagnando, facendosi carico di tantissimi percorsi di fragilità e esclusione. Spesso e necessariamente “in rete” con altri enti del terzo settore e con le Istituzioni.
Perché è ovvio e sotto gli occhi di tutti che non si può affrontare il problema “da soli”. Facciamo parte dell’unica grande famiglia umana. Globalmente e localmente.

Non è pensabile che oggi qualcuno muoia di fame, per la guerra, ma ancor di più nei Paesi “sviluppati”, a causa dell’indifferenza e del qualunquismo ideologico: “Tu si perché sei europeo, tu no perché sei nero! Tu si perché hai un documento, tu no perché no risulti all’anagrafe! Tu si perché vivi nella parte nord del mondo, tu no perché abiti nella parte sud!”

Ogni povero lasciato solo, ogni senza dimora senza un posto per dormire soprattutto in inverno in una città come Como, Milano, Torino, ogni famiglia non accompagnata nella sua situazione di fragilità, richiama alla mia e alla nostra responsabilità.

Per chi scrive c’è un mandato chiaro che deriva dalla scelta personale e comunitaria di sentirsi parte di un popolo della solidarietà del rispetto, della misericordia, della carità. È il mandato lasciatoci da Gesù di Nazareth, morto e risorto, vivo negli occhi dei più poveri e esclusi, per i quali ha speso la vita, e nei quali lo riconosciamo crocifisso. Non c’è altro mandato più chiaro: ero straniero e mi hai accolto; ero affamato e mi hai sfamato; ero solo e mi hai visitato; ero ammalato e mi ha soccorso. Senza se e senza ma! Prima si aiuta e nel caso si salva una vita, successivamente si immagina quale percorso possa essere compiuto per vivere la propria dignità, nei diritti e nei doveri di ciascuno.

Mi auguro, ci auguriamo che davvero l’uomo ferito sulla strada di Gerico, soccorso dall’eretico samaritano (cfr. Lc 10, 25-37), non sia solo la metafora teorica di come incontrare e soccorrere l’umanità ferita. Ma sia l’unica strada percorribile perché ciascuno nel proprio ambito, personale e comunitario, privato o istituzionale, dichiari a gran voce da che parte voglia stare nella costruzione del “bene comune”, dove o tutti sono inclusi o in caso contrario ci troveremo sulla stessa barca, ma ad affondare tutti, insieme come magra consolazione.

A che punto è la notte? So che l’alba deve arrivare, nonostante il buio profondo di questa notte, ma devo continuare ad alimentare il fuoco del mio falò per riscaldarmi e per attendere se un ospite inatteso voglia condividere con me la mia umanità e la mia disponibilità.

Rossano Breda, direttore della Caritas diocesana di Como

Tutte le informazioni sul Rapporto 2022 su povertà ed esclusione sociale in Italia

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