Pubblicato il: 17/02/2023Categorie: NewsTag: , , ,

17 febbraio 2023 – Ancora una volta la storia sembra sfidarci e chiederci di uscire dalla “comfort zone” dei nostri pensieri che spesso hanno un profilo dell’orizzonte un po’ ristretto.
Lo scorso anno, 2022, 393 persone senza dimora sono morte nel nostro Paese. Una “strage” che ha coinvolto 234 comuni in tutta Italia, e che per lo più è passata sotto traccia nei media.
https://www.fiopsd.org/la-strage-invisibile-393-morti-nel-2022/

Il prossimo 24 febbraio segneremo ancora una volta una data drammatica sui nostri calendari: sarà un anno dall’inizio della guerra in Europa tra Ucraina e Russia. Data che ancora una volta rimanda ad un dato inequivocabile: quando non sappiamo come affrontare tensioni e divergenze d’opinione sul nostro modo di abitare questo pianeta, pensiamo bene di farci la guerra e distruggere quanto più possibile le potenzialità e le risorse dell’altro, che rimane sempre altro (alieno) da me e in sintesi nemico!
Ma oggi le guerre nell’intero pianeta sono almeno 21, di cui poco o nulla si parla sui notiziari e informative varie.
https://www.agensir.it/mondo/2021/12/09/conflitti-dimenticati-caritas-21-guerre-ad-alta-intensita-nel-mondo-solo-1-giovane-su-2-sa-che-esistono/

Da quando sono partite le tensioni sociali in Iran, i dati da inizio 2023 parlano di centinaia di morti e migliaia di arresti, coinvolgendo molte forze intellettuali e produttive del Paese, soprattutto giovani.
https://www.radiopopolare.it/iran-20mila-arresti-e-500-morti-bilancio-di-piu-di-100-giorni-di-rivolta/

Lo scorso 6 febbraio, in Turchia e Siria, abbiamo assistito ad una delle peggiori devastazioni che la terra è in grado di generare quando il terremoto sconquassa i territori, abbattendo infrastrutture come castelli di carte al soffio del vento. Sembra che al momento le vittime abbiano superato il numero di 41.000 persone, senza contare le centinaia di migliaia di sfollati.
https://www.caritas.it/emergenza-terremoto-in-turchia-e-siria/

“Ma tu Signore, chi dici che sia il mio prossimo?” Quando posero la domanda a Gesù nel Vangelo era per metterlo alla prova, per sfidarlo e cercare di metterlo alle strette per poi poterlo accusare di blasfemia, di non rispetto delle leggi.
Ma la domanda posta aveva il senso di rimandare lontano dall’interlocutore di Gesù l’eventuale risposta, in modo da non causare un moto di coscienza e cercare la risposta dentro il proprio stile di vita…

Mi sembra interessante partire da questi dati drammatici e da queste considerazioni per aiutarci a comprendere che se è vero che molti avvenimenti non sono alla nostra portata nella prospettiva di un intervento diretto, è pur vero che di fronte a quanto succede, dobbiamo chiederci come persone umane, donne e uomini dalla profonda dignità, individui che riconoscono che è nella comunità che ha senso vivere e proporsi con i nostri talenti e limiti, ha senso chiederci se siamo disposti a metterci in gioco per scegliere da che parte stare.

Vogliamo continuare a metterci nella posizione privilegiata di chi afferma che “tanto non si può fare nulla”?
Chiediamo a noi stessi di girarci dall’altra parte perché non “sono affari nostri”’?
Pensiamo che siamo esenti dal vivere fatiche e problematiche del genere?
Se mai fosse vero la retorica di queste domande, non potremmo dimenticare che parallelamente a quanto descritto nella prima parte di questa lettera su alcuni fatti drammatici che segnano la nostra epoca, si riconosca che esiste tantissimo bene che non fa altrettanto rumore del dolore e delle urla di angoscia che salgano dai sotterranei di questa storia martoriata. È il bene generato da tanti volontari impegnati su mille fronti delle emergenze umanitarie. È il bene diffuso da tantissime persone che svolgono bene il proprio lavoro e compito nella società, credendo fortemente che “prima di chiedere ad un altro di fare una cosa, devo essere il primo testimone che ci crede e la mette in pratica”!

Il samaritano, persona all’indice della società giudaica del suo tempo, attraversa la storia con uno sguardo osservatore, capace di ascoltare, propenso a non voltare il viso dall’altra parte. Perché forse crede che davvero tocchi a lui e non ad un altro. Che spetti a lui decidere di fermarsi. Che dipenda dalle sue scelte credere in una società giusta e solidale. Dove lui con tutti gli altri possano vivere in pace, accompagnando chi è in difficoltà, integrando chi ha meno risorse, sollevando la fatica e la sofferenza dei “bastonati” che incrociamo nei crocicchi dell’esistenza.
Tutto ciò non tanto come decisione in un momento straordinario. Ma piuttosto come unico stile di vita coerente con la scelta di far parte della grande famiglia umana. Dentro la quale siamo parte attiva con ogni azione che generiamo nella nostra vita.

Lo stile del samaritano è l’ordinario! La consegna dell’uomo percosso alle cure del locandiere per rimetterlo in sesto è l’ordinario. Il mettere in gioco la comunità perché si prenda cura dei “bastonati della storia” è l’ordinario.
Per questo, le situazioni descritte sopra, servono solo per ricordarci che noi siamo quelli che si fermano, e spesso lo facciamo con i piccoli gesti quotidiani con cui dimostriamo che “we care”!, sì che a noi importa di vivere un altro mondo possibile, dove l’ordinario è così bello che guardo con amorevole attenzione ogni fratello e sorella, ma soprattutto quelli esclusi, percossi, abbandonati, sfiduciati.
Sì, perché se c’è un tempo per “farsi prossimo” è proprio questo.
Non sprechiamo l’occasione per vivere l’ordinaria follia del servizio, del gesto che riavvicina, dell’accoglienza che lascia spazio all’altro, della dimenticanza che la fede chiama perdono.

Se c’è un’occasione per essere donne e uomini della pace è questa!
Se c’è un’occasione per avvicinare il senza dimora sotto casa e chiedergli come sta è questa!
Se c’è un’occasione per investire in relazioni significative e regalarsi tempo per costruire amicizie autentiche è questa!
Se c’è un’occasione per non girarsi dall’altra parte ed essere solidale con i poveri, i terremotati, i perseguitati d’opinione, con tutti coloro che in questo momento possono contare sul nostro apporto, qualunque esso sia, è questa!
Facciamoci prossimo!

Rossano Breda, direttore della Caritas diocesana di Como

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