Pubblicato il: 07/12/2021Categorie: Editoriali, NewsTag:
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7 dicembre 2021 – Anche quest’anno ci troviamo a dover sottoporci al rito – per me oramai pagano – degli auguri di Natale. Una parte di me vorrebbe sfuggire da tutta questa montatura che ci siamo creati nel tempo e che ci dà l’illusione che i problemi del mondo si risolvono visitando le casette di marzapane che sono spuntate nelle nostre piazze… addirittura a Como rischiano quasi di entrare nelle navate del Duomo.
Oppure ci illudiamo di intravvedere il futuro della società attraverso le figure e le luci proiettate sulle facciate delle case e delle chiese, facendole sembrare un set di cartoni animati, dimenticandoci invece che nella quotidianità queste ci raccontano della storia passata della nostra comunità, storia fatta di progetti, di sacrifici, di prospettive per il futuro.

Questa mia parte va oltre e allora, davanti ai miei occhi, si materializzano le tante persone che ho la fortuna di incontrare nella mia quotidianità: persone amiche, persone che mi sono indifferenti, persone che non sono d’accordo con le mie scelte di vita, persone che arrivano da noi in cerca di un futuro migliore anche se in cuor loro sanno che sarà difficile realizzarlo in una società escludente come la nostra, persone che usano la loro influenza e il loro sapere per un guadagno personale a scapito degli altri.

Mi turbano queste riscoperte e, quindi, ho bisogno di conferme che cerco nella mia comunità dove spero di trovare delle risposte alle mie domande di senso. Ma anche qui mi si ripresentano divisioni tra progressisti e conservatori, personalismi, difficoltà di rapporti tra clero e laici, incapacità di accogliere chi è diverso… e tutto ciò fa sembrare quasi ospite indesiderato il padrone di casa.
Questa parte di me si chiede: ma di fronte a tutte queste fatiche e a queste incongruenze dell’umanità ha ancora senso augurare Buon Natale che, per me, vuol dire chiedere ancora al Figlio di Dio di venire in mezzo a noi?

Per fortuna c’è la parte di me non razionale, quella che mi ricorda che quando mi metto a giudicare assumo su di me tutti i difetti che ho elencato prima e che di certo non mi rendono migliore di chi metto alla gogna. E allora mi affido alla parola di Dio che per me deve essere il parametro di giudizio, la strada su cui camminare.
Questo mi fa innanzitutto ricordare che Cristo viene in mezzo a noi e ci accetta per quello che siamo. Il suo amore è riservato non a una cerchia ristretta di eletti, ma a tutti, anche a quelli che non lo riconoscono.
A tutti dona la sua parola, e il dono che mi fa in questo momento di sconforto è la consolazione che ho ricevuto dalla lettura delle Beatitudini.
Cristo non impone mai, ma indica il cammino che ci porta alla sua sequela, cammino che è percorribile da tutti.

Allora capisco che ha ancora senso fare gli auguri di Buon Natale, perché ognuno nelle sue situazioni di vita, anche nelle casette o ammirando le luci, nei rapporti in famiglia e interpersonali, nei rapporti in comunità ha la possibilità di essere Povero in spirito, di essere capace di ricevere e donare consolazione, di vivere nel rapporto con gli altri la mitezza, di ricercare sempre la giustizia, di essere misericordioso, di possedere un cuore puro, di essere in ogni esperienza di vita sempre operatore di pace, di perseguire la giustizia a ogni costo.

Allora riscopro la bellezza e la gioia di essere portatore, anche oggi, di questa buona notizia: la venuta del Signore Gesù tra di noi.
Buon Natale.

Roberto Bernasconi, direttore della Caritas diocesana di Como

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