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«Le restrizioni causate dalla pandemia hanno influito sicuramente sulla mobilità anche delle persone in difficoltà che si rivolgono al nostro servizio. E i dati appena raccolti degli ultimi tre anni lo confermano. Mentre nel 2019 – anno pre-Covid – i colloqui totali sono stati 6.182, nel 2020 sono stati 5.267 e 5.274 nel 2021. In linea con questi numeri è anche il dato delle persone ascoltate almeno una volta: 1.232 nel 2019, 1.042 nel 2020 e 992 nel 2021. Insomma, 240 persone non sono poche, e anche questo numero conferma la nostra percezione di una sensibile diminuzione di persone senza dimora». Sono le parole di Beppe Menafra, responsabile di “Porta Aperta” e referente della Caritas diocesana per la grave marginalità. Con lui e con altre operatrici Caritas facciamo il punto dell’attività dell’importante servizio che opera in viale Varese a Como.

«Questa diminuzione – continua Beppe Menafra – è registrata anche nel dormitorio temporaneo di via Borgovico, allestito per l’Emergenza Freddo di questo inverno, e anche nel servizio della mensa di solidarietà di Casa Nazareth in via Luigi Guanella. Porta Aperta gestisce gli ingressi in queste realtà e ha il polso della situazione mese per mese. Ma attenzione, meno persone in viale Varese non significa meno povertà. Il disagio economico reso più acuto dalla pandemia è un fenomeno ancora vivo nella nostra realtà».

«Sono d’accordo – interviene Anna Merlo, operatrice di Porta Aperta competente in pratiche amministrative e legali – Anzi, direi che il lavoro, almeno per quanto riguarda la mia parte, è addirittura aumentato, perché per ogni singola persona sono cresciuti gli adempimenti e le complicazioni burocratiche da affrontare e, di conseguenza, servono più colloqui individuali. A oggi siamo nella media di 5 colloqui per ciascun ospite. Del resto, siamo impegnati su più fronti: da quello sanitario all’amministrativo, da quello fiscale ai progetti di inserimento nel mondo lavorativo (tirocini e corsi di formazione). Si è allargato il solco tra le persone che riescono a superare da sole gli adempimenti burocratici e chi, invece, non riesce a far fronte alle complessità. E proprio in questi casi noi operatori siamo maggiormente coinvolti. Oggi più di ieri».

L’operatrice Anna Merlo al lavoro

«È proprio così – sottolinea Valeria Rossi, assistente sociale del dormitorio di via Napoleona – durante la pandemia l’accesso ai servizi esterni, come l’Agenzia delle Entrate, l’Ats e così via, è diventato difficile: le procedure online sono spesso complicate e prendere semplicemente un appuntamento via pc a volte implica ore di lavoro. E così le persone senza dimora non possono fare a meno del nostro aiuto».

«Durante il 2021 – mette in evidenza Francesca Forgione, assistente sociale di Porta Aperta – i momenti “topici” si alternano a quelli meno impegnativi come i mesi estivi. In inverno, per esempio, Porta Aperta è impegnata a gestire il progetto Emergenza Freddo e il conseguente arrivo di tante persone che tornano in città dopo molto tempo, perché in altri luoghi è più complicato trascorrere la notte al caldo. Ciò vale per gli italiani, ma soprattutto per gli stranieri. In estate, invece, gli stranieri tornano temporaneamente al loro Paese o sono impegnati a lavorare in altre zone d’Italia, per esempio in Calabria e in Sicilia per la raccolta dei pomodori. Mi piace comunque ricordare che molte persone, attraverso il passaparola, arrivano a Como perché sanno di poter essere aiutati: Porta Aperta è molto conosciuta perché lavora bene».

«Anche le problematiche relative al mondo del lavoro, quindi l’integrazione delle persone straniere e anche il reinserimento sociale degli italiani, sono state condizionate dalla pandemia e hanno caratterizzato negativamente il 2021 – ricorda Beppe Menafra – I tirocini lavorativi sono stati circa una trentina, quasi esclusivamente nel settore alberghiero. Occorre sottolineare che il lockdown vissuto nel 2020 (quell’anno solo un tirocinio attivato) ha molto spaventato gli operatori economici e gli imprenditori. Per molti mesi tutto si è fermato. Nel 2021, e speriamo anche nel corso del 2022, c’è stata un’inversione di tendenza e il trend positivo dovrebbe continuare».

Beppe Menafra, Francesca Forgione e Valeria Rossi

«Del resto – intervengono Anna e Valeria all’unisono – quando ciò avviene, gli stessi servizi sul territorio ne sono coinvolti. Un esempio? Se qualche persona arriva tardi al dormitorio, ebbene è perché ha ripreso a lavorare, per esempio come lavapiatti in un ristorante. Ciò comporta una riorganizzazione dello stesso servizio, oppure offrire a livello di Coordinamento una diversa offerta sul territorio. Insomma occorre chiedersi: quali spazi di accoglienza per le persone che lavorano di notte e dormono di giorno? È possibile un’accoglienza diffusa diurna nelle comunità parrocchiali per queste persone, sulla falsa riga del Progetto Betlemme, che proprio nel 2021 ha aumentato le sue potenzialità, coinvolgendo 7 comunità parrocchiali ospitando ben 16 senza dimora? Pensiamoci».

«Occorre sperare che l’emergenza pandemica finisca al più presto – afferma Beppe Menafra – La quotidianità degli ospiti di Porta Aperta, infatti, non è cambiata e peggiorata tanto sul fronte sanitario, quanto perché hanno perso opportunità di socializzazione e di integrazione nel tessuto sociale, vedi la limitata apertura del Centro Diurno della Caritas, la chiusura di quello presso il don Guanella e le limitazioni presenti per accedere alla Biblioteca comunale».

«E poi speriamo che riprenda il coinvolgimento dei volontari – conclude Francesca – L’effetto Covid nel 2020 ha prodotto una restrizione di presenze, soprattutto nella fascia di età 50-65 anni. Nel 2021 sono aumentati i giovani, ma a oggi mancano figure disposte ad affiancare i nostri ospiti in orari extra, per esempio per gli accompagnamenti per i vaccini, per le visite mediche, agli sportelli pubblici. Chi ha voglia di dare una mano è ben accetto».

Leggi e scarica la nuova pagina Caritas del 10 febbraio 2022 sull’argomento

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