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Rotta Balcanica

Rotta Balcanica

Fin dal 2017 la Caritas diocesana di Como è impegnata in progetti di assistenza ai migranti in viaggio lungo la Rotta balcanica.

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Caritas Diocesana di Como
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Causale:
Rotta Balcanica

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euro donati dalla Caritas diocesana
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migranti registrati in Bosnia nel giugno 2022
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nuovi ingressi in Bosnia da gennaio a maggio 2022

Grazie alla collaborazione con Ipsia, ONG delle Acli, e alle Caritas locali abbiamo finanziato negli ultimi anni progetti psico-sociali a favore di migranti in Serbia e Bosnia Erzegovina con un’attenzione particolare a minori e famiglie.

La nostra storia

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La cosiddetta “Balkan route” è la via percorsa ogni anno da migliaia di migranti e profughi, provenienti in prevalenza dall’Asia centrale e dal Medio Oriente, che cercano di raggiungere l’Europa occidentale risalendo l’intera penisola balcanica. La Caritas diocesana di Como è impegnata a sostenere i progetti della rete Caritas-IPSIA nei Balcani dal 2017 e a prestare assistenza sociale ai profughi che si trovano nei campi in Serbia e Bosnia in collaborazione con le altre Caritas della Lombardia e l’ONG Ipsia.

Negli ultimi anni il sostegno dell’area internazionale della Caritas diocesana di Como si è concentrato in Bosnia nella promozione di attività psico-sociali a favore di famiglie, minori e singoli uomini nel cantone di Una Sana al confine con la Croazia. In particolare, grazie alla campagne di Avvento e Natale 2020 e 2021, promosse dalla Diocesi di Como, sono stati finanziati interventi nel campo di Lipa nei pressi della città di Bihac.
Complessivamente sono stati finanziati progetti per oltre 65 mila euro.

Testimonianza di Anna Merlo, referente area internazionale

L. avrà 20 anni, felpa verde e sorriso aperto, ci racconta di quando è stato preso dalla polizia croata e buttato nel fiume, per punizione. Ma ci riproverà. M. , poco più grande di lui, ci racconta che è già andato al “game” (“gioco” è il modo in cui i migranti chiamano il tentativo di passare il confine, ndr) diverse volte e che si sta organizzando perchè dopo due giorni ci proverà di nuovo. S., giovane viso scavato e provato da anni di inferno per scappare dalla Siria, lui già profugo palestinese, ci ha provato nonostante una brutta lesione al tendine di Achille che lo ha immobilizzato e ora lo costringe a muoversi solo con le stampelle. Qualche giorno dopo per caso Facebook mi suggerisce la sua amicizia, stento a riconoscerlo, in una foto di qualche tempo prima. Era un bel ragazzo S., ora sembra appena uscito da un campo di concentramento. E forse è quello a cui somigliano campi come il Bira. Grandi campi ai confini di un’Europa che non vuole guardare in faccia la realtà e che lascia che alle frontiere esterne si faccia il lavoro sporco di tenere segregati appena fuori dai confini giovani uomini, famiglie e bambini con l’unica colpa di essere riusciti a sopravvivere fino a lì. Persone la cui dignità e il cui progetto di vita è sospeso in attesa di tempi migliori, lasciando che l’infanzia e la gioventù trascorrano in un campo profughi in un Paese che, dopo 25 anni dalla fine della guerra, non si è ancora ripreso e chissà se mai si riprenderà»

Il progetto:

Nel campo per migranti in transito di Lipa, in Bosnia Erzegovina, il 10 maggio 2022 sono stati inaugurati due nuovi refettori destinati ai minori non accompagnati e alle famiglie. Questi spazi – realizzati grazie ai contributi della rete Caritas-Acli e della Santa Sede – serviranno anche da luoghi per attività psico-sociali. All’inaugurazione era presente una delegazione della Caritas diocesana di Como.