Pubblicato il: 23/12/2021Categorie: Como città di Confine, NewsTag: , ,
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24 dicembre 2021 – Il “Progetto Betlemme” , l’accoglienza notturna temporanea per i senza dimora diffusa in alcune comunità parrocchiali della città di Como e comuni limitrofi, si consolida e in questo periodo invernale vengono offerti un letto caldo a 16 persone in 7 località. Il “Progetto Betlemme” è stato lanciato dalla Caritas diocesana di Como e, in particolare, dal servizio Porta Aperta sin dal 2020, al fine di ampliare l’offerta dei dormitori e delle strutture già esistenti nel periodo dell’Emergenza Freddo. L’accoglienza vede coinvolti oltre 170 volontari che, alternandosi tutti i giorni (alla sera e al mattino), permettono l’apertura e la chiusura dei locali organizzati per il riposo notturno.

Pubblichiamo di seguito la testimonianza condivisa di tre volontari – Jole, Carlo e Marco – impegnati nell’accoglienza a Sagnino che fa parte della Comunità pastorale SS Giacomo e Filippo.

«Sono andato per accogliere… e mi sono trovato accolto»

È giovedì mattina, primo giorno della novena di Natale, e come ogni giovedì la teiera rompe il silenzio della cucina sbuffando vita. Riempio velocemente il thermos e dopo una furtiva occhiata alla chat dei volontari per essere certo di non essermi perso qualche aggiornamento, metto lo zaino in spalla ed esco di casa.

Fuori fa molto freddo, il cellulare conferma i pochi gradi e subito la mente corre a Paul e Haruna, i nostri ospiti che la Comunità dei SS Giacomo e Filippo ha scelto di accogliere, aderendo al “Progetto Betlemme” proposto da Caritas.

Penso a loro e al bene ricevuto anche questa notte in cui, grazie a questo modello di accoglienza diffusa delle persone senza dimora, hanno potuto trascorrere una notte non solo al riparo del freddo ma anche in un ambiente tranquillo e silenzioso, la loro casa.

Quattro chiacchiere con loro mentre fanno colazione e poi inizieranno la loro giornata di strada con la certezza di ritornare questa sera, accolti da altri volontari.

Cammino e le luci di via Bellinzona mi ricordano che il Natale sta arrivando, veloce e inesorabile. E che Gesù nascerà per tutti, non badando a chi lo sta realmente attendendo e vegliando.

Mi domando nuovamente perché ho scelto questa esperienza, di sicuro mi fa stare bene, ma perché? Forse ha ragione il mio amico Carlo quando nella sua solita semplicità mi ricorda che quando il Signore disse a Caino: “Dov’è Abele, tuo fratello?”, egli rispose: “Non lo so. Sono forse io il custode di mio fratello?”. E la risposta a questa domanda è certamente sì, perché noi siamo i custodi l’uno dell’altro, dobbiamo prenderci cura l’uno dell’altro… è progetto di Dio… volontà sua.

Continuo la mia camminata, mi sento quasi come una qualsiasi figura del presepe che deciso sa dove deve andare per accogliere e adorare Gesù, non serve la stella cometa.

Siamo in tanti che a turno ogni mattina e sera andiamo verso la nostra capanna. Ciascuno con il proprio dono, non tanto cose materiali, ma soprattutto tempo, disponibilità e talenti, che ciascuno mette a disposizione per una crescita comune.

Grazie a due ragazzi le relazioni anche tra di noi stanno crescendo, ci conosciamo sempre di più, diventiamo sempre più comunità.

Mi sfiora un pensiero bizzarro, sono certo che tutti quei personaggi che mettiamo nei nostri presepi e che immaginiamo arrivare solitari uno a uno, dopo l’incontro con Gesù tornerebbero a gruppi, abbracciati, ridendo e scherzando, perché se lo incontri non puoi che uscirne nuovo e trasformato. Certo la fragilità di certe situazioni che questa esperienza ti porta a conoscere ti fa sentire a volte impotente e inerme. Vorresti fare, capire il perché, trovare una soluzione, conoscere meglio. Ma forse ha ragione Jole quando mi dice che “è molto più bello sapere qualcosa di tutto che tutto di una cosa” e che “questo Progetto Betlemme è la dimostrazione più bella che si possa donare all’umanità”.

Sono arrivato a destinazione, i nostri ospiti sono già svegli e mi stanno aspettando. Apro il thermos e un po’ di quella vita esce nell’aria e riempie la stanza.

Ancora una volta ho la sensazione di essere andato per accogliere, voce del verbo amare, e ritrovarmi accolto. Apri il nostro cuore Signore, per accogliere l’altro, perché insieme tutto è più bello.
Buon Natale!

I volontari Jole, Carlo e Marco

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