
Is 58, 4-12
È forse come questo il digiuno che bramo,
il giorno in cui l’uomo si mortifica? (…)
Non è piuttosto questo il digiuno che voglio:
sciogliere le catene inique,
togliere i legami del giogo,
rimandare liberi gli oppressi e spezzare ogni giogo?
1 aprile 2026 – Non è facile scrivere in questi giorni guardando fuori dalla finestra, osservando cosa sta succedendo nel mondo! Non è paradossale che, proprio pensando alle provocazioni di Isaia, in piena Quaresima e Ramadan, si aprano nuovi fronti di battaglia, distruzione, morte? Allora ha davvero ragione il profeta a provocarci: non c’è bisogno di digiuni rituali; piuttosto c’è da ripensare il nostro modo di intendere i rapporti, le relazioni, i dialoghi, i comportamenti quotidiani.
Recentemente, il Consiglio Permanente della CEI invitava comunità e Diocesi a riflettere rispetto alle nostre scelte quotidiane per costruire ponti di pace e “digiunare” dal favorire muri di divisione. Tra i vari suggerimenti, mi ha colpito il rimando al tema dell’obiezione di coscienza, aggiornata ai nostri tempi con un richiamo alla campagna per lo stop alle “banche armate”. È possibile per noi cristiani favorire in qualche modo l’industria bellica? Siamo così sicuri che i nostri soldi siano gestiti dalle banche senza favorire le transazioni a sostegno del commercio di armi con i Paesi in conflitto, tra l’altro violando la stessa Costituzione?
Altra questione importante: sarebbe opportuno per noi credenti imparare a informarci non più sull’onda delle messaggerie spicce dei social, perché se continuiamo a conoscere la realtà attraverso le “shorts news” di chiunque avremo un quadro assolutamente distorto. Alcuni Vescovi, per la loro posizione di fronte alla verità, sono stati presi di mira e minacciati – a loro tutta la nostra solidarietà – Così, cari fratelli e sorelle in Cristo, vivere la Quaresima non è una pratica “devozionistica”, ma un cammino di consapevolezza che deve portare a compiere scelte che ci facciano crescere in umanità, in giustizia, in verità, in speranza. E ci consentirà di vivere la straordinaria trasformazione sacramentale nella notte di Pasqua: rinascere a vita nuova.
Ma questa vita nuova deve essere per tutti. Non si potrà promettere una vita in pienezza sotto i bombardamenti, i soprusi, i furti della terra, le violazioni dei diritti fondamentali. Laddove i crocifissi della storia continuano a essere innalzati.
Per questo, la Caritas diocesana continua il suo impegno quotidiano a favore degli ultimi, degli esclusi, degli “scarti” (cfr. Papa Francesco). Credendo fortemente che, oltre a obbedire al Vangelo (cfr. Mt 25), nella sua azione di prossimità e solidarietà, continua a denunciare un sistema che non include, non ascolta, non dialoga. Al contrario, emargina, condanna, si alimenta di “false narrazioni”.
È tempo di scegliere. È tempo di schierarsi. È tempo di permettere alla pace di inondare la terra di speranza!
Buona Pasqua di Risurrezione
Rossano Breda, direttore della Caritas diocesana di Como
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