
La povertà in Italia non fa notizia. Compare solo nel 2% dei servizi dei telegiornali italiani. Anche nei talkshow se ne parla pochissimo (6% del campione) ed è quasi totalmente assente nella narrazione degli influencer sui social (0,8%).
Sono i dati più significativi che emergono dall’indagine “Taglio basso” (riferito alla posizione che hanno le notizie sui giornali), promossa da Caritas Italiana e realizzata dall’Osservatorio di Pavia, sulle rappresentazioni della povertà nei Tg, nei talk show e nei profili social di alcuni influencer.
Il monitoraggio è stato condotto tra settembre 2024 e giugno 2025 con l’obiettivo è comprendere quanto e come il tema entri nell’agenda mediale e come viene raccontato.
«La povertà non ha mai fatto notizia. Purtroppo. Ed è così da anni. Da sempre politica, economia, cronaca (spesso violenta) e gossip sono tra i temi più trattati sui media – nessuno escluso –, con tanti saluti alle buone notizie e al sociale. La povertà appare come una condizione da negare o, meglio, da nascondere, all’interno di una società dove il bello, il “va tutto bene” e il plastificato la fanno da padrone», è il commento di Matteo Naccari, sociologo e giornalista professionista, segretario aggiunto della Federazione nazionale della stampa italiana, che ha collaboratore alla realizzazione del rapporto.

I RISULTATI
Nei telegiornali di prima serata, la povertà compare in 708 notizie, pari al 2% dei servizi: una presenza episodica, legata soprattutto a eventi eccezionali, ricorrenze e fatti di cronaca. La Rai produce oltre metà dei servizi che parlano di povertà (53,5%), seguita da Mediaset e La7. Il focus dei servizi dei Tg è soprattutto sulla povertà italiana (47%). Le periferie italiane compaiono solo nel 3% dei servizi, le aree rurali nello 0,1%. I Paesi più poveri del mondo restano quasi invisibili: Asia 4%, Africa 2%. Nel 18% dei casi emergono stereotipi, con associazioni a criminalità (13,6%), background migratorio (10,5%), dipendenze (3,7%) e disturbi mentali (2,7%).
POVERI D’INFORMAZIONE
«Se un’informazione completa e corretta è una ricchezza, la sua mancanza rappresenta una particolare, e diffusa, forma di povertà», commenta il vice direttore di Caritas Italiana, Paolo Valente. «La povertà informativa – aggiunge – ha quindi due dimensioni: i poveri sono meno informati – meno cittadini – e l’informazione sui poveri è carente o di scarsa qualità. In un’epoca in cui la prosperità e perfino la sopravvivenza dipendono dall’informazione, questo squilibrio contribuisce a produrre nuove forme di disuguaglianza».
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