Pubblicato il: 26/10/2026Categorie: NewsTag: , , ,

24 ottobre 2026 – Non è la storia di una chiusura, ma di una trasformazione che nasce dalla lettura dei bisogni del territorio.

Da settembre 2026 il dormitorio dei padri comboniani di Rebbio, a Como, riapre con una gestione nuova, affidata alla cooperativa Symploké, e una missione aggiornata: non più un rifugio notturno per chi arriva da percorsi di prima accoglienza, ma ospitalità per lavoratori che in città non trovano casa a prezzi sostenibili.
A fare un bilancio è Samuele Brambilla, operatore della Fondazione Caritas Solidarietà e Servizio ETS e referente del dormitorio dal 2019 (nella foto sotto, in primo piano a destra). «La struttura, nata con la parrocchia di Rebbio, ha accolto i primi ospiti nel settembre 2017, sulla scia dell’emergenza della stazione San Giovanni del 2016 e di un inverno “caldo” per gli arrivi di migranti», racconta Brambilla. «L’idea era ampliare i posti letto offrendo un’accoglienza di “secondo livello”, per persone – italiane o migranti – che avessero avviato percorsi di formazione, tirocinio o lavori “poveri”, con retribuzioni non sufficienti per l’affitto di casa».

Dal 2017 al 2026 sono state 156 le persone ospitate, tutti uomini, età media 46 anni. Il servizio ha funzionato a pieno regime fino al 2021, con 20-30 persone accolte ogni anno, per poi calare dal 2022: 15 quell’anno, 17 nel 2023, 15 nel 2024, appena 5 tra il 2025 e il 2026.

 «Non era solo un problema di numeri», spiega Samuele Brambilla, «mancavano persone con le caratteristiche adatte a entrare».
Nel frattempo emergeva un bisogno diverso: persone con reddito da lavoro che non riescono a sostenere gli affitti di un mercato esploso. «Ci siamo interrogati se avesse senso ospitare chi lavora, magari su turni di notte, senza dare la possibilità di rimanere al Comboni di giorno: restava un dormitorio, con accoglienza solo serale».
Dal dialogo con la Cooperativa Symploké è nata la possibilità che fosse la stessa cooperativa a rilanciare la struttura, trasformandola in un progetto di housing per lavoratori, con accoglienza h24 e cucina condivisa. Potranno essere ospitate dieci persone in quattro camere doppie e due singole, a un costo mensile tra 350 e 450 euro, utenze comprese.
«È interessante capire come cambiano i bisogni e trovare soluzioni sostenibili», riflette Samuele Brambilla. Chi paga contribuisce a sostenere chi non può farlo: una logica diversa dalla gratuità, ma non estranea allo spirito originario del dormitorio.
L’operatore Caritas coglie infine la bellezza del percorso: «Non penso che la fine del dormitorio come l’avevamo immaginato sia un fallimento, tutt’altro. Penso all’opportunità data ad alcune persone che quando le incontro ancora mi ringraziano. Dimostra la capacità di restare in ascolto del territorio, senza risposte precostituite. Ringrazio i volontari che in questi anni hanno collaborato: senza di loro nulla sarebbe stato possibile».

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