Pubblicato il: 22/10/2026Categorie: NewsTag: , , , ,

22 ottobre 2026 – A Como come in ogni angolo d’Italia nessuno è invisibile se si ha la voglia e il tempo di fermarsi e guardare per davvero.
È ciò che hanno provato a fare i tanti italiani che, a Como come in molte altre città, hanno partecipato alle iniziative organizzate nell’ambito della Notte dei senza dimora.
Una giornata che ha un’origine precisa: ogni anno, il 17 ottobre, si celebra la Giornata internazionale per l’eliminazione della povertà, istituita dalle Nazioni Unite nel 1992 per sensibilizzare sulle condizioni di vita delle persone che affrontano povertà ed esclusione sociale e promuovere il rispetto dei loro diritti. Perché la povertà non è soltanto mancanza di reddito: significa anche avere meno opportunità di accesso alla salute, all’istruzione, al lavoro e a un’abitazione dignitosa. Significa precarietà, isolamento, discriminazione, fino a compromettere la possibilità di scegliere e progettare il proprio futuro.

Da venticinque anni, in Italia, le realtà che si occupano di persone senza dimora raccolgono questa ricorrenza in un’iniziativa nazionale – appunto La Notte dei Senza Dimora – per sensibilizzare la cittadinanza sulla povertà estrema e sull’emarginazione sociale.
A Como, grazie al coordinamento della rete Vicini di strada, la giornata si è allargata a una settimana, dal 12 al 17 ottobre, coinvolgendo luoghi e associazioni diversi.

Si è cominciato lunedì 12 con l’inaugurazione, alla Casa della Comunità di Rebbio, della mostra dedicata a Mario Marangio.
Sabato 17 il programma è stato fittissimo: la colazione condivisa a San Rocco, in largo Don Roberto Malgesini, il laboratorio di dolci alla Piccola Casa Federico Ozanam, l’esposizione delle opere dei laboratori artistici e di artigianato al Centro diurno di via Giovio, il torneo di calcio all’oratorio di San Bartolomeo e, in chiusura, la cena condivisa a Casa Nazareth.

L’obiettivo era accorciare la distanza che separa chi vive all’interno della comunità da chi si trova ai suoi margini.
Che cosa è rimasto di quei giorni? «Quest’anno c’è stato un allargamento della partecipazione, soprattutto per la cena», osserva Chiara Rusconi, presidente di Incroci tra le realtà attive nell’organizzazione. «Il grosso delle persone presenti era legato alle realtà che già frequentano questo mondo, ma ho visto anche persone diverse da quelle che partecipano abitualmente. Credo sia un segnale positivo».

È la sfida di ogni appuntamento di questo tipo: uscire dalla cerchia dei già convinti. Claudia Sala, operatrice della Fondazione Caritas Solidarietà e Servizio ETS, offre una riflessione a partire dalla mostra dei laboratori al Centro diurno: «Mi ha colpito la qualità delle opere realizzate. Spesso si tende a vedere le persone senza dimora semplicemente per i bisogni che portano, invece è importante scoprirle anche per i loro talenti e per le loro risorse, che possono essere davvero sorprendenti».

Dietro questi volti c’è un Paese in cui, negli ultimi vent’anni, la povertà è profondamente cambiata: le stime diffuse dall’ISTAT per il 2025 parlano di oltre 2,1 milioni di famiglie in povertà assoluta, ben 5,4 milioni di persone: l’8% delle famiglie (era l’8,4% nel 2024) e il 9,3% degli individui (9,8% l’anno precedente). Un dato stabile, dunque, ma su livelli alti. E con forti disuguaglianze: l’incidenza è del 5,9% tra le famiglie composte solo da italiani, sale al 26,7% tra quelle con almeno uno straniero e arriva al 29,4% tra quelle di soli stranieri.
Stabile anche la povertà relativa, al 10,8% delle famiglie (10,9% nel 2024) e al 14,8% degli individui (14,9%): oltre 2,8 milioni di famiglie, quasi 8,7 milioni di persone.
Le persone senza dimora sono la punta più visibile, e più estrema, di questo arcipelago: una realtà complessa che a Como fa registrare numeri importanti. Un dato su tutti è quello dei pasti serviti alla mensa di solidarietà di Casa Nazareth con una media giornaliera, nelle ultime settimane, che si avvicina ai 300 (contando pranzo e cena). Questo a poche settimane dall’arrivo dell’inverno in cui tornerà a tenere banco in città il tema del freddo e della risposta che verrà data a chi vive in strada.

Oltre 300 persone alla mostra delle opere di Mario Marangio

Per la città era semplicemente Mario, il pittore: lo si incrociava per Como con le tele sotto il braccio. Mario Marangio disegnava con un pennarello nero e le sue opere si riconoscono al primo sguardo: un segno profondo, come la sua vita, che aveva la strada per casa e per galleria.

Il 6 agosto 2025 Mario ci ha lasciato, ma le sue righe nere sono ancora qui. A tenerle vive è stata la mostra inaugurata lunedì 12 ottobre alla Casa della Comunità di Rebbio, nell’ambito della Notte dei senza dimora: una trentina di quadri esposti e oltre trecento visitatori. Tutte opere messe a disposizione da cittadini che hanno voluto condividerle con la città.
Accanto alle tele, il video di Daniela Paradiso e Veronica Catuozzo, dell’ISS Leonardo Da Vinci Ripamonti, che racconta la sua storia attraverso i disegni delle sue tele e alcune immagini d’archivio.

Michele Luppi
(tratto da il Settimanale della Diocesi di Como del 22 ottobre 2026)

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