27 ottobre 2026 – Cosa significa, per un ragazzo di diciassette anni, entrare per la prima volta in contatto con il mondo della povertà e della fragilità? La testimonianza di Riccardo racconta un’estate trascorsa a Porta Aperta, tra accoglienza, ascolto e incontri che cambiano lo sguardo sulle persone e sulla realtà. Un’esperienza nata dalla curiosità e dal desiderio di rendersi utile, che si è trasformata in un’occasione di crescita personale, di consapevolezza e di scoperta del valore del volontariato.

Ecco la testimonianza di Riccardo
Mi chiamo Riccardo, frequento il liceo e durante l’estate ho dedicato un po’ del mio tempo al volontariato. Avevo alcuni mesi liberi e ho scelto di fare la mia prima esperienza a Porta Aperta. Sentivo il desiderio di fare qualcosa per gli altri e la curiosità di conoscere una realtà che spesso rimane nascosta.
La povertà è qualcosa di cui si sente parlare, ma che difficilmente si comprende se non la si incontra da vicino. Per questo ho voluto capire meglio le storie e le difficoltà delle persone che si rivolgono a Caritas. A Porta Aperta mi occupo del front office: accolgo le persone, rispondo al telefono e le indirizzo verso gli operatori in base ai loro bisogni. A volte traduco per chi parla inglese o spagnolo.
All’inizio non è stato semplice. Il lavoro richiede attenzione e responsabilità: bisogna ascoltare, capire le richieste e gestire situazioni diverse. Sentivo un po’ di pressione, perché un errore poteva creare difficoltà a chi cercava sostegno. Con il tempo ho imparato e ho scoperto un ambiente molto bello, fatto di operatori e volontari che dedicano tempo ed energie agli altri.

Con alcuni ospiti si è creato un rapporto di conoscenza e fiducia, soprattutto con chi frequenta regolarmente il servizio. Non sempre tutto è semplice: ci sono situazioni di sofferenza, persone stanche, arrabbiate o sotto stress. In quei momenti capisci quanto siano complesse certe storie e quanto sia importante mantenere uno sguardo attento e rispettoso.
Questa esperienza mi ha dato una prospettiva diversa. Sentire una notizia al telegiornale è una cosa; incontrare le persone e vedere concretamente le conseguenze della povertà è qualcosa di molto diverso. Ti aiuta a capire la complessità dei problemi e ad apprezzare ciò che spesso consideriamo scontato. Mi sono anche accorto che molti hanno un’idea del volontariato legata allo stereotipo di distribuire un pasto. In realtà dietro c’è molto di più: organizzazione, competenze, ascolto e lavoro di squadra.
Consiglierei questa esperienza a chiunque abbia tempo e voglia di mettersi in gioco. Arricchisce, insegna e permette di incontrare persone straordinarie. Va però affrontata con serietà e motivazione, perché chi sceglie di fare volontariato deve farlo con responsabilità. Non è sempre facile, ma proprio per questo può lasciare qualcosa di importante.

(Tratto dal numero 8 – settembre 2026 – della rivista cartacea “Storie di Caritas”)

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