Padre Toufic Bou Merhi, francescano della Custodia di Terra Santa, parroco del sud del Libano, ha incontrato lo scorso 25 giugno a Casa Nazareth gli operatori e i volontari della Caritas Diocesana di Como. La visita è avvenuta grazie alla collaborazione con gli amici di “Frontiere di Pace” che hanno conosciuto padre Toufic nel corso della recente missione in Libano.

Francescano della Custodia di Terra Santa, padre Toufic è stato ordinato sacerdote nel 1998 e da quattro anni vive il suo mandato nel sud del Libano. Purtroppo – racconta – la guerra ha accompagnato fin dal principio questo suo impegno pastorale.

“In questi quattro anni nel sud ho conosciuto un solo anno di pace e posso dire di non aver mai visto una distruzione così grande”.

Padre Toufic racconta il collasso economico libanese partendo dal 2019: “un crollo economico terribile, immaginabile, che ha colpito quasi tutta la gente”. Per spiegarlo, porta l’esempio di suo fratello, contabile: “prima del 2019 incassava 2.200 dollari al mese, lavorava in due posti. Ora il suo stipendio mensile è di 180 dollari al mese.

In questo contesto di povertà diffusa, padre Toufic descrive come si sia creata una frattura profonda tra la popolazione libanese e i rifugiati siriani (il Libano, con circa 5 milioni di abitanti, ospita 2 milioni di rifugiati siriani e mezzo milione di palestinesi). La logica del sospetto è diventata predominante in un paese già colpito dalla povertà e dalle fratture interne.

Il Libano, spiega, è diviso in tre blocchi: “un terzo sciita, un terzo sunnita e un terzo cristiano”. In una semplice conversazione, si arriva presto a chiedersi da che parte stia l’altro, “abbiamo creato una distanza tra me e il mio compaesano… l’altro diventa una peste”.

Racconta anche la paura quotidiana di essere un bersaglio: “Se vedo una macchina con i vetri oscurati mi terrorizzo e la devo oltrepassare o scappare”. Così come la paura per i droni. Il religioso racconta la tragedia di un medico cristiano, ucciso in auto insieme ai due figli da un drone.

Con parole che hanno colpito profondamente i presenti, padre Toufic ha descritto il significato della distruzione delle case per oltre 1 milione di persone: “Una casa significa tutti i ricordi, non soltanto pareti… la casa è tutto il passato, tutti i ricordi, tutta la storia di una famiglia.” Al posto delle case distrutte, le famiglie hanno ricevuto tende blu, installate vicino al mare perché è l’unica fonte d’acqua disponibile per lavarsi, lavare i piatti e i vestiti.
“Di quale dignità uno può parlare nel vedere una donna lavare suo figlio nell’acqua del mare, dove altri hanno appena fatto i loro bisogni?”

Alla domanda che spesso gli viene posta “padre, dove sta Dio in questo?” padre Toufic risponde con onestà: “A volte mi blocco”. Eppure la sua testimonianza è piena di segni di speranza vissuti concretamente. Dopo che un gruppo di 200 sfollati musulmani ha occupato, rompendo il cancello, le aule del catechismo del suo convento, lui stesso ha scelto — nel giorno della festa di Sant’Antonio — di distribuire loro il pane rimasto dopo la messa, e di mettersi a giocare con i bambini con lo stesso materiale che era stato distrutto.

“Il signore non guarda le etnie o le religioni e non chiede come si chiama tuo padre, di quale paese sei: il Signore guarda la faccia delle persone. Durante la lavanda dei piedi il Signore ha lavato i piedi a tutti”.

Il filo rosso che attraversa tutta la sua riflessione è semplice e definitivo. “La fame non ha religione. Il bisogno non ha religione. Il freddo, la sete non hanno religione. La paura non ha religione”.

Padre Toufic ha concluso il suo intervento dicendo che probabilmente “non riuscirò mai ad asciugare le lacrime di tutti, però se riesco a disegnare un solo sorriso, ringrazio il Signore: mi basta.”

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