Pubblicato il: 13/07/2024Categorie: NewsTag: ,

13 luglio 2024 – All’inizio del mese di luglio, precisamente lunedì 1 e martedì 2, il Coordinamento nazionale Immigrazione (CNI) ha convocato le Caritas diocesane per un momento di confronto, aggiornamento, formazione e sguardo futuro sui temi della immigrazione nel nostro Paese.
Le giornate si sono alternate tra momenti di formazione, informazione e comunicazione di aggiornamento sul tempo che viviamo con approfondimenti relativi alle questioni legislative (Oliviero Forti); momenti di laboratorio e lavoro di gruppo (incentrati sulle buone prassi e sulle priorità sui temi dell’accoglienza, integrazione, advocacy).
Come sempre molto interessante l’approfondimento dei temi di attualità da parte di Caritas Italiana. Allo stesso tempo, lo spazio di condivisione tra i partecipanti nei laboratori e anche nei momenti informali risulta sempre molto proficuo.

Di seguito la testimonianza di Monia Copes, operatrice in Valtellina della Caritas diocesana di Como, che con il direttore, Rossano Breda, ha partecipato alla “due giorni” a Roma.

Ho partecipato con molto interesse al Coordinamento Nazionale Caritas sull’Immigrazione; dopo i due giorni all’Arena di Pace di Verona, un’altra occasione per confrontarsi su un tema ancora così delicato.

Mi sono portata a casa, o meglio al lavoro, diversi stimoli presi dalle testimonianze, dai contributi, dalle relazioni e dalle condivisioni che si sono vissuti.

L’immigrazione non è un problema come ci viene raccontato e presentato; è un fenomeno dinamico, complesso, ma non è un problema. Ha in sé diversi aspetti negativi ma creati da noi, dal mercato illecito, dalle ingiustizie, dal sistema spesso corrotto e non rispettoso dei diritti umani.

Come fenomeno nelle sue particolarità va accompagnato e anche le nostre piccole comunità vanno accompagnate per approcciarsi ad esso in qualunque modo si presenti: giallo, nero, mussulmano, ortodosso, piccolo, grande…
Rendere protagonisti della loro e nostra storia coloro che incontriamo e che hanno dovuto lasciare la propria terra; rendere protagonista ciascuna comunità che ha avuto il coraggio di accogliere, di belle narrazioni ed esperienze che mostrino un volto nuovo dell’immigrazione, non quello del “mostro cattivo”.

Al Coordinamento era rappresentata quasi tutta l’Italia ed è stato molto significativo e toccante sperimentare, nella diversità del nostro territorio, obiettivi e modalità comuni. Un’identità Caritas che come un filo lunghissimo e non tanto sottile riesce ad accomunare e tenere insieme esperienze di accoglienza, dal mare fino ai nostri monti.

Un filo fatto di ascolto, empatia, animazione pastorale, accompagnamento, testimonianze e narrazioni che mostrano il volto vero dell’altro da sé.

Ora, in attesa del prossimo Coordinamento Nazionale sull’Immigrazione, previsto per la metà di novembre, a noi il compito di accompagnare le nostre comunità a dare accoglienza, a non avere paura, a vedere i veri volti e conoscere le storie di chi in noi e nella nostra Terra ha riposto le sue speranze e i suoi progetti futuri.

Come Caritas diocesana di Como ci siamo presi l’impegno di ripensare il tema migratorio proprio per aiutare gli immigrati a diventare protagonisti del loro presente e del loro futuro e per stimolare anche le comunità, affinché comprendano e si lascino guidare nell’affrontare le paure e le fatiche che un tema come quello dell’accoglienza e ancor più dell’immigrazione può suscitare.

Monia Copes, operatrice Caritas in Valtellina

Leggi la riflessione del direttore della Caritas diocesana sul tema

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